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13 Luglio Lug 2012 1238 13 luglio 2012

Storia di un incontro

11 gennaio 2010. L’aereo atterra puntuale all’aeroporto di Milano Malpensa e per noi termina un viaggio durato….quasi cinque anni. Anni fatti di domande, di documenti, di burocrazia, di lunghi momenti di “vuoto” e di altri di speranza. Anni passati in attesa di una telefonata che non arrivava mai. Ma poi nella primavera del 2009 ecco squillare il telefono ed una voce che ci fa la proposta.

Pochi giorni per pensare e valutare e poi la scelta fatta più che altro col cuore. Non c’è altra risposta possibile: sì ! E così volano i mesi fino al tanto atteso primo viaggio effettuato in ottobre. Giungiamo in Lituania con un’emozione quasi indescrivibile, con un’impazienza di incontrare quella bambina che già prima ancora di conoscere ha riempito i nostri pensieri. Il freddo baltico inizia a farsi sentire ma noi quasi non ce ne accorgiamo. E poi finalmente l’incontro. Due splendidi occhi azzurri incontrano i nostri e la decisione definitiva è subito presa: non ci lasceremo più.
Ed invece dopo una settimana dobbiamo tornare in Italia. Sappiamo che questa è la prassi, ne eravamo coscienti fin dall’inizio ma ciò non impedisce alle lacrime di scendere copiose per quello che sappiamo essere solo un arrivederci. Ma a quando? Passano due mesi prima del secondo viaggio. Interminabili. Passati a guardare ogni sera le foto e i video fatti con nostra figlia. Perché è così che ci si sente. Anche se il Tribunale non ha ancora messo nulla nero su bianco, tu sai che sei genitore e ti sembra insopportabile l’idea di aver lasciato, anche se non per tua volontà, anche se solo temporaneamente, quell’esserino di poco più di dieci chili che rideva felice quando ti vedeva arrivare.
Poi a dicembre 2009 si riparte, si passa la notte prima della sentenza completamente svegli e quando alla fine il giudice ti dice che quella è ora a tutti gli effetti tua figlia tu ti senti il cuore in paradiso. Non ti ricordi più dei mesi passati, delle difficoltà affrontate: ora non vedi l’ora di raggiungere l’istituto e riabbracciare lei per farle capire che la sua mamma e il suo papà le saranno sempre accanto.
Oggi è passato poco più di un anno. Sono arrivate le sue prime frasi in italiano, sono arrivati i suoi primi capricci, sono arrivate le notti trascorse serenamente nel sonno. E quando la nostra piccola esce correndo dall’asilo buttandoci le braccia al collo ci sembra che al mondo niente possa darci maggiore felicità. Ed è in quell’istante che appare un pensiero più chiaro che mai: la nostra famiglia è finalmente al completo.