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27 Novembre Nov 2014 1045 27 novembre 2014

Emergenza profughi in Libano. Al freddo, in tende di fortuna

Intervista a Chiara Nava, coordinatrice dei progetti di emergenza in Libano e Giordania, sul blog ZonediCrisi a cura del giornalista di TgCom24 Alfredo Macchi.

“E’ arrivata la prima neve sugli altopiani e migliaia di persone sono al gelo, in tende fatte di teli e cartone”. Da Cornate d’Adda nella Brianza Chiara Nava è arrivata ai confini della Siria per aiutare i profughi in fuga dalla guerra. Settecentomila in Giordania, un milione e settecentomila in Libano. “Stiamo portando coperte, abiti caldi e stufe” ci racconta “ma le persone sono sparse ovunque, fuori dalle città, in accampamenti di fortuna e le temperature sono sempre più basse”.
E’ drammatico il racconto di Chiara Nava, coordinatrice regionale per la risposta alla crisi siriana di AVSI, fondazione italiana impegnata da mesi sul fronte di questa emergenza.
Qual’è la situazione adesso?
“E’ un momento molto grave, ci stiamo dando da fare per affrontare un inverno difficilissimo. Le frontiere con la Siria sono chiuse. In Libano non sono autorizzati campi ufficiali quindi i profughi si sono sistemati ovunque in piccoli gruppi e costruendosi ripari con quello che trovavano, teli di plastica, cartelloni pubblicitari”.
In che condizioni sono?
“Non hanno servizi igenici, spesso neppure acqua e luce elettrica. Sono persone che hanno abbandonato tutto per fuggire dalla guerra e si trovano in un paese straniero in cui cresce l’ostilità nei loro confronti”.
Che cosa serve di più?
“Abbiamo cominciato a distribuire gasolio per le stufe, abiti caldi e coperte. Il problema più grave è quello del gasolio che costa molto”.
Che cosa state facendo?
“Oltre a questi generi di prima necessità cerchiamo di organizzare corsi per insegnare ai bambini a leggere e scrivere. In poco tempo abbiamo dovuto raddoppiare le classi tanta era la richiesta e poi sono venuti anche i genitori: anche loro vogliono imparare”.
Che prospettive ci sono per queste persone?
“Noi abbiamo avviato un progetto innovativo assieme alle autorità locali: cash for work. Paghiamo degli stipendi in cambio di lavori socialmente utili, come la pulizia delle strade o dei parchi, la ricostruzione di edifici pubblici o altri lavoretti per la comunità.Così riusciamo a usare la manodopera non qualificata portando benefici a tutti e questi uomini in età da lavoro utilizzano il loro tempo e possono portare il pane a casa.”
Quanti sono gli operatori dell’Avsi impegnati?
“In Giordania siamo una decina, in Libano circa 150. Tra loro sei italiani”
Che mesi vi attendono?
“Qui si vive alla giornata. Cerchiamo intanto di superare l’inverno. Dobbiamo però anche dire che le comunità che ospitano i profughi da troppo tempo stanno cominciando a dare segni di stanchezza. L’apparato statale è provato e il clima nei confronti di questa gente sta peggiorando.”

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