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21 Novembre Nov 2011 1815 21 novembre 2011

Costa d’Avorio: viaggio nel Paese del cacao

Dallo scorso giugno ad Abidjan in qualità di capo progetto AVSI, vi propongo un viaggio virtuale per conoscere meglio il Paese in cui mi trovo.
Signore e signori, ecco a voi la Costa d’Avorio … dalla A alla Z!

 di Daniela Gelso, Project Manager Costa d’Avorio

Abidjan. La capitale amministrativa della Costa d’Avorio è una città immensa, caotica, sorprendente. Con i suoi 5 milioni di abitanti, il traffico congestionato a tutte le ore e l’aria quasi irrespirabile, si conferma tipica megalopoli africana, a tratti moderna e sviluppata, a tratti desolante e miserabile. Abidjan – non si sa bene perché – è anche una città straripante di farmacie. Nel raggio di 500 m. da casa mia ne ho contate 11!

Boulevard Latrille. Lungo questo immenso viale sorgonol’ufficio e la guest house di AVSI. Una vera fortuna, considerato il traffico di cui sopra, perché le interminabili code di automobili che lo intasano nei giorni lavorativi non hanno nulla da invidiare al caos di Milano nell’ora di punta. Per ingannare l’attesa, c’è però il “mercato mobile”: venditrici di frutta e verdura, bambini carichi di sacchetti d’acqua potabile e pacchetti di Cleenex, giovani che – incuranti dello smog - esibiscono ogni tipo di mercanzia, dagli zerbini ai dvd, dagli occhiali da sole ai giochi da tavola, percorrendo instancabili la fila alla ricerca di potenziali clienti (nella foto).
Côte d’Ivoire. Ex colonia francese, la Costa d’Avorio ospita una sessantina di gruppi etnici, differenti per lingua e tradizioni. Malinké, senoufo, agní, baoulé, akan … aimpossibile venirne a capo! Fortunatamente ad Abidjan parlano tutti francese, la lingua ufficiale, per cui la comunicazione è assicurata. Benché ogni nuova guerra civile infligga una battuta d’arresto al suo sviluppo, la Costa d'Avorio possiede una delle economie più prospere dell'Africa occidentale, seppur fragile poiché basata principalmente sull'esportazione di materie prime. Il suo mercato dipende pesantemente dal settore agricolo. Il Paese è inoltre il maggior produttore ed esportatore mondiale di caffè, cacao e olio di palma. Di conseguenza, l'economia è altamente sensibile alle fluttuazioni dei prezzi internazionali di questi prodotti e alle condizioni meteorologiche.
Déplacés, in francese, significa sfollati. Durante i 4 mesi di violenze e disordini che hanno seguito le elezioni presidenziali, più di 1500 persone sono state uccise. Le statistiche ufficiali parlano di un milione di ivoriani costretto ad abbandonare le proprie case nella parte occidentale del Paese. Un’eloquente testimonianza di questa delicatissima situazione viene da Yopoughon, uno dei quartieri più popolati di Abidjan. La Parrocchia di Saint Laurent, affidata ai missionari della Comunità di Villaregia, ha accolto durante la recente crisi ben10.000 sfollati, realizzando un vero miracolo di accoglienza per sopperire ai loro bisogni. L’immensa tendopoli che, fino a circa un mese fa, sorgeva accanto alla chiesa era uno spettacolo impressionante … ma anche un prezioso segno di speranza per chi, a causa della guerra, ha perso tutto.
Eclo-Ewou. In lingua baoulè significa “amiamoci”. Così si chiama una delle associazioni locali coinvolte nel progetto che coordino. Eclo-Ewou è stato l’ultimo dei 5 partners di AVSI ad entrare nel progetto in seguito alla defezione di un’altra ONG locale, pesantemente colpita dalla crisi. Mi è subito piaciuta: una sede modesta (nella foto), ricavata da un container in disuso, nessun pc, pochi semplici mobili di legno … e tantissimi volontari, donne, giovani, ragazze del quartiere che – senza mai aver mai beneficiato di un appoggio economico esterno – riescono a realizzare tante bellissime attività in favore dei più indifesi grazie all’autofinanziamento. Lo spirito del volontariato, così presente nei partners locali del progetto “Nouveaux Horizons”, è un’ottima base su cui costruire qualcosa di durevole, nell’ottica del “fare con”.
