
SOSTEGNO A DISTANZA
KAZAKHSTAN

AVSI:
dal 1972 in cammino per la dignità della persona
La Fondazione AVSI è un’organizzazione non
governativa senza scopo di lucro nata nel 1972 e impegnata con circa 111
progetti di cooperazione allo sviluppo in 39 paesi del mondo: America Latina,
Africa, Est Europa, Medio Oriente, Asia.
LA
MISSIONE
La missione di AVSI è sostenere lo sviluppo umano nei
paesi più poveri del mondo nel solco dell'insegnamento della Dottrina Sociale
Cattolica con particolare attenzione all'educazione e alla promozione della
dignità della persona umana in tutte le sue espressioni. Il dramma che molte
popolazioni stanno vivendo va combattuto tenendo conto dell'unicità dell'uomo
con un progetto di sviluppo che guardi all'educazione come strumento per far
emergere i talenti. Solo in questo modo è possibile consolidare un modello di
sviluppo che faccia crescere gli uomini e, con loro, la pace.
IL
METODO
1.
1. Centralità della persona
2.
2. Partire dal positivo
3.
3. Fare con
4.
4. Sviluppo dei corpi intermedi e sussidiarietà
5.
5. Partnership
I
SETTORI DI INTERVENTO
§
Educazione,
infanzia e famiglia
§
Integrazione
delle aree urbane informali
§
Prevenzione
e tutela della salute
§
Formazione
professionale, avvio al lavoro e sviluppo microimprese
§
Agricoltura,
ambiente e sicurezza alimentare
§
ICT,
utilizzo nuove tecnologie
§
Aiuto
umanitario di emergenza
§
AVSI
è un Ente Autorizzato dalla Commissione per le Adozioni Internazionali a curare
le procedure di adozione internazionale.
RICONOSCIMENTI
AVSI è riconosciuta dal 1973 dal Ministero degli Affari
Esteri Italiano come Organizzazione non governativa di cooperazione
internazionale; è registrata dal 1991 come Organizzazione Internazionale presso
l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID); è
accreditata dal 1996 presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni
Unite di New York (ECOSOC); è accreditata con status consultivo presso
l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo dell’Industria di Vienna
(UNIDO); è accreditata con status consultivo presso il Fondo delle Nazioni
Unite per l’Infanzia di New York (UNICEF); è inserita nella Special List delle
organizzazioni non governative dell’Organizzazione Internazionale delle Nazioni
Unite per il Lavoro di Ginevra (ILO).
Carissimi
sostenitori è grazie alla vostra generosità e fedeltà che quest’anno è stato
possibile continuare il lavoro con i quasi 450 bambini e adolescenti che
seguiamo, come abbiamo voluto descrivervi in queste pagine.
È quindi
innanzitutto a voi che prima di iniziare il dettaglio delle attività voglio
indirizzare il mio primo ringraziamento. Non so se voi riuscite ad immaginare
cosa significhi per chi lavora sul campo qui sapere che per ogni singolo
bambino, c’è nella lontana Italia un adulto, una famiglia, o un gruppo di
persone che ha deciso e continua a decidere di aiutarci.
Subito
dopo di voi non posso che ricordare tutti i nomi delle nostre educatrici,
psicologhe ed operatrici sociali senza le quali non ci sarebbe possibile
realizzare tutte le iniziative di cui avete letto e tenere un rapporto
individuale e regolare con ogni singolo bambino. Queste persone che ormai un
po’ almeno di nome conoscete, perché citate nelle iniziative e perché ogni
tanto vi scrivono notizie dei bambini che sostenete mi stupiscono sempre per il
loro impegno e il loro entusiasmo.
Nel 2007
grazie al Sostegno a Distanza sono state organizzate varie iniziative sia di
carattere ludico-ricreativo sia di carattere educativo e terapeutico a favore
dei bambini più bisognosi. In ognuna delle strutture incluse nel SAD, i
risultati sono stati numerosi e, come ci si aspetta in ogni realtà che
progredisce, si sono presentate nuove esigenze. Una delle cose più rilevanti è
il fatto che quest’anno i rapporti si sono intensificati non solo con i bambini
ma anche con alcune famiglie ed alcuni educatori. In certi casi queste persone
hanno cominciato a fidarsi dell’associazione, migliorando così la qualità degli
interventi.
Le azioni
intraprese mirano a cambiare la concezione di bambino, figlio, e disabile,
prima considerati un peso, un oggetto estraneo, una vergogna e, di conseguenza,
a cambiare la concezione stessa di genitori e di educatori, responsabili della
crescita intellettuale ed emotiva dei bambini.
Le
famiglie sono state invitate ad incontri ed eventi particolari, gli educatori
di una scuola hanno partecipato a training e i bambini, i beneficiari del
Sostegno a Distanza, hanno partecipato ad attività di diversi tipi. Seguiti dal
personale di AVSI e MASP, hanno potuto dare sfogo alla loro creatività e hanno
potuto contare sul supporto nello studio e sul sostegno psicologico constanti,
migliorando in alcuni casi il loro rapporto con la scuola e con il mondo
esterno.
