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Siria. Ospedali aperti

Aiutaci anche tu a tenere aperto un ospedale in Siria. Dona ora e partecipa alla raccolta fondi per potenziare tre ospedali privati non profit ad Aleppo e Damasco, per garantire cure anche ai più indigenti, ai piccoli, alle madri sole, ai feriti.

2016 11 17 03
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La storia.

Come raccontare 7 anni di guerra? Immaginate questo: ogni bimbo siriano con meno di 10 anni non conosce altra vita che una vita in fuga, in un campo profughi o nascosto altrove quando i cieli fanno bum. Le madri sono spesso sole. I mariti combattono. O sono morti al fronte. O disertori in fuga. Sulle spalle delle donne, la responsabilità di resistere. Per sopravvivere servono un tetto, cibo, vestiti, acqua, un lavoro. E ospedali e medicine anche sotto embargo: con alcuni prodotti chimici si potrebbero fabbricare bombe. Certi farmaci li trovi solo al mercato nero. Se te li puoi permettere.

Obiettivo progetto.

L’obiettivo del progetto è tutto racchiuso nel suo titolo: Ospedali aperti. Aprire le porte di tre ospedali (due a Damasco e uno ad Aleppo) al maggior numero di pazienti indigenti che, altrimenti, non potrebbero pagare le cure di cui hanno bisogno. Dal trattamento di patologie complesse a quello delle malattie più banali che, in guerra, possono uccidere quanto i fucili.

Attività.

  • Cure mediche gratuite e di qualità a chi non potrebbe permettersele in tempo di guerra
  • Nuove apparecchiature mediche agli ospedali (TAC, respiratori artificiali, elettrocardiografi, endoscopi, etc) e il materiale di consumo necessario a farle funzionare
  • Ristrutturazione di alcuni spazi fisici che necessitano di interventi migliorativi come gli impianti idrici, elettrici e di riscaldamento
  • Nuovo software gestionale per i tre ospedali, così da metterli “in rete” e da consentire lo scambio di informazioni in tempo reale, permettendo una stretta collaborazione finalizzata alla miglior cura del malato
  • Formazioni tecniche per i medici siriani focalizzate sui loro bisogni più urgenti (un esempio: in molti hanno chiesto corsi di aggiornamento e “training on the job” per la chirurgia della mano)

Tutto questo, ovviamente, al fine di migliorare le tre strutture e consentire al loro staff (medici, infermieri e tecnici) di curare più persone possibile. Il grosso dei fondi raccolti sarà dunque usato per pagare le terapie mediche vere e proprie, la diagnostica dei pazienti e gli eventuali interventi chirurgici necessari.

Persone coinvolte.

40.464 pazienti in tre anni (202.323 giorni di ricovero gratuiti)

Donatori

Gemelli, Calzedonia, Conferenza Episcopale Italiana, Unipol Gruppo, Fondi Italiani per le infrastrutture, The Papal Foundation, Roaco, Ordine Equestre del Santo sepolcro di Gerusalemme

Pubblicato da AVSI su Lunedì 21 novembre 2016

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