FRCI. In assenza di un organo autorevole e indipendente, dotato di un mandato per risolvere le dispute post-elettorali, é stato lo strapotere militare della coalizione pro-Ouattara a sbaragliare le milizie di Gbagbo. Oggi le FRCI (Forze Repubblicane della Costa d’Avorio) sono i nuovi padroni di Abidjan, e si vede. I loro comandanti, scortati da uno stuolo di soldati e ben decisi ad esibire il loro nuovo potere, hanno invaso la capitale … e guai a chi calpesta loro i piedi! Anche nel quartiere di Abobo – cuore pulsante del progetto “Nouveaux Horizons” e fino a poco tempo fa teatro di violenti scontri armati – le FRCI hanno istituito vari posti di blocco, presso i quali siamo puntualmente obbligati a fare sosta. Il dialogo con le autorità militari è importante per la buona riuscita di un progetto in favore dei giovani: ecco perché alla cerimonia di inaugurazione del progetto (nella foto) il comandante delle FRCI di Abobo sedeva tra gli invitati.

Guerra. A seguito delle contestate elezioni presidenziali tenutesi a fine 2010, il Paese ha attraversato una violenta crisi politico-istituzionale, poi degenerata in guerra civile. Il rifiuto del Presidente uscente Laurent Gbagbo a farsi da parte dopo la sconfitta elettorale e la sua determinazione all’impiego della forza per rimanere al potere hanno trasformato lo scenario della Costa d’Avorio in una sanguinosa resa dei conti. Anche adesso che il nuovo Presidente, Alassane Ouattara, è entrato in carica, le tracce della terribile crisi che ha sconvolto il Paese restano evidenti. Gbagbo, al potere per un decennio, ha soffocato il dissenso politico manipolando le questioni riguardanti nazionalità, religione e cittadinanza e sfruttando le tensioni presenti tra i diversi gruppi etnici per mantenere il potere. Nel 2001era stato condannato per l’arresto e l’esecuzione di decine di oppositori politici; dal 2005 fino all’accordo di pace firmato nel 2007 aveva rifiutato di indire elezioni, posticipandole per ben 6 volte. Infine, nel novembre 2010 si era rifiutato di riconoscere la sua sconfitta elettorale, innescando un nuovo conflitto in terra ivoriana.
Hotel Ivoire. Simbolo di una città sfavillante e moderna, questo imponente grattacielo da 200 euro a notte e vista mozzafiato sulla laguna (nella foto), al momento è chiuso. La recente guerra civile ha danneggiato quasi tutte le infrastrutture della capitale … e comunque di turisti, per il momento, neanche l’ombra. È anche per questo che gli ivoriani attendono con ansia la riapertura dell’Ivoire, che sarà possibile grazie a contributi sia statali che privati: nel Paese si sente il bisogno di normalità, di stabilità, e la ripresa del turismo contribuirà certamente a lasciarsi alle spalle i fantasmi di un passato ancora troppo recente.
Italiani. Quella di AVSI in Costa d’Avorio è una storia recente, cominciata nel 2008. Con l’inizio di un nuovo progetto co-finanziato dall’Unione Europea e rivolto ai giovani vulnerabili del quartiere di Abobo, ad Abidjan, AVSI ha recentemente potuto ampliare il suo raggio d’azione ed aprire un nuovo ufficio in loco. Ad oggi lo staff espatriato si compone di 5 persone, una burundese e 4 italiani. I ruoli? Rappresentante Paese, Capo Progetto, Operational Officer, Capo Base dell’ufficio regionale di Bouaké e Coordinatore SAD.
Libanesi. Se i francesi sono stati gli artefici della prima colonizzazione ivoriana, i libanesi sono senza dubbio i fautori di una seconda imponente ondata conquistatrice! Basta guardarsi intorno: ristoranti, negozi, parrucchieri, farmacie, palestre, concessionarie … tutto made in Lebanon. Il proprietario del più grande centro commerciale di Abidjan, così come il gestore del piccolo chiosco alimentare all’angolo della strada, vengono dal Paese dei cedri, i cui abitanti si distinguono per intraprendenza e innato senso degli affari.
