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10 Novembre Nov 2015 1848 10 novembre 2015

Crisi in Burundi, al Centro MEO si guarda al futuro con una formazione sulla pace

A Bujumbura si vive in un clima teso. Le Nazioni Unite sono intervenute il 16 novembre nel tentativo di far riprendere il dialogo tra governo e opposizione, ma nella capitale del Burundi si susseguono i sanguinosi scontri. Teatro delle violenze più dure sono i quartieri a nord dove AVSI è presente con il Centro MEO e lavora per il supporto psico-sociale di bambini e famiglie.

La crisi in Burundi prosegue dallo scorso aprile, quando le manifestazioni dell’opposizione contro il terzo mandato dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza sono presto sfociate in sanguinari scontri nei quartieri alla periferia della capitale e in alcune regioni all’interno del paese. Oggi, a quasi sette mesi di distanza, la soluzione sembra ancora lontana.
“Si fa fatica a dormire la notte, quando le esplosioni e i colpi di arma da fuoco si intensificano”, racconta Monica Treu, responsabile di AVSI in Burundi che vive nella capitale e dirige le attività del Centro MEO proprio a Cibitoke, uno dei quartieri teatro degli scontri più violenti. Quando le condizioni di sicurezza lo permettono, il Centro resta aperto, anche se con un orario per il momento ridotto.

“Il Centro MEO Lino Lava rappresenta un posto bello e sicuro per tutta la comunità e per i circa 600 bambini che lo frequentano", spiega Monica Treu.

"Qui le persone hanno scoperto la dignità e il coraggio di prendere in mano la propria vita – spiega Monica – E’ per questo che cerchiamo di tenerlo aperto il più possibile: è importante dare un segnale di speranza e positività, in questo momento così difficile per il paese”.
Accoglienza per i bambini malati, sostegno scolastico e psico-sociale, attività ricreative. Il Centro MEO chiude prima, alle 14, per precauzione, ma il personale lavora per assicurare alcune attività fondamentali per i bambini del quartiere, costretti a vivere in un clima di tensione e con il rumore degli spari quasi costante sullo sfondo. Lo psicologo del Centro, inoltre, incontra periodicamente le famiglie, per condividere le paure e con l’obiettivo di non abbandonarle alla solitudine.

Le prime settimane di novembre sono state dedicate alla formazione delle 16 persone che compongono lo staff, affinché siano preparati alla gestione della crisi.

Si tratta di un corso tenuto da una docente per rafforzare le capacità di gestione della crisi, le tecniche di counselling e soprattutto di acquisire nuove capacità per poter sensibilizzare i giovani a temi legati alla pace e al valore di ogni essere umano.