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6 Marzo Mar 2014 1403 06 marzo 2014

Siria, l'impegno di AVSI a tre anni dall'inizio della guerra

L’emergenza in Siria continua. A tre anni dallo scoppio della rivolta in Siria, ormai non sono rimaste che macerie e polvere, mentre cresce il conto delle persone in fuga dal loro Paese. Quasi 2 milioni e mezzo, secondo gli ultimi dati dell'UNHCR, di cui quasi un milione in libano e 600mila in Giordania. Da marzo, AVSI lancia insieme a ECHO un nuovo progetto per dare lavoro ai rifugiati di Marj El Kok.

Nel difficile contesto siriano, AVSI continua il suo impegno nel sostenere le persone in fuga dalla guerra aiutandole attraverso le attività della custodia di Terra Santa e del vicino Libano, dove il gelo dell’inverno sta peggiorando ogni cosa. "Da due anni samo operativi nel sud del Libano, a Marj El Kok, a sostegno dei profughi siriani - spiega Alberto Piatti, presidente di AVSI - con l'obiettivo di dare loro condizioni di vita dignitose".
L'aiuto di AVSI è arrivato in Libano e Giordania per circa 30.000 persone e arriverà presto anche in Siria, con l’aiuto di UNICEF, ECHO, Cooperazione Italiana e di tantissime famiglie che sanno che quello che succede oggi da questi parti del Mediterraneo potrebbe presto toccare altri innocenti di altre sponde dello stesso mare.

Proprio il 6 marzo, in una zona del Libano che si chiama Bekaa-Ovest, AVSI ha lanciato un progetto di “cash for work”finanziato da ECHO: far lavorare i profughi pagandoli. Che si traduce nel permettere loro di guadagnare i soldi per comperare le cose a loro necessarie e non dipendere dagli acquisti decisi dal mondo dell’umanitario.

"Noi pensiamo che lavoro, dignità e libertà siano tre aspetti della stessa questione - ha spiegato Marco Perini responsabile AVSI in Libano - Abbiamo scelto di percorrere quella che sembra essere una strada meno facile che scaricare i camion di aiuti umanitari, ma l’unica praticabile al terzo anno della guerra".
Lo stesso giorno, a 50 chilometri dal lavoro di 150 profughi adulti, più di 200 bambini stanno seguendo lezioni scolastiche e nel pomeriggio 170 faranno corsi di recupero e 250 parteciperanno ad attività ricreative e psico-sociali che permetteranno loro di vivere qualche ora di normale fanciullezza in un mondo che di normale (per loro e per tanti altri) non ha piu’ nulla.
Ascolta l'intervista di Alberto Piatti dal minuto 34