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22 Ottobre Ott 2013 1700 22 ottobre 2013

Sostegno a distanza in Russia: l’accoglienza di casa Golubka

In Russia migliaia di donne si ritrovano sole ad occuparsi dei propri figli. Casa Golubka, gestita dall’associazione Maksora partner locale di AVSI e supportata dal Sostegno a Distanza, si occupa di queste ragazze madri attraverso l’accoglienza, la formazione professionale e l’avvio al lavoro. Olja è uno dei tanti volti incontrati in questi anni di lavoro insieme.

“Dei genitori di Olja non si sa molto. La sua mamma conviveva e il suo compagno spesso beveva. Olja nacque molto prematura, pesava solo 950 grammi. La mamma l’abbandonò subito e Olja si trovò così, appena affacciata alla vita, già in orfanotrofio. Gli anni successivi della sua vita si sono sviluppati “come da manuale”, cioè come tristemente accade per quasi tutti questi bambini: orfanotrofio speciale, istituto professionale e vita indipendente molto confusa e informe. Dopo aver conseguito il diploma di stuccatore-imbianchino ha dovuto lasciare il pensionato nel quale abitava e cominciare la “vita indipendente”. Certo questo termine non è molto adeguato, perché Olja non aveva la minima idea di cosa significassero queste parole, così come la maggior parte dei ragazzi che escono dagli orfanotrofi una volta raggiunta la maggior età.
Per loro si traducono nel dormire dove capita, magari negli ingressi dei condomini o negli scantinati e vivere alla giornata. Conosciuto un ragazzo tagiko, lo frequenta per circa sei mesi e rimane incinta. Non appena il ragazzo lo viene a sapere subito scompare: secondo le sue parole doveva tornare nel Tagikistan per curare la mamma malata. Così Olja rimane sola, con la sua gravidanza, a vivere in un paese della regione di Novosibirsk, a Cherepanovo, e lavorare come commessa in un chiosco. Spesso le capitava di dormire dentro al chiosco stesso, mentre altre volte si fa ospitare da conoscenti nel pensionato lì vicino.
All’ottavo mese, quando ormai non era più in grado di lavorare e non aveva nessuno che si prendesse cura di lei, ad Olja viene suggerito di rivolgersi alla casa di accoglienza per ragazze madri che operava in città: Casa Golubka. All’inizio è stato per lei davvero difficile vivere alla Golubka, dove si è tenuti a rispettare un ordine e delle regole: prendersi cura del piccolo Raslan, suo figlio, cucinare, tenere in ordine la sua stanza, la casa stessa… Olja è arrivata da noi assolutamente impreparata a tutto questo. Le educatrici dovevano accompagnarla in qualunque attività, dalla preparazione del pranzo alla cura del figlio. Le è anche stato insegnato pian piano il concetto di tempo, che per lei era totalmente incomprensibile: che ora fosse, oppure quanto tempo dovesse passare tra un allattamento e l’altro, oppure ancora quando andare dal medico o al lavoro.
Così passo dopo passo Olja si è abituata alla vita nella Golubka e soprattutto si è affezionata alle educatrici. All’inizio ci sono state molte difficoltà nel rapporto, sia con le altre mamme che con le educatrici stesse: Olja spesso taceva per ore. Se per caso faceva un errore e le educatrici cercavano di aiutarla a risolverlo lei non capiva la loro intenzione e spesso reagiva male o andava su tutte le furie. Faceva fatica ad abituarsi a questa dinamica presente in ogni tipo di educazione, anche in famiglia: a volte si loda, a volta si rimprovera. E c’erano molti motivi per lodare Olja: è sempre stata molto attenta e precisa, la sua stanza è sempre stata pulita e durante i giorni in cui era lei di turno alle pulizie, tutta la casa era tenuta in ottimo ordine. Cresciuto un po’ il piccolo Ruslan, Olja ha cominciato a fare qualche lavoretto, soprattutto pulizie, in diversi posti. Così al momento di uscire dalla Golubka aveva messo da parte qualche soldo per prendere in affitto una stanza e comprare le prime cose.
Durante i due anni di vita alla Golubka Olja è molto cambiata: è diventata più tranquilla, più giudiziosa, ha imparato a portare avanti una casa, a cucinare, a non vergognarsi di domandare se si accorge di non sapere qualcosa. Dopo l’uscita dalla Golubka, lei, Ruslan e Misha (il papà di Ruslan) si sono ritrovati. Hanno cambiato diversi alloggi e ci sono state molte difficoltà: lei non riusciva a trovare lavoro, bisognava trovare un posto alla scuola materna per Ruslan e purtroppo il papà non si interessava più di tanto alla vita della famiglia, se non per chiedere soldi alla ragazza. Queste circostanze però non l’hanno abbattuta, veniva spesso a trovarci, per chiedere consiglio su questa o quella questione. Poi finalmente ha ricevuto una stanza. Noi l’abbiamo aiutata ad arredarla e a comprare l’abbigliamento per Ruslan.
Adesso vive lì con suo figlioIl bimbo va all’asilo e Olja ha trovato un lavoro regolare e ne è contenta. Ha imparato a tenere i conti, quando prende lo stipendio mette subito via quello che le serve per pagare le spese condominiali, la scuola materna di Ruslan e i mezzi di trasporto. Poiché lavora in una mensa riesce a portare sempre a casa qualcosa da mangiare, e deve spendere solo per un po’ di frutta e verdura fresche per Ruslan.
Siamo felici che continui a mantenere il rapporto con noi, soprattutto con Nina Nikolaevna, l’educatrice della Golubka: chiama spesso, viene a trovarci, oppure andiamo noi da loro. Un cambiamento così rende evidente l'importanza del nostro lavoro, ogni giorno”
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