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14 Marzo Mar 2013 1541 14 marzo 2013

Sostegno a distanza: un viaggio in Uganda per incontrare Liz

Stefano è un affezionato amico del Sostegno a distanza che sta aiutando Liz, una ragazza ugandese, sin dal 2004, quando aveva 12 anni. Oggi ne ha 21 e la sua storia è cambiata proprio grazie al suo amico sostenitore che ha deciso di volare in Uganda per incontrarla. Ecco il suo racconto.

Raccontare in due parole il viaggio è molto difficile per le emozioni che mi ha dato e per il riscontro umano ed affettivo che ho ricevuto, comunque ci provo.
Inutile negare che il viaggio è abbastanza lungo, ma la voglia di incontrare, quella che io sento come mia " figlia " è tanta e quindi passa molto velocemente.
Arrivo a Kampala Uganda il sabato mi sistemo nel mio albergo e contatto Marco, program manager italiano che vive e lavora a Kampala per AVSI , il quale mi dà appuntamento per il giorno dopo, per avere un primo contatto e per concordare la visita che inizierà il lunedì.
La domenica mi incontro con Giulia,  una ragazza italiana che lavora presso la sede AVSI a Kampala, che mi accoglie con simpatia e mi spiega come sarebbe stata organizzata la visita per il giorno dopo.
La mattina del lunedì  aspetto i miei accompagnatori e poi  la giornata comincia con la visita in un centro di accoglienza per le " mamme " dei bambini sostenti a distanza, si tratta degli uffici del Meeting Point International nel quartiere di Mutungo/Kitintale a Kampala. Il lunedì mattina le donne beneficiarie di questa organizzazione che risiedono nell’area di Naguru, si ritrovano nell’ufficio di Kitintale per condividere tra loro le proprie esperienze e ricevere assistenza.
Mi rendo subito conto che il problema non è salvare  il singolo bambino o bambina, o il fratello o la  mamma o il padre, ma la " comunità " di queste persone che si ritrovano in una situazione di vita al limite della sopravvivenza e dei diritti umani.
La visita nonostante la commozione prosegue e conosco decine di donne ed alcune mi raccontano della loro storia molto semplice ma cosi profondamente triste ed intensa... a stento trattengo le lacrime ...
Proseguiamo la scoperta della realtà ugandese trasferendoci alla Welcoming House, un centro di accoglienza per  bambini, alcuni molto piccoli sono stati accompagnai al Centro dalla polizia locale che li ha trovati  per strada  abbandonati ed in fin di vita. Alla Welcoming House vengono aiutati, curati ed amati , ci vengono incontro e ci accarezzano, ci abbracciano, hanno bisogno di amore. Improvvisano per noi canti e balli e tutti i bambini e ragazzi cantano e danzano insieme .
Tutta questa bellezza in un contesto così povero mi ha già moralmente e sentimentalmente provato ma il bello deve ancora venire... finalmente vado a conoscere Liz: “la mia ragazza”.
Liz è ormai una donna sono emozionato e l'incontro è stato fantastico lei è una bella ragazza molto educata e posata si vede che pur vivendo una vita difficile è serena … forse anche un pochino per merito mio è una tra le fortunate aiutate nella sopravvivenza quotidiana e nello studio.

Guarda il video del viaggio


Siamo andati a visitare il Villaggio di Liz, si tratta della baraccopoli di Kireka, periferia est di Kampala; quest’area è conosciuta anche come Acholi Quarter, che significa “quartiere acholi”, in quanto la maggior parte delle persone che la abitano provengono o hanno origini nel Nord Uganda (Acholi è il nome della popolazione proveniente da Kitgum, Gulu etc.). Questo quartiere si è creato durante gli anni della guerra del Nord, le persone che si trasferivano a Kampala per sfuggire alla guerra si insediavano qui sia per la presenza di altre famiglie del Nord sia per la possibilità di trovare facilmente impiego presso la cava di pietre. Nel villaggio  hanno organizzato una festa con danze e canti rendendomi partecipe della festa che è durata circa due ore . C’erano anche le donne incontrate al Meeting Point, il giorno prima, che mi hanno portato con loro a visitare il villaggio  e soprattutto il " posto di lavoro”, una cava di pietre a cielo aperto dove tutto il giorno d spaccano pietre sedute per terra con una specie di martello artigianale . Nei loro occhi vedo comunque la serenità, la simpatia e la fierezza di persone che combattono quotidianamente giorno dopo giorno per il presente, senza troppo pensare al loro futuro ma per dare un futuro migliore ai loro bambini, quasi tutti sostenuti a distanza con AVSI.  Dopo un pranzo offerto e cucinato da Liz, andiamo a visitare una scuola che AVSI ha costruito e che ospita circa 500 bambini, dove conosco il preside che è italiano e che si è appena trasferito lì per gestire la struttura.
La giornata finisce con questo incontro, sono stremato fisicamente e mentalmente,  ma felice per l’esperienza vissuta.
Il giorno successivo visito gli uffici di AVSI a Kampala dove incontro lo staff, e Marco Trevisan, il capo progetto, con il quale mi intrattengo in discorsi di ogni tipo e dove ho capito di avere incontrato una persona molto affabile alla mano e disponibile e, devo ammettere , con molte affinità caratteriali.
Saluto tutti ringrazio e torno al mio albergo la visita è finita.
Quello che ho ricevuto da questa esperienza e da loro è molto più di quello che ho dato , di sicuro non potrò mai scordare le facce, gli sguardi, la simpatia, l'amore di tutte le persone che ho incontrato , è qualcosa che ti entra dentro e che ti porterai per il resto della vita potendo solo fare per loro quello che già faccio,  che se andiamo a guardare è solo una goccia ...ma goccia dopo goccia si può riempire un oceano e questo è quello che noi attraverso il sostegno a distanza dobbiamo e possiamo fare.
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