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14 Gennaio Gen 2013 1812 14 gennaio 2013

Tende: non è una follia, si chiama Carità

"Costruendo un bene per tutti" è il titolo della campagna 2012/2013. Dall'operaio che regala "Buone Notizie" fuori dall'azienda, alla cena di Termini Imerese. Storie da tutta Italia di chi si muove «perché chiunque possa incontrare Lui».

«L’Italia è in ginocchio, la gente ha paura, e i nostri amici con un coraggio da leone vanno a chiedere fondi per persone che stanno dall’altra parte del mondo. Una cosa folle? Chi può può pensare di avere questa pretesa?». A parlare è Maria Teresa Gatti, tra i responsabili di AVSI, l’ong italiana che anche quest’anno, per la sua tradizionale Campagna Tende natalizia, ha presentato quattro progetti da sostenere con la carità di tutti.
"Costruendo un bene per tutti", recitano i volantini dell’edizione 2012/2013, richiamando l’immagine dei popoli medievali dove c’erano «persone che costruivano le cattedrali, davano una parte di sé per l’edificazione di una cosa grande che non era una loro proprietà». È lo stesso spettacolo visto quest’anno, durante tutte le iniziative che hanno messo alla prova fantasia e creatività di migliaia di persone in tutto il Paese, impegnate a sostenere i progetti in Ecuador, per gli asili familiari, in Uganda, per la scuola Giussani di Kampala, in Siria, per le famiglie in fuga dalla guerra, e in Etiopia, per l’università cattolica di Addis Abeba.
Così, in tante città italiane, da nord a sud, lungo tutto lo Stivale, dalla fine di novembre è stato un fiorire di cene, spettacoli, raccolte in piazza, vendite straordinarie, concerti, incontri, che hanno coivolto famiglie, studenti, lavoratori. Prendiamo Termini Imerese, per esempio. Trentacinquemila abitanti per cui la crisi è stata particolarmente dura, con la chiusura degli stabilimenti Fiat che hanno lasciato a casa migliaia di operai e con tutte le conseguenti ricadute sull’indotto. «Non c’è famiglia qui che non abbia un famigliare coinvolto direttamente in questi fatti», racconta Maria Concetta. «Bisognava vedere il centro commerciale sotto Natale: vuoto». Niente soldi per gli acquisti, si deve tirare la cinghia.
Eppure alla cena che lei e altri amici hanno messo in piedi per AVSI hanno dovuto chiudere le iscrizioni a metà novembre, fermandosi a quota 280 ingressi venduti. Nel salone per banchetti che avevano prenotato non sarebbe entrato più neppure uno spillo. «Gente comune, non personalità o "ricchi". Tutti invitati da amici, o arrivati per passaparola», dice Maria Concetta. Con lei sul palco, a raccontare i progetti a metà cena ci è salita Giusy, 47 anni, ex commerciante nell'abbigliamento che nel 2011 ha dovuto chiudere l’attività avviata venticinque anni fa.
Un periodo difficile per lei, ma quest’anno, ha raccontato, ha iniziato a rinascere attraverso l’incontro con l’esperienza di AVSI e dei Banchi di Solidarietà. «Ho scoperto che vale la pena vivere. E non mi fa paura nulla», ha detto la donna. In sala è sceso il silenzio. «È un’educazione che accade», dirà sulla strada di casa la figlia di Maria Concetta, che commenta: «Non portiamo il superfluo proponendo la Carità. E neppure il necessario, se vuoi. Quello che diamo alla gente con questa occasione è l’essenziale. Lo è per noi, e lo è per loro».
A Frosinone, Sandro, Franco, Tonino e altri amici, alle 10 di sera della Vigilia di Natale si trovano davanti all’abbazia di Casamari, un monastero del XII secolo nel cuore della Ciociaria, che ogni anno, durante le celebrazioni natalizie, vede passare tra le sue mura più di cinquemila persone. Così la combriccola si trova dopo cena a montare i "totem" che illustrano i progetti AVSI e si infila le pettorine, e con il Buone Notizie in mano allestisce un banchetto per la raccolta fondi fuori dall'abbazia.
Fino alle due di notte si incontra la gente che va alla messa della Vigilia. Ma non solo, il turno riprende il mattino dopo, all’alba, con la prima funzione e le Tende vanno avanti tutto il giorno di Natale, fino alla fine dell’ultima celebrazione. «Lo facciamo dalla fine degli anni 80, tra le altre iniziative per AVSI che si fanno a Frosinone, compresa una cena che quest’anno conterà 800 partecipanti...». In mezzo ci sta tutto: gli incontri, il freddo, i doppi o tripli calzini, spesso la pioggia. E poi i parenti che magari faticano a capire perché non aspetti la mezzanotte con loro, o perché preferisci il giorno di Natale andare a chiedere la carità. Saltando la tombolata, magari.
