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18 June Jun 2021 1125 18 June 2021

#FleetingDetails: disegni delle piccole cose che fanno sentire a casa i bambini rifugiati

Per la Giornata mondiale del rifugiato di quest'anno, abbiamo chiesto ai bambini rifugiati nei Paesi in cui lavoriamo di disegnare qualcosa che rappresenti quelle piccole cose che li fanno sentire a casa, anche in un campo profughi.

ECW CBECE Amani Al Moussa Landscape

Fuggendo, si perdono tante cose.

Ce lo raccontano ogni giorno i rifugiati che sosteniamo, scappati da guerra, fame, cambiamenti climatici, instabilità politica.

A volte, però, un dettaglio può riportare un pezzo di quella normalità che sembrava persa.

Ce lo insegnano ogni giorno i bambini: anche in un campo profughi trovano un modo per sentirsi di nuovo a casa. Lo raccontano i loro disegni che abbiamo raccolto per la Giornata mondiale del rifugiato che si celebra in tutto il mondo ogni 20 giugno.

Adayrelys, 12 anni, viene dal Venezuela e quando ripensa alla sua vita lì, le viene sempre in mente il mare, che poteva vedere dalla finestra di casa.

A causa della crisi venezuelana si trova con i suoi genitori in un centro di accoglienza a Roraima, in Brasile, gestito da AVSI Brasile tramite il progetto Gestão de abrigos, finanziato da UNHCR.

Adayrelys sa qual è la prima cosa che farà appena uscita dal centro: andare ad esplorare le spiagge brasiliane.

Guardare il suo cartone animato preferito in compagnia dei suoi nuovi amici: è questo che fa sentire Marco, 5 anni, un po’ più a casa.

Con la sua famiglia, ha dovuto lasciare l’Honduras alla ricerca di un luogo più sicuro e meno violento e il viaggio l’ha portato in Messico. Marco è uno dei “baby migranti” accolti grazie al progetto Inclusión Digna, sostenuto dall'Unione Europea e dalla Campagna Tende in Italia, realizzato da AVSI Messico con FM4 Paso Libre (Dignidad y Justicia en el camino A.C.) e El Refugio Casa Del Migrante.

Zahra ha ricevuto un kit creativo distribuito da AVSI Middle East e l'ong locale Sawa for Development and Aid nell’ambito del progetto Connecting to learn finanziato da Education Cannot Wait, che punta ad assicurare accesso all’istruzione ai bambini siriani e libanesi vulnerabili che hanno particolarmente subito le conseguenze della pandemia da COVID-19 in Libano.

Nel kit ha trovato pastelli e disegni e con la mamma ha scelto di colorare questo perché "Mamma, sembriamo io e i miei cugini che giochiamo qui a casa”.

Per lei, casa è il campo profughi di Al Salam, a Barr Elias, dove i suoi genitori si sono trasferiti dopo essere fuggiti dalla Siria al Libano nel 2013.

Durante la pandemia, con le scuole chiuse, Merci, 14 anni, passa tanto tempo con i suoi genitori: guarda suo papà vendere le scarpe al mercato, oppure aiuta sua mamma con le faccende. Questi momenti l’hanno fatta sentire più vicina a loro, e in qualche modo più vicina a casa.

Merci vive con i suoi genitori e i suoi otto fratelli nel campo profughi di Rwamwanja in Uganda. Vivono qui da otto anni, da quando sono scappati dalla Repubblica Democratica Del Congo nel 2013. La sua è una delle 13.200 famiglie, economicamente attive ma estremamente povere, che Graduating to Resilience sostiene nel percorso verso l’autosufficienza. Questo progetto è finanziato da USAID e implementato da AVSI Uganda in collaborazione con Trickle Up e Impaq International.

Quando Roynnix, 12 anni, pensa al Venezuela, la prima cosa che gli viene in mente è il parco, dove andava con i suoi cugini e suo zio: si divertivano tantissimo a giocare tutti insieme.

A causa della difficile situazione nel Paese, Roynnix e i suoi genitori si sono dovuti trasferire in Ecuador due anni fa. Ora vivono insieme ad altre famiglie a Manta, grazie al progetto Activados, finanziato da UNHCR e implementato da AVSI Ecuador, che promuove l’integrazione, la coesistenza pacifica e garantisce la tutela dei rifugiati e migranti venezuelani.

Hanin, 8 anni, non vede l’ora che suo papà e suo fratello tornino dal lavoro la sera per cenare tutti insieme. È questo il momento in cui si sente più a casa anche se per lei casa è una tenda nel campo profughi Marj El Khokh, in Libano.

Grazie a una famiglia italiana che la sostiene a distanza può studiare e ritrovare la normalità nelle piccole cose, nella speranza che un giorno possa conoscere la sua vera casa: la Siria.

Matim Gony si sente a casa fra i suoi amici, sul campo da calcio del campo profughi di Ifo, mentre dribbla come Cristiano Ronaldo: il calcio è lo sport che ama di più al mondo.

Ha 14 anni e vive a Dadaab, in Kenya dove AVSI Kenya implementa il progetto finanziato dal Bureau of Population, Refugees, and Migration statunitense (PRM), volto a promuovere l’integrazione e la qualità dell’istruzione per i profughi e la comunità ospitante.

Per Lamar, 12 anni, essere a casa è stare con la sua famiglia: non si riuniscono spesso, soltanto nei weekend. I suoi genitori sono arrivati in Giordania nel 2007, per scappare dalla guerra in Siria. Lamar è nata qui nel 2010.

Vivono nella comunità di accoglienza di Aqaba, e hanno ricevuto sostegno da parte di AVSI Giordania con il progetto SAFE II, finanziato da AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), che assicura protezione ed aiuto alle famiglie a rischio tra i rifugiati e le comunità locali ad Aqaba e Amman.