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16 Marzo Mar 2015 1805 16 marzo 2015

22 marzo, Giornata dell’acqua 2015 #WorldWaterDay

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per sensibilizzare alla promozione di un uso consapevole della risorsa più importante. AVSI racconta le storie di persone incontrate e coinvolte nei progetti nei diversi paesi del mondo che hanno riscoperto l’acqua come veicolo di educazione e possibilità di crescita.

Haiti. La rinascita dell'isola passa dall'accesso alla risorsa più importante

Tratto da un articolo su La Stampa.it
“Quando non c’era l’acqua nelle case andavamo a prenderla fino al fiume, per poi bollirla e filtrarla. Passavamo intere giornate per procurarci la minima quantità d’acqua indispensabile per le faccende domestiche. E per bere eravamo costretti a comprare bottigliette d’acqua molto costose”, ricorda Patrick Morpeau, haitiano, che all’epoca del sisma era già padre di 3 figli. Oggi, l’acqua arriva in ogni casa di Torbeck, grazie al progetto Aquaplus, che dopo il terremoto è stato istituito ad Haiti da Expo 2015 S.p.A. e dal Rotary, attraverso la Fondazione Rotary Club Milano per Milano, che ha come partner la ong italiana Fondazione AVSI,l’Università di Milano e MFLM.
Oltre nove chilometri di acquedotto ricostruito, 47 fontane riattivate e migliaia di beneficiari serviti da un sistema idrico gestito dagli stessi abitanti e che fornisce acqua potabile ad abitanti e agricoltori. L’area di Les Cayes, nel sud di Haiti, è in condizioni di grande povertà, con ancora migliaia di sfollati che vivono nel capoluogo e nelle città della zona dopo il terribile sisma che nel 2010 ha messo in ginocchio un intero paese, distrutto case, infrastrutture. Ma oggi l’accesso all’acqua non è più un’utopia, grazie ad Aquaplus, che oltre a ricostruire gli acquedotti ha istituito dei comitati locali di gestione, i cosiddetti CAEPA (Comité de Approvisionnement d’ Eau Potable et Assainissement), che garantiscono il mantenimento dell’acquedotto a lungo termine e con il sostegno economico degli stessi abitanti. “Vedere Torbeck adesso mi riempie di soddisfazione. Sembrava impossibile all’inizio dei lavori, ma ora la città ha un sistema di acqua potabile che funziona e che funziona bene e io mi sono sentito parte di questa piccola grande rinascita”, dice Patrick.
Leggi la storia di patrick su La Stampa.it

Costa d’Avorio. Porre fine agli scontri per l’acqua grazie al progetto Triangle Pacific

Yao Kouassi é un ragazzo di 18 anni che vive nel villaggio di Dieviessou a circa 50 Km da Bouake nella Regione del Gbeke, nel centro della Costa d’Avorio. Il suo villaggio è tristemente famoso nella zona per essere stato teatro di violenti scontri tra comunità di allevatori stranieri e agricoltori locali nel 2012. Ancora oggi, la zona registra violenze per accaparrarsi i terreni più fertili e quelli dove è più diretto l’accesso all’acqua. Anche il fenomeno della desertificazione è causa di contese, perché spinge gruppi di allevatori e agricoltori a spostarsi e a reclamare terreni non di loro proprietà.
In quegli anni coltivare era veramente complicato e la famiglia di Yao non era esente dalle distruzioni dei propri raccolti. Spesso il padre era obbligato ad indebitarsi per acquistare cibo e prodotti agricoli con cui sfamare la propria famiglia. Yao fu costretto a lasciare la scuola per cercare dei lavori saltuari e aiutare così la sua famiglia.
Da circa un anno, quando AVSI ha lanciato il progetto Triangle Pacific, per la coabitazione pacifica tra agricoltori ed allevatori della zona, le due comunità hanno finalmente iniziato a frequentarsi, conoscersi ed accettarsi. Gli allevatori oggi capiscono che quei danni che causano nei campi coltivati di Dieviessou, anche se limitati ai loro occhi, possono compromettere il già debole reddito di una famiglia. Le mandrie sono seguite con più attenzione, condotte lontano dai campi e quando qualche raccolto viene danneggiato il responsabile degli allevatori ed il capo villaggio si riuniscono e decidono il montante da consegnare alla famiglia per coprire le perdite subite.
Alla fine del 2014 Yao e la sua famiglia, per la prima volta da molti anni, sono riusciti a raccogliere tutte ciò che era stato seminato. Con i soldi guadagnati Yao e suo padre, insieme ad altre famiglie di Dievissou, hanno deciso di organizzare una piccola festa nel villaggio alla quale hanno invitato anche gli allevatori della zona e durante la quale tutti hanno bevuto e mangiato insieme ricordando i tempi in cui la mancanza di conoscenza ed il conseguente sospetto verso l’altra comunità causavano solo rabbia e povertà.
Ad inizio 2015 Yao ha si é anche iscritto a scuola dopo 5 anni di interuzione per terminare il liceo.

Brasile. Riutilizzare l'acqua per l'irrigazione familiare

Installato a marzo il primo sistema Bioagua, nell’ambito di progetto per la sicurezza alimentare nella zona di Pernanbuco, in Brasile. Grazie a un particolare processo fisico e biologico, la tecnologia del Bioagua è in grado di filtrare l’acqua di scarto di lavandini, rubinetti e cisterne, e di permettere una gestione più efficiente dell’acqua in terreni semi-aridi grazie al riutilizzo. Il primo impianto è stato messo a punto nei terreni di Vanio José da Silva, un agricoltore locale che coltiva nei pressi della sua abitazione, dove vive con la sua famiglia.
“E’ una delle migliori notizie che io abbia mai ricevuto – racconta entusiasta Vanio – E’ una tecnologia nuova, ma semplice e immediata, chiunque sarebbe in grado di utilizzarla. E mi permette di sopperire ai diversi problemi di irrigazione che ho incontrato negli anni”. Il sistema di Bioagua è stato installato a metà marzo, in concomitanza con la nascita del suo primo figlio. Ora Vanio ha un motivo in più per festeggiare.
“Si tratta di un risultato importante, primo passo di un progetto ambizioso – spiega Celio Muniz, coordinatore tecnico del progetto - La nostra aspettativa è che il progetto possa essere replicato anche in altri contesti, sempre sulla base della stessa tecnologia che permette il riutilizzo delle poche risorse a disposizione. Anche per questo abbiamo formato alcuni professionisti locali per far sì che questo tipo di impianto possa essere installato anche altrove e migliorare così le condizioni nutrizionali di tante famiglie”