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11 Gennaio Gen 2012 1338 11 gennaio 2012

Dal Sussidiario.net: Nigeria – Così i nostri studenti competono con le scuole ricche

«Dopo un decennio di lavoro, il 100% delle bambine, come i maschi, riesce a proseguire nella scuola secondaria. Abbiamo iniziato ad aiutarle ad apprendere le basi del leggere, dello scrivere e dell’aritmetica per arrivare oggi a un livello in cui sono in grado di competere con gli allievi delle migliori scuole di Lagos, quelle che richiedono alte rette». Così John Williams, Responsabile delle scuole di Avsi in Nigeria, racconta ailsussidiario.net come stanno crescendo le realtà in cui opera.
Luoghi di incontro e formazione, che rappresentano un esempio straordinario nel paese di incontro tra bambini e ragazzi cattolici, animisti, musulmani. Realtà in cui gli operatori di Avsi si preoccupano non solo dell’educazione degli alunni di scuola primaria e secondaria, ma anche della formazione degli insegnanti e della costruzione di percorsi educativi con i genitori. Un’attenzione alla persona a tutto tondo che ha generato frutti importanti, come il legame di reciproca fiducia con le diverse comunità locali.
Willy, da quanto tempo è impegnato nell'attività di responsabile delle scuole di cui si occupa Avsi in Nigeria? Anche lei insegna? Può dirci come ha conosciuto AVSI?
Ho conosciuto AVSI tramite l’amicizia con il movimento di Comunione e Liberazione a Lagos, nel 1997/1998. Dal 1998 ho cominciato a coinvolgermi con le attività di AVSI seguendo il lavoro della scuola Ss. Pietro e Paolo a Ikate. Poi, nel 1999, sono passato alla guida della Seed Remedial School in Ilasan Estate, dove è situata la clinica San Kizito. Ho insegnato chimica alle superiori, scienze alle medie e religione. Ora, come capo della St. John School, a Oreta, Ikorodu, insegno religione.
In cosa consiste esattamente il suo lavoro educativo?
Come direttore della St. John School mi occupo della pianificazione e della supervisione delle attività della scuola secondo il metodo di AVSI e di The Seed (NdT. – “Il Seme”, ONG locale che collabora con AVSI). Insieme agli insegnanti lavoriamo per educare i bambini a diventare persone responsabili. È mia responsabilità proporre ed effettuare programmi di training e sviluppo per gli insegnanti. Inoltre, lavoro con i genitori per realizzare un percorso educativo diretto a far sì che i nostri bambini crescano e si sviluppino nel modo giusto.
Nelle scuole seguite da Avsi, l'accesso è aperto a tutti, islamici, animisti e cristiani?
In queste scuole ci sono molti bambini cattolici, ma molti altri sono animisti e musulmani. Le scuole sono aperte a tutti e vi è impiegato anche personale non cattolico e musulmano.
Che rapporto avete con le autorità nigeriane, in particolare con quelle responsabili dell’educazione? C'è collaborazione e sostegno da parte loro?
Con le autorità nigeriane preposte all’educazione abbiamo un rapporto cordiale, anche se vi è ampio spazio di miglioramento nel modo in cui queste autorità considerano gli operatori non statali, come noi, e collaborano con loro. Comunque, abbiamo dimostrato di essere capaci di mantenere un buon rapporto con loro riguardo al nostro scopo, che è l’educazione dei nostri figli e il futuro del nostro Paese. Da parte nostra, desideriamo e speriamo dalle autorità maggiore e migliore collaborazione e sostegno.
Quali risultati ha ottenuto il vostro progetto educativo da quando lei lo segue personalmente? Può raccontarci qualche episodio particolare? E quali prospettive e progetti avete per il futuro?
Se mi ricordo bene, quando ho cominciato a lavorare nelle scuole AVSI, nessuna scolara riusciva a finire la scuola primaria, perché veniva ritirata anticipatamente dalla scuola per aiutare i genitori nel loro lavoro o perché veniva fatta sposare. Dopo un decennio di lavoro, il 100% delle bambine, come i maschi, riesce a proseguire nella scuola secondaria. Abbiamo iniziato ad aiutarle ad apprendere le basi del leggere, dello scrivere e dell’aritmetica per arrivare oggi a un livello in cui sono in grado di competere con gli allievi delle migliori scuole di Lagos, quelle che richiedono alte rette.