Ma Sandro non ha dubbi: «È che ho in mente i volti delle persone per cui faccio quel gesto, degli amici che lavorano per AVSI e le opere che costruiscono. E poi è per me, per essere più uomo io. È un bisogno che mi scopro addosso, e che mi fa sentire più vero».
A Milano, il 6 gennaio, al World Join Center un concerto ha animato l’open space dell’edificio: la sesta edizione di "In questa notte splendida", una serata di canti e musica che ha visto protagoniste più di quattrocento persone, totalmente coinvolte da una band di amici musicisti. «Tutto è nato nel 2006 in una sala condominiale del palazzo dove abitava l’amico Fulvio con sua moglie Lela», racconta Walter Muto, musicista e tra le colonne portanti dell’iniziativa insieme a Carlo Pastori e allo stesso Fulvio Matone.
«L’idea era quella di passare una bella serata natalizia loro. Era una cosa tra amici, informale. E vennero più di cento persone. Ma fu una cosa così bella, era così chiaro quello che ci teneva insieme, che l’anno dopo decidemmo di ripeterla strutturandola meglio, e facendo un gesto pubblico. E avremmo potuto dare il ricavato della serata in beneficenza». Partì così. Dopo due anni si è deciso di sostenere i progetti delle Tende, coinvolgendo anche altri musicisti, cori, cantanti. «La bellezza di quel gesto si sposava perfettamente con lo scopo delle Tende. È stato naturale mettere insieme le due cose. E da allora non abbiamo più smesso di farlo».
Nei dintorni di Palermo Valerio lavora per una piccola cooperativa agricola, la Cantina Val di Bella di Camporeale. Prodotti biologici, dal vino all’olio, passando per il latte di mandorla, secondo una filosofia, lungi dall'assecondare una moda, che nasce dalla passione di un gruppo di coltivatori per la propria terra. «Proprio perché amiamo la Sicilia ci muoviamo nel circuito pizzo free, un’associazione di imprenditori e commercianti nata una decina di anni fa contro il dilagare delle estorsioni mafiose». Piccole produzioni, quindi.
Ma qualche anno fa, un amico, che deve fare dei regali natalizi ad alcuni collaboratori, chiede a Valerio la possibilità di preparare dei cesti con dei prodotti. «All’inizio erano cassette di legno con le nostre cose. Dentro ci infilammo il Buone Notizie di AVSI, più un rincaro sul prezzo di 10 euro da devolvere ai progetti della ong». Fu un successo e l’anno dopo le richieste aumentarono. «Ci venne l’idea di farlo ancora meglio. Cercammo un "viminaro", uno di quegli artigiani che ancora lavorano con la yuta essiccata. E ci facemmo preparare dei cesti». I panari, come li chiamano. E dentro hanno iniziato a finirci anche insaccati, biscotti... «Cercando tutte le cose più buone della nostra terra. Quest’anno di cesti ne hanno preparati quasi 130. Ma la cosa più bella è scoprire come la possibilità di fare la carità non è qualcosa di estraneo a quello che ci appassiona ogni giorno. Anzi, coi panari ha iniziato a farne parte».
Carità e lavoro. Lo sa bene anche Nazareno, come si fa chiamare, calabrese trapiantato in Brianza. Cinquantasette anni, e all’anagrafe fa Gesù. Due figlie ormai grandi, è operaio di una grossa impresa milanese. Le sue tende le fa all’ingresso dell’azienda, alla mattina, prendendo qualche ora di permesso, dopo il 15 dicembre «che sono arrivate le tredicesime». Col Buone Notizie in mano, quello che tiene sempre in borsa quando è in giro a fare lavori dai clienti. E ferma i colleghi, gli racconta dei progetti. «Eh, cosa propongo? La proposta è quello che ho incontrato io e che mi ha cambiato la vita. Il mio incontro con Cristo più di trent’anni fa. Quando parli dei progetti, di quello che costruiscono gli amici di AVSI stai parlando dell’opportunità che tutti, anche in Uganda o Ecuador, possano incontrare Lui. Sono opere che comunicano questo. Chiedere soldi, per me è una fatica. E per meno di così, non lo farei mai...».

di Paolo Perego
da Tracce.it