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16 Novembre Nov 2011 1000 16 novembre 2011

Dal Sussidiario.net: A SCUOLA CON AVSI NEL MONDO. Il racconto dagli slums di Nairobi

NAIROBI - Alla Little Prince la giornata inizia alle 7 del mattino per i bambini dello slum che, non avendo le condizioni per fare i compiti e studiare a casa, preferiscono venire a scuola. A quell’ora però c’è già l’insegnante che li aspetta: a turno gli insegnanti si rendono presenti per accogliere i bambini “mattinieri” e garantire che ci sia qualcuno ad aspettarli e a guidarli nello svolgimento dei compiti.
In Africa, ogni scuola ha un motto. Quello della Little Prince è “What is essential is invisibile to the eyes”. La scuola è stata costruita nel 1999 da AVSI con il partner svizzero Avaid nel quartiere di Kibera, a Nairobi, per rispondere alle esigenze educative.
Kibera è una delle baraccopoli più grandi dell’Africa, nella quale vivono 750 mila persone, tutte in case fatte di niente. Fango, legno, pezzetti di legno e lamiera ondulata come tetto. A Kibera non ci sono servizi, non c’è acqua potabile, non c’è corrente elettrica, la spazzatura è ovunque. Quando piove il fango si trascina dietro un mondo. I bambini nascono e vivono qui in un clima di estrema violenza. Poter frequentare una scuola, se poi così bella come la Little Prince, è una grandissima opportunità per crescere.
Partita con 9 bambini, la scuola accoglie oggi, grazie anche al sostegno a distanza di AVSI e di Avaid, più di 300 studenti nella scuola elementare e 50 nell’asilo inaugurato nel 2010. Alcuni bambini lo scorso luglio hanno cantato nel coro del Maestro Muti, nella tappa africana delle Vie dell’Amicizia per il Ravenna festival.
Alla Little Prince le lezioni iniziano ufficialmente alle 8 e alle 10.30 suona la campana della ricreazione. Prima ai bambini più piccoli, dell’asilo e delle lower classes (cioe’ dalla prima alla quarta elementare ) poi gli altri, (dalla quinta all’ottava), viene offerto il porridge, una bevanda molto densa e nutriente, che è sicuramente il primo alimento della giornata. Dopo una pausa di circa mezz’ora, si rientra in classe. Alle 12.30 i più piccoli e alle 13 le altre classi ritornano nella mensa per pranzare e poi giocare fino alle 13.40.
Per i bambini della nostra scuola il momento del pranzo è importantissimo, perché per la maggior parte di loro è l’unico pasto sicuro della giornata ed è il momento di convivenza della classe con l’insegnante, in cui si sperimenta una situazione che, generalmente, in famiglia non si vive, trattandosi di famiglie povere dove è difficile che siano presenti entrambi i genitori. Ma anche se ci fosse uno dei due, molto difficilmente sono in grado di provvedere un pasto; per quelli che ci riescono, sedersi a tavola per mangiare insieme non è parte della loro cultura.
Ricordo un colloquio con il genitore di un ragazzo che accusava suo figlio di terza media di frequentare brutte compagnie e di essere indisciplinato perché sfuggiva ai suoi dovere domestici (come andare a prendere l`acqua, ecc.). Il padre diceva che suo figlio era un ingrato perché lui, a differenza di altri, aveva sempre qualcosa da mangiare la sera. Il ragazzo scoppiò a piangere dicendo al padre che riconoscevadi essere fortunato, ma rispose letteralmente al padre: “tu mi fai trovare il cibo in una scodella, ma non ti sei mai fermato una volta a mangiare con me”.
Ci sono tanti aspetti della vita familiare che sono carenti e noi concepiamo la scuola proprio come una famiglia, perché l’educazione riguarda tutti gli aspetti della vita: dall’ingresso a scuola al mattino, dove il bambino trova qualcuno ad accoglierlo, al pranzo in comune ed ai giochi, oltre al lavoro prettamente didattico. Quando, in un tema in classe in quinta elementare è stata data come traccia: “descrivi la tua scuola”, Purity ha scritto: “la mia scuola è bella come un castello che domina dalla collina e il suo cancello, che è come un gigante, ha delle lunghe braccia che si distendono e si richiudono per abbracciare tutti quelli che vogliono entrare (...). Il nome della scuola è “Il Piccolo Principe”... e io in questa scuola mi sento una principessa”. È un dato di fatto che i bambini arrivano a scuola presto al mattino; all’apertura del cancello sono già in attesa, e il pomeriggio devono essere sollecitati ad uscire perché vorrebbero rimanere.
Una ragione è senz’altro nel fatto che nel cortile della scuola c’è spazio per correre e giocare, c’è l’acqua, non ci sono i pericoli che minacciano l’ambiente circostante dello slum (violenze di ogni tipo): ma il motivo vero è che i bambini si sentono voluti bene e accompagnati.
Oltre alle normali materie curriculari, alla Little Prince si da molto spazio alla lettura di testi di narrativa e alla realizzazione di lavori teatrali. Si tratta di un lavoro che coinvolge, a vario livello, tutti i bambini della scuola (dall’asilo alle medie) e tutti gli insegnanti. Ognuno  contribuisce alla costruzione di un “opera” comune: I più piccoli attraverso i lavori manuali costruiscono le scenografie e nella recita interpretano le parti più semplici (i fiori, gli alberi, gli animali...); gli altri cantano, eseguono danze e interpretano parti più complesse. La finalità dell’attività del teatro non è solo di realizzare uno spettacolo, per il quale sarebbe ovvio assegnare le parti agli scolari più intelligenti e brillanti, ma valorizzare ogni bambino perché possa dare il meglio di sé. Tante volte le parti sono state assegnate a bambini timidissimi, oppure troppo eccentrici (perché imparassero  a dare spazio agli altri e a dipendere da essi) o balbuzienti (come il primo attore del primo lavoro teatrale: “Il piccolo principe”).
Questo lavoro è anche la possibilità di mostrare in atto un metodo di insegnamento che è innovativo rispetto a quello kenyota, così meccanico e ripetitivo: si è mostrato affascinante sia per i bambini che per gli insegnanti i quali, grazie al lavoro costante di formazione durante le riunioni settimanali e i seminari di approfondimento di tematiche educative specifiche, propongono ora in modo nuovo anche le altre materie.
L’insegnante, alla Little Prince, non è più una figura autoritaria e distaccata ma una persona che condivide in tutto la vita del bambino. Non è stato facile far accettare agli insegnanti l’idea di pranzare con i bambini e neanche accettare di interpretare delle parti nel lavoro teatrale (Il mago di Oz era un’insegnante, come la fata di Cenerentola) perché ritenevano di perdere l’autorità. È stato necessario approfondire le ragioni, ma soprattutto è stato vincente coinvolgersi con loro, perché ha dato senso alle nostre proposte.
Tanti nostri insegnanti hanno rinunciato al trasferimento nella scuola statale - che avrebbe garantito uno stipendio più alto e migliori condizioni assicurative - per proseguire la nostra esperienza educativa. I ragazzi, terminate la scuola media, chiedono di poter proseguire gli studi in scuole dove si può vivere quello che hanno vissuto alla Little Prince. Quelli che sono stati costretti ad iscriversi nelle boarding school, che sono delle vere “caserme”, continuano a chiedere di aiutarli ad accedere alla Cardina Othunga, la scuola superiore che AVSI sostiene grazie anche alle Tende dello scorso anno, perché lì – dicono – si “respira la stessa aria”.
 Porzia Esposito, AVSI
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