Un punto importante che non può essere tralasciato è il livello di fiducia che si è venuto a creare tra Avsi, le sue scuole e i pescatori Egun (NdT.:minoranza etnica proveniente dal Benin), che ora apprezzano come mai prima il valore dell’educazione e sono diventati molto collaborativi con noi e il nostro lavoro con loro. La stessa cosa sta accadendo con le altre comunità della zona. Stiamo lavorando duro per migliorare la qualità del contenuto educativo della scuola e a questo scopo ci siamo gemellati con la scuola La Nave di Forlì. Stiamo progettando la formazione continua degli insegnanti, sia in generale che su aspetti specifici. Contiamo di raggiungere sempre più comunità per ampliare la nostra attività e garantire il sostenimento della scuola.
Che cosa ha ricavato in termini di sua esperienza personale da questa attività? Pensa che sia valsa la pena di affrontare sacrifici e difficoltà? 
Personalmente ho ricavato molto da queste attività. In primo luogo, sono stato aiutato a capire più me stesso: le mie gioie, le mie passioni, i miei timori e le mie paure, anche le mie speranze e i miei desideri. Ho imparato a essere aperto, semplice e, la cosa più importante, a essere me stesso. Ho imparato a essere grato per ogni momento e per ogni aspetto della realtà che incontro. Ho fatto molti sacrifici, ma guardando indietro, posso dire che ne è valsa la pena.
C'è un messaggio particolare che vuole inviare agli italiani, perché possa essere aumentato il sostegno per la vostra opera?
C’è senz’altro un messaggio, è un messaggio di gratitudine per tutti e ognuno di coloro che hanno contribuito, e tuttora contribuiscono, all’educazione dei nostri bambini e alla conduzione delle nostre scuole. Parlo per me stesso, gli insegnanti, i bambini e i genitori delle nostre scuole. Mi rendo conto, almeno in parte, dei sacrifici che singoli e gruppi fanno per sostenere i bambini delle nostre scuole e voglio rassicurare voi tutti che i vostri sforzi non sono invano.
L'attuale situazione dei cristiani in Nigeria vi porta a desiderare di aumentare il vostro impegno? Come è in questi giorni il morale dei cristiani nigeriani?
Vi è tensione nel Paese, perché le azioni degli estremisti islamici nel nord e nel centro della Nigeria hanno creato una situazione di insicurezza e paura in tutto il Paese. I cristiani sono l’obiettivo. La leadership cristiana in Nigeria ha espresso la sua mancanza di fiducia nel governo, nonostante sia guidato da un cristiano, che ha però le mani legate politicamente.
L’educazione può giocare un ruolo enorme nella soluzione dei problemi che abbiamo di fronte. È un invito per noi a raddoppiare i nostri sforzi nel nostro campo di lavoro e a estendere il nostro sostegno a chi opera nelle aree in cui il conflitto è presente, come nello stato di Taraba nella zona centrale del Paese. I cristiani sono stati molto pazienti e stanno realmente imponendosi di non rispondere con le armi. Per i pentecostali, però, è chiaro  che dovrebbe essere applicata la norma dell’occhio per occhio e dente per dente, ma questo punto di vista non è condiviso dalla Chiesa cattolica in Nigeria.
Dopo gli attentati è cambiato qualche cosa nella vostra vita quotidiana, abitudini, orari, etc? Le minacce dei gruppi fondamentalisti hanno fatto fuggire molti cristiani dalle regioni del nord? Siete in contatto con loro e vi state organizzando per dare loro sostegno?
Alcuni dei miei amici sono ancora lì. Ma molto limitati nei loro movimenti. Molti, invece, si sono spostati in altre zone o vivono, per questioni di sicurezza, in caserme militari o della polizia. Io sono in contatto con loro e cerco di incoraggiarli, ma non sto organizzando personalmente alcun tipo di aiuto.
Per quanto riguarda me, dopo gli attentati ho imparato a pormi domande più profonde sul significato di queste azioni, sul significato della mia fede e sulla mia persona, su come i miei desideri e bisogni possano diventare una fonte di ricchezza per altri. È un lavoro che sto facendo personalmente e con amici.
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