Messa. Al di là dei canti suggestivi, della fervente partecipazione e del ricco simbolismo africano, ciò che più mi colpisce nelle celebrazioni locali è la preghiera dei fedeli. Durante la recente guerra, i Vescovi ivoriani hanno proposto un accorato appello per la pace in Costa d’Avorio, appello che ogni domenica riecheggia in tutte le comunità cattoliche del Paese. La transizione democratica resta una sfida ed un traguardo per la Costa d’Avorio, che si è trovata a dover fare i conti con migliaia di civili sfollati ed un’ondata crescente di attacchi di rappresaglia in seguito ai numerosi episodi di massacro, ai bombardamenti, agli stupri ed alle torture. Ieri Zoh, uno degli autisti di AVSI, mi ha mostrato sul suo cellulare un video amatoriale che sta circolando ad Abidjan. E’ stato girato durante la recente guerra e mostra l’aggressione ai danni di un uomo, picchiato a sangue e poi bruciato vivo in mezzo alla strada. La crudezza estrema di quelle immagini è il riflesso di una realtà durissima e agghiacciante, ancora viva nei ricordi e nel vissuto della gente. Per questo, ogni domenica, emoziona e commuove quella toccante preghiera per una pace tutta da costruire…
Nouveaux Horizons é il titolo del progetto di cui mi è stato affidato il coordinamento. Si tratta del primo programma di leadership giovanile finanziato dall’Unione Europea nel Paese, ma anche del primo progetto di cooperazione che ho la fortuna di seguire dall’inizio. Toccherà a me, nel lontano maggio 2014, raccoglierne i frutti? Chi vivrà vedrà! So però che è per me un grande privilegio poter accompagnare, qui ed ora, i 4300 giovani di Abobo a cui il progetto si rivolge nel difficile cammino di crescita e responsabilizzazione che aprirà davanti a loro “Nuovi Orizzonti” (nella foto, lo staff).
OEV. Un acronimo che sta per “orphelins et enfants vulnérables”: orfani e bambini vulnerabili. Sono loro i beneficiari del primo progetto che AVSI ha implementato nel Paese e che è tuttora in corso grazie non solo alla Cooperazione americana ma anche agli amici italiani del Sostegno a Distanza che con il loro affetto assicurano a tanti bambini in difficoltà un accompagnamento psico-sociale qualificato ed un aiuto per pagare la scuola e le cure mediche. Questa vicinanza è rimasta viva anche durante il periodo della crisi post elettorale che ha provato duramente le famiglie della capitale. OEV è un termine tecnico, freddo, impersonale: noi preferiamo parlare di “i nostri bambini di valore”, consapevoli che dietro una problematica di estrema povertà, AIDS, abbandono, violenza familiare, emarginazione c’è la storia di un bimbo in carne ed ossa, unico e speciale, la cui vita é preziosa e dev’essere tutelata.
Partnership. Chi lavora con AVSI sa che l’operato della Fondazione si basa su 5 pilastri o valori fondamentali. Uno di questi è il partenariato, ossia la volontà di creare in loco collaborazioni solide e durature, capaci di assicurare il proseguimento delle attività anche dopo la fine dei progetti. Lavorare insieme ai partners locali é al contempo una sfida impegnativa ed una grande ricchezza. Richiede senza dubbio molta pazienza … ed altrettanta capacità di mettersi all’ascolto. Ne vale però la pena, questo é certo: in cooperazione, risultati effettivi e durevoli si raggiungono solo grazie alla capacità di creare relazioni, di lavorare in sinergia, di responsabilizzare e valorizzare le risorse esistenti in loco, aiutandole a divenire protagoniste del loro stesso sviluppo.
