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6 Settembre Set 2011 0100 06 settembre 2011

CONCLUSA LA MISSIONE DEI MEDICI MILITARI IN UGANDA

Sono rientrati il 7 dicembre in Italia con un C-130J dell’Aeronautica Militare i componenti di “Quattro stelle per l’Uganda”, la missione che ha visto operare, per la prima volta insieme, medici ed infermieri di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, al fianco di AVSI. Ad attenderli all’atterraggio a Pratica di Mare c'erano il Direttore Generale della Sanità militare, Generale Ispettore Capo Ottavio Sarlo, ed il Segretario Generale dell’AVSI, Alberto Piatti.
Il team italiano - 20 militari, tra medici, infermieri ed addetti alla logisitica, e 2 medici civili - ha operato per due settimane presso l’ospedale St. Joseph di Kitgum, che quest’anno compie 50 anni di attività. Tra i partner dell’iniziativa anche la Cooperazione Italiana per lo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, che ha fornito supporto logistico per gli spostamenti via terra, Alenia Aeronautica, una società di Finmeccanica, e numerose aziende pubbliche e private che hanno reso disponibile un ingente quantitativo di medicinali e materiale sanitario, in parte utilizzato durante la missione in parte donato alle strutture sanitarie locali.
Oltre cento interventi chirurgici, 230 endoscopie digestive, centinaia di visite ginecologiche ed ostetriche, ecografie, colposcopie e visite ortopediche. Più di 500 analisi microscopiche e test di laboratorio. Questo il bilancio finale dell’attività ospedaliera, condotta sulla base di un programma di lavoro concordato prima della partenza con AVSI e la Direzione dell’ospedale.
Grande soddisfazione per i risultati concreti ottenuti nel campo della formazione. Una sessantina di operatori dell’ospedale St Joseph, soprattutto le figure professionali di supporto ai pochi medici presenti nella struttura, hanno potuto lavorare a stretto contatto con il personale italiano, acquisendo la capacità di fornire autonomamente dei servizi di assistenza sanitaria alla popolazione non disponibili prima dell’arrivo della missione. In particolare, anche grazie ad una serie di apparecchiature donate all’ospedale - un elettro- bisturi per la chirurgia, un apparecchio completo per endoscopia, una bilancia elettronica per la pesatura del plasma e grandi quantitativi di medicinali e materiale sanitario per pronto soccorso e sala operatoria – l’ospedale sarà ora in grado di fornire il servizio per la diagnosi endoscopica di base, un’accresciuta esperienza in campo ecografico e nuove tecniche in campo chirurgico e clinico-diagnostico, soprattutto per una serie di patologie come gozzi tiroidei ed ernie addominali, malattie da queste parti endemiche e fortemente invalidanti sia per gli uomini che per le donne. E’ stata inoltre condotta un’attività didattica nei settori della prevenzione e diagnosi del cancro della mammella e nel primo soccorso cardio-polmonare di base.
Prezioso anche il contributo fornito per la gestione di un caso epidemiologico sospetto, a seguito della comparsa in alcune zone rurali del Nord del Paese di casi sporadici di una malattia non diagnosticata. Su richiesta delle autorità governative locali, alcuni componenti del team italiano, tra cui un medico specializzato in malattie infettive e tropicali, hanno preso parte insieme ad esperti del WHO (World Health Organization) e delle ong operanti nel territorio ad un gruppo di lavoro di emergenza, contribuendo a definire il quadro clinico della malattia, a creare un sistema di condivisione delle informazioni tra gli ospedali ed i presidi sanitari dei distretti coinvolti e tracciare le linee guida per la gestione, l’isolamento e la cura di alcuni casi sospetti ammessi all’ospedale St. Joseph.
20 novembre 2010
“In Africa non si è mai visto un ospedale come il St Joseph’s”. Il chirurgo Piero Narilli, della missione umanitaria delle Forze Armate 4 stelle per l’Uganda, è in procinto di entrare in sala operatoria per la cura di un gozzo. “Ero abituato a operare in situazioni disastrose da un punto di vista igienico, di attrezzature, e soprattutto di preparazione del personale medico locale. Qui c’è estrema pulizia e soprattutto tanta voglia di imparare. Il St Joseph’s è una sorta di isola felice nel mondo della sanità africana”.
La missione umanitaria delle Forze Armate italiane, in colloborazione con Alenia Aeronautica, partita il 20 novembre e che si ferma a Kitgum per 17 giorni, prevede numerosi interventi chirurgici, insieme ad attività di formazione. La missione, coordinata dalla Direzione Generale della Sanità Militare, è stata pianificata dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) dello Stato Maggiore Difesa, che ne detiene anche il comando operativo. Il coordinamento dei voli militari di andata e ritorno è stato invece effettuato dalla Sala Situazioni dello Stato Maggiore Aeronautica.
Il personale militare, sostenuto nei suoi giorni di permanenza a Kitgum dallo staff di AVSI, si è integrato perfettamente con la popolazione locale, partecipando attivamente ai festeggiamenti per l’anniversario del St Joseph’s, che proprio sabato 27 novembre ha celebrato i suoi primi 50 anni di attività.
Per l’occasione, una delegazione di AVSI dall’Italia, insieme al Segretario Generale Alberto Piatti e al Country Representative in Uganda John Makoa, ha partecipato all’evento, riconfermando il sostegno della Fondazione all’ospedale.
Insieme a loro, giornalisti di Repubblica, il Giornale, RAI e Mediaset, che hanno potuto visitare la missione umanitaria e i progetti di AVSI sul territorio.
Alla festa hanno anche partecipato i rappresentanti dell’AVSI Point di Rimini, che hanno potuto toccare con mano i progetti che hanno contribuito a sostenere attraverso la raccolta fondi.
Due giorni intensi, per le delegazioni in visita. Seguici nei prossimi giorni, per conoscere nei dettagli le emozioni della missione.
Ospedale St Joseph
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