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16 Dicembre Dic 2013 1835 16 dicembre 2013

Sud Sudan, duri scontri a Juba nella notte

Violenti scontri sono esplosi nella notte tra il 15 e il 16 dicembre a Juba, capitale del Sud Sudan. L’aeroporto è stato chiuso, la tv ha smesso di trasmettere per alcune ore e il presidente Salva Kiir ha denunciato pubblicamente il tentato colpo di stato da parte di alcuni gruppi armati, respinto dalle forze di sicurezza governative.

Altri scontri si sono verificati in alcune caserme alle porte del centro di Juba, prima di mezzanotte, con l'utilizzo di armi pesanti e mortai. Sette i morti, confermati sin'ora dal Governo sud sudanese, oltre cento i feriti. Gli scontri hanno coinvolto fazioni contrapposte all’interno dell'esercito governativo, la Sudan People's Liberation Army (SPLA): il presidente in carica Salva Kiir, nel corso di una conferenza stampa trasmessa dalla tv di stato, ha accusato pubblicamente  l'ex vice presidente Riek Machar, destituito a luglio, di essere a capo del "tentativo di colpo di stato".
"Le autorita' hanno il pieno controllo della sicurezza - ha spiegato il presidente Kiir - Gli assalitori sono fuggiti, e le nostre forze li stanno inseguendo".
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I combattimenti sono iniziati intorno alle 22, ora locale, e sono proseguiti con forte intensità per circa un'ora. Esplosioni saltuarie si sono sentite nel corso di tutta la notte. Al momento, la situazione sembra essersi calmata, anche se è stato indetto il primo coprifuoco della recentissima storia del Paese. Alcuni testimoni parlano di carri armati che dall'aeroporto si sono mossi verso sud, a difesa della zona dei ministeri sudanesi, e di perquisizioni da parte dello SPLA all'interno di alcuni compound della città.
Gli scontri sono proseguiti fino a mercoledì 18. Secondo fonti delle Nazioni Unite, quasi 500 persone sono rimaste uccise e 800 ferite a causa delle violenze, circa 1.300 civili si sono rifugiati nelle due basi della missione Onu in Sud Sudan, situate nei pressi dell'aeroporto. In totale, il numero di IDP (Internally Displaced  People, la sigla per definire coloro i quali si sono spostati in altre zone del Paese a causa degli scontri) è cresciuto fino a 3.500 unità.
Abbiamo cominciato a sentire i primi spari intorno alle 23.30 – racconta la responsabile progetti AVSI in Sud Sudan, di base nella capitale Juba - Il nostro collaboratore sud sudanese mi ha chiamato per dirmi che c'erano degli scontri sul Jebel, la montagna alle porte di Juba. Poi le esplosioni si sono spostate anche in centro, vicini al compound in cui dormiamo e i colpi di artiglieria pesante mi hanno svegliata stanotte. Stiamo bene, per fortuna. Gli scontri si limitano all’area di Juba, in cui mi trovo in questo momento. Nelle nostre altre basi di Isohe, in Eastern Equatoria, la situazione e' tranquilla
Dal 2005, AVSI ha aperto una base permanente con proprio staff espatriato a Isohe nella Contea di Ikotos e, dal 2011, anche nella capitale Juba. Attualmente, Fondazione VASI lavora a progetti in ambito sanitario ed educativo.
Il Paese, di recente indipendenza, è scosso da dure tensioni politiche, che si sono fatte più intense nelle ultime settimane: all’inizio del mese, il leader del partito al governo, il Sudan People's Liberation Movement (SPLM), ha sfidato apertamente il presidente Salva Kiir, accusandolo di guidare il paese in maniera “dittatoriale”.
I progetti di AVSI in Sud Sudan