Quartieri. Stupisce, in una città moderna come Abidjan, la singolare accozzaglia che caratterizza il tessuto urbano. Seguendo le grandi arterie stradali che costeggiano la suggestiva laguna di Ebriè, i grattacieli e le insegne luminose degli hotel a 5 stelle lasciano il posto ai quartieri popolari di Yopougon, Abobo, Adjamé: sporcizia, baracche coperte di lamiera, palazzi sventrati, strade in cattivo stato, venditori ambulanti ad ogni incrocio. A pochi passi dalla lussuosa villa del rappresentante dell’ONUCI (la missione dell’ONU in Costa d’Avorio) sorge una squallida bidonville, e lungo la strada verdeggiante che porta alle spiagge di Grand-Bassam ecco spuntare all’improvviso il frutto scellerato di un’incauta lottizzazione: un’orrenda serie di costruzioni in cemento armato!!!
Relax: parola inesistente nel mio vocabolario! Questi primi mesi in Costa d’Avorio si sono giocati all’insegna del puro stacanovismo, nello sforzo di recuperare i 5 mesi di ritardo con i quali il progetto è partito. Non che mi sia persa granché, intendiamoci: nel Paese perdura una certa fluidità per quanto riguarda lai sicurezza interna ed a parte i quartieri “zone 3” e “zone 4”, fulcro della vita mondana di Abidjan, i locali non straripano di gente. In alcuni quartieri dopo il tramonto la gente esce di casa il meno possibile. Fino a poco tempo fa le ambasciate straniere raccomandavano prudenza e noi, com’è ovvio, ci siamo attenuti alla consegna.
Sococé. La prima volta che ci ho messo piede non potevo credere ai miei occhi: un enorme centro commerciale … ad Abidjan?! Supermercato, parrucchiere, cinema, gelateria, self service, outlet, libreria, e chi più ne ha più ne metta. Moderno bazar ad uso e consumo delle élites benestanti, preso d’assalto ad ogni ora del giorno e della notte, straripante di prodotti di tutti i tipi e di tutte le provenienze, allegoria dell’intraprendenza libanese nel Paese del cacao, il Sococé si rivela comodissimo per fare la spesa in poco tempo, ma ad un certo punto … dà il voltastomaco. Troppa abbondanza, troppe merci, troppo tutto, quando all’angolo di ogni strada un mendicante tende la mano.
Traffico & Taxi: le due grandi T di Abidjan! Gli automobilisti ivoriani sono in costante competizione con gli spericolati taxi che, per guadagnare qualche prezioso metro, si lanciano sui marciapiedi e perfino a cavallo degli spartitraffico. Va da sé che la maggior parte degli incidenti stradali è provocata dai numerosi taxisti della capitale, sprezzanti del codice stradale e pronti a tutto pur di accaparrarsi un cliente. Prima regola da conoscere: i taxi rossi si spostano ovunque, mentre tutti gli altri – di colori diversi in base alla zona – si limitano agli spostamenti interni al quartiere.
Umidità. In certi periodi dell’anno il clima subtropicale ivoriano non lascia scampo ed il tasso di umidità tocca il 90%. Unica soluzione, per chi se lo può permettere, una stretta simbiosi col proprio condizionatore domestico o con quello dell’ufficio, che permette di ricreare temperature più accettabili.
Vacanze in Costa d’Avorio? Perché no! Le spiagge dorate di Grand-Bassam e Assinie, lambite dall’Oceano Atlantico; le suggestive moschee e la modernissima Cattedrale St. Paul di Abidjan (nella foto); i Parchi Nazionali di Azagny, Taï e Comoé; la regione montuosa di Man ed i suoi magnifici paesaggi; la stupefacente Cattedrale di Yamoussoukro, costruita sul modello della Basilica di San Pietro; il folklore e l’artigianato locale meritano indubbiamente una visita!
Zenzero. Uno degli ingredienti di punta della cucina ivoriana. Lo si vende al mercato ma anche per strada, a pezzettini, surrogato locale della caramella europea. La gastronomia locale punta soprattutto su riso, manioca, banane, pesce e salse piccanti oltre ogni dire, ma in capitale si trova davvero di tutto, dalla pasta agli affettati. Penso quindi che durante il mio soggiorno ivoriano non soffrirò troppo la mancanza delle ghiottonerie made in Italy! (nella foto: alle prese con il foufou, una piatto locale a base di manioca).