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9 December Dec 2019 1611 09 December 2019

Tende AVSI. Non si è mai troppo lontani per incontrarsi

La Campagna 2019/2020 con il progetto di sostegno a distanza contribuisce alla formazione di un bambino, aiutando anche la sua famiglia e l'intera comunità

Avsi Sostegno A Distanza Tende 2019 1 B

di Emmanuele Michela - Tracce

Per AVSI il sostegno a distanza è uno degli strumenti fondamentali per sostenere le proprie attività. Per questo, tra i diversi progetti della Campagna Tende 2019/2020, ce n’è uno specifico proprio dedicato a questa modalità di aiuto, con un titolo che spiazza per la sua essenziale verità: “Non si è mai troppo lontani per incontrarsi".

Per noi il sostegno a distanza è il primo modo per conoscere che cosa accade in un luogo: incontriamo un bambino per aiutarlo, ma con lui conosciamo anche la sua famiglia e cerchiamo di capire i loro bisogni

Lucia Castelli, Child Protection Advisor di AVSI

A raccontare è Lucia Castelli, pediatra e Child Protection Advisor di AVSI, per la quale da 25 anni segue progetti in vari Paesi africani e del Medio Oriente. «L’amicizia che nasce a distanza tra una famiglia italiana e un bambino ci porta a conoscere meglio questo bambino e a guardarlo con più attenzione, e questo alimenta il nostro modo di accompagnare qualcuno a diventare grande».

Attualmente sono 23.762 i bambini sostenuti da AVSI tramite progetti di sostegno a distanza, in 28 Paesi diversi tra Africa, Asia, Medio Oriente, America Latina e Russia. Dal 1994 a oggi sono stati più di 56mila gli italiani che hanno scelto questa forma di aiuto, andando incontro alle necessità educative di oltre 100mila bambini. Il tutto attraverso quote annuali facilmente gestibili: bastano 312 euro (che possono essere versati anche in pagamenti dilazionati) per aiutare una persona ad affrontare il suo percorso scolastico. «Certo, quei soldi hanno come primo obiettivo l’educazione di un giovane: servono per cose semplici come i quaderni, ma pure per pagare le tasse scolastiche. Ma c’è molto di più: aiutando un bambino si aiuta tutta la sua famiglia».

E l’utilità del sostegno a distanza è biunivoca, tanto per chi riceve quanto per chi dona. «Mi colpì molto qualche anno fa la storia di una ragazza ugandese: quando concluse gli studi ricevette la visita della famiglia italiana che la sosteneva da anni, in occasione di una festa di fine scuola. Quella mamma e la ragazza si scrivevano spesso ed erano diventate amiche: fu un incontro bellissimo. Quella famiglia aveva visto da lontano la ragazza crescere, e loro l’avevano sempre accompagnata. Significa vedere che da un piccolo seme cresce un albero».

Nel percorso di Lucia ci sono stati diversi incontri che hanno dettato il metodo. Il primo pensiero corre al Kenya: «A Nairobi aiutiamo diversi bambini che frequentano la scuola “Little Prince”. Alcune mamme, qualche anno fa, volevano essere aiutate nel creare un piccolo asilo per i figli più piccoli, ognuna spendendo le proprie capacità: c’era chi sapeva cucinare, chi sarebbe stata dietro ai bambini. Noi abbiamo scelto di sostenere loro, riuscendo così a dare aiuto tanto ai figli quanto alle madri». Attraverso il sostegno a distanza si aiuta quindi la famiglia, appoggiandosi anche a reti e associazioni che già operano sul territorio: ad esempio il Meeting Point International di Kampala, o l’associazione Khandlelo di Maputo, in Mozambico.

Chi ha beneficiato del sostegno a distanza è stato anche Eli, un bambino ruandese di 10 anni: «Non andava a scuola perché era malato di Aids: aveva perso i genitori, viveva con la nonna e la sorella più grande, avevano un piccolo terreno e nient’altro», spiega la Castelli. «Non era curato, ma soprattutto non voleva curarsi. Noi lo incontrammo: i suoi occhi vivacissimi spiegavano il suo desiderio di andare a scuola. Così lo abbiamo inserito in un progetto: ha ricevuto sostegno e cure, e ha cominciato a studiare». Eli aveva una voglia enorme di andare in classe, tanto da seguire alla lettera le terapie che gli erano state prescritte e diventare responsabile di un gruppo di mutuo aiuto con altri suoi coetanei malati, anch’essi bisognosi di seguire con precisione le cure. «Oggi è diventato grande e, insieme ad alcuni compagni, ha creato un’associazione riconosciuta dal governo, che va a fare corsi di formazione nelle scuole sulla prevenzione dell’Aids». Nel 2010, quando AVSI concluse un grosso progetto nel Paese, fu organizzata una festa. Tra gli invitati c’era Eli, che prese la parola e disse: «Il progetto di AVSI finisce, ma AVSI non andrà via: io continuerò a fare quello che ha fatto con me».

Projects to sustain

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