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22 Maggio Mag 2013 1258 22 maggio 2013

World Bank assegna ad AVSI il Most Promising Approach Award

L’umanizzazione della pena privativa della libertà e la promozione dei diritti umani dei detenuti sono i principali obiettivi dellAssociazione di Protezione e Assistenza ai Condannati – APAC, un’organizzazione della società civile senza scopo di lucro nata in Brasile nel 1972, il cui metodo viene valorizzato nel progettoAlém dos Muros, Oltre il Muro, di AVSI nello stato del Minas Gerais, Brasile.Il metodo utilizzato in Brasile è diventato un punto di riferimento a livello internazionale tanto da vincere il premio Experiences from the Field, nella categoria Most Promising Approach, indetto dalla World Bank e consegnato il 20 maggio presso la sede della Banca Mondiale a Washington.

La metodologia utilizzata nelle APAC è focalizzata sulla risocializzazione reale dei condannati, per evitare che dopo aver espiato la pena, ritornino a commettere crimini. Le APAC non sono solo un modello di recupero dei carcerati, ma un’alternativa reale di espiazione della pena che è scontata in Centri di Reintegrazione Sociale, senza il coinvolgimento della polizia penitenziaria: sono gli stessi condannati che diventano responsabili della sicurezza e delle fughe. La media mondiale della recidiva dei condannati nel mondo è del 70% e in Brasile arriva fino all’80%, mentre con i “recuperandi” delle APACs la recidiva scende fino al 10%. Inoltre il costo di costruzione di un posto/persona è un terzo del costo del carcere comune, e il costo di mantenimento è dimezzato.
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Le APAC nascono 40 anni fa per opera di un volontario della Pastorale Carceraria a San Paolo, Ottoboni. Oggi, è riconosciuta dalla legge Brasiliana e praticata dai Tribunali di 17 Stati Brasiliani. Tale metodologia è basata sul riconoscimento di aver commesso un errore e sulla decisione di cambiare vita all’interno delle carceri APAC.All’interno delle APAC non ci sono né guardie né agenti penitenziari, i “recuperandi” hanno le chiavi della prigione e sui muri si legge “l’uomo non è il suo errore”. Tutto si basa sull’autodisciplina, sulla fiducia e sul rispetto.
Intervista a Gianfranco Commodaro, AVSI Belo Horizonte