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31 Marzo Mar 2015 1359 31 marzo 2015

Diritti umani e carceri: l’esperienza delle APAC in Brasile

Entra nelle Apac chi ha già trascorso un certo periodo nel carcere convenzionale, su disposizione del giudice di sorveglianza e previo impegno sottoscritto dal detenuto di rispettare le regole della struttura: svolgere turni di lavoro, occuparsi personalmente della manutenzione del carcere, rispettare tempi e orari quando avrà la semi-libertà e poi la libertà piena che implica la possibilità di trascorrere il week-end fuori, mantenere un comportamento irreprensibile.

Molti detenuti che pure potrebbero entrare nel programma rifiutano, perché sanno che nelle Apac non entra la droga, che invece ci si può procurare facilmente nelle altre carceri. È passato in una di queste strutture un pluriomicida che aveva 50 anni di pena da scontare. Gli hanno chiesto: “Sei già evaso o hai tentato di farlo 12 volte: perché non ci provi più? Da qui sarebbe più facile”. Risposta: “Perché non si fugge dall’amore”.
Di questo luogo, l'APAC, alternativa reale al carcere si è parlato nel seminario dal titolo "La promozione dei Diritti Umani dei Detenuti: l'intersettorialità nell'esperienza del metodo APAC" organizzato da AVSI e dalla Escola Judicial Desembargador Edésio Fernandes (EJEF) il 30 marzo nella città di Belo Horizonte in Brasile.
L'evento, all'interno delle attività del progetto Oltre il Muro, si è svolto con il supporto della delegazione dell'Unione Europea in Brasile e in partnership con l'Istituto Minas per la Pace, la Fraternità Brasiliana per l'Assistenza ai Detenuti (FBAC) e  la Segreteria di Stato per la Difesa Sociale del Minas Gerais (SEDS).
L’APAC è un’associazione della società civile senza scopo di lucro che ha come obiettivo l’umanizzazione della pena privativa della libertà, che rappresenta una alternativa al carcere. In Brasile esistono 147 APAC. La media mondiale della recidiva dei condannati nel mondo è del 70% e in Brasile arriva fino all'80%, mentre con i "recuperandi" delle APAC la recidiva scende fino al 20%. Inoltre il costo di costruzione di un posto/persona è un terzo del costo del carcere comune, e il costo di mantenimento è dimezzato.
La metodologia utilizzata nelle APAC nasce 40 anni fa per opera di un volontario della Pastorale Carceraria a San Paolo, Ottoboni. Oggi, è riconosciuta dalla legge Brasiliana e praticata dai Tribunali di 17 Stati Brasiliani. Tale metodologia è basata sul riconoscimento di aver commesso un errore e sulla decisione di cambiare vita all'interno delle carceri APAC. Esse sono strutturate con l’obiettivo della risocializzazione reale dei condannati o “recuperandi”, evitando che, dopo aver espiato la pena, ritornino a commettere crimini. Le APAC non sono solo un modello di recupero dei detenuti, ma anche un’alternativa reale di espiazione della pena, non ci sono né guardie né agenti penitenziari, i “recuperandi” hanno le chiavi della prigione e spesso sui muri si legge “l’uomo non è il suo errore”. Tutto si basa sull’autodisciplina, sulla fiducia e sul rispetto.
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