Il
Sostegno a Distanza ha permesso quest’anno di procedere con alcuni lavori di
ristrutturazione in determinate strutture, considerati necessari e urgenti, ha
permesso l’acquisto di beni di prima necessità dove ce n’è più bisogno,
l’acquisto di equipaggiamento vario, l’organizzazione di escursioni e di
attività tramite personale specializzato di MASP, avvenute nelle varie
strutture, per migliorare la qualità di vita dei bambini.
Essendo le
strutture diverse sia per il tipo di bambini accolti, che per l’ubicazione,
vengono qui riportati i resoconti struttura per struttura, in modo da rendere
un quadro dettagliato e chiaro degli avvenimenti di quest’anno.
Turksibskij Rajon, Almaty
Il
Turksibskij Rajon, ovvero quartiere Turksibskij, è uno dei sei distretti che
formano Almaty. È il più grande ed anche il più periferico. Qui in particolare
arrivano le persone dalle zone rurali, in cerca di un lavoro. In questo
quartiere si registra il tasso di criminalità più alto. Le famiglie spesso
vivono alla soglia della povertà e un’indagine recente, promossa dalla
Direzione stessa del distretto, ha rilevato un’alta incidenza di bambini con
disabilità fisiche e/o mentali. Bisogna sapere che ogni quartiere ha un
municipio, all’interno del quale sono distribuiti i vari uffici per i servizi
pubblici, tra cui il Centro di Occupazione e Programmi Sociali che si occupa
anche dei bambini disabili.
I bambini
che vengono al Centro e che sono seguiti dagli assistenti sociali, sono bambini
con disabilità fisiche e mentali più o meno gravi. La maggior parte di loro è affetta
da paralisi cerebrale. Solo dal 2004 è iniziato un programma statale per dare
sostegno a questi bambini e alle loro famiglie, che spesso non possono
permettersi i medicinali o i beni di prima necessità per i propri figli. Gli
aiuti statali sono comunque insufficienti rispetto alla quantità di famiglie
bisognose e si rivelano perciò poco efficienti. Per questo motivo il Centro del
Turksibskij Rajon ha chiesto ad AVSI e MASP di mettere a disposizione le
proprie risorse professionali e la disponibilità a collaborare insieme.
Gli
assistenti sociali del Centro fanno visita alle famiglie due volte alla
settimana, distribuiscono medicinali e altro materiale di cui i bambini hanno
bisogno. Le visite alle famiglie servono sia a monitorare la situazione, a rilevare
esigenze e bisogni, che a stabilire il tipo di aiuto da prestare a ogni
famiglia. In questo modo si tiene conto dei cambiamenti che avvengono
all’interno, compresi quelli economici per cui alcune famiglie raggiungono una
certa stabilità che permette loro di potersi procurare i beni di prima
necessità. Per quanto riguarda quest’anno, non sono avvenuti cambiamenti
particolari nelle famiglie, né in positivo né in negativo. I cambiamenti più
sostanziali sono stati notati nei bambini che, da quando vengono seguiti
regolarmente, hanno fatto molti progressi.
Inoltre
gli assistenti sociali si occupano dell’istruzione elementare dei bambini.
Questi infatti sono dichiarati non idonei a frequentare la scuola e quindi
restano a casa e, il più delle volte, non frequentano nessuno al di fuori della
famiglia e non prendono parte a nessun tipo di attività o iniziative.
Come ogni
anno, una delle principali difficoltà è quella di superare la barriera creata
dal pregiudizio sulla disabilità, in questo paese ancora molto forte, al punto
che molti padri abbandonano le famiglie ritenendo la madre colpevole della
situazione del bambino e al punto da deviare il naturale rapporto tra genitori
e figli. Le attività di AVSI e MASP iniziate al Centro del quartiere
Turksibskij servono quindi anche a cambiare
il rapporto tra la famiglia e il bambino, oltre che tra le famiglie
stesse e il mondo esterno.
Una novità
di quest’anno è stata l’apertura di una stanza presso il Centro, dove i bambini
ricevono le cure di riabilitazione e massaggio. La stanza è stata offerta ad
AVSI e MASP dalla direzione del Centro Turksibskij già nell’ottobre del 2006 ed
è attiva in maniera regolare dall’inizio del 2007. Il Sostegno a Distanza ha
permesso di attrezzarla con un tappetino, dei giocattoli e altri accessori per
i massaggi e per la ginnastica. Una delle richieste più importanti fatte da
Saša, il fisioterapista assunto da AVSI e MASP, era l’acquisto di un attrezzo
ginnico, per potenziare gli esercizi di fisioterapia.
Oltre a
Saša, AVSI e MASP hanno assunto una logopedista difettologa, Almagul, una
massaggiatrice, Sveta e una psicologa specializzata in art-terapia, Sveta II.
Tre volte
alla settimana Sasha e Almagul restano tutto il giorno al Centro e lavorano con
i bambini e con i genitori o i nonni che li accompagnano. Questi vengono
coinvolti attivamente, specialmente nelle attività di fisioterapia e di
art-terapia. Durante la ginnastica, gli adulti imparano insieme ai bambini gli
esercizi e li rifanno a casa, fino al prossimo incontro dove si verificano i
progressi fatti. Purtroppo non è possibile per tutte le famiglie restare
durante le sedute. Spesso i genitori devono lavorare e non hanno nessuno che
possa restare con i figli al Centro. Sicuramente la loro presenza migliorerebbe
alquanto la terapia sia dal punto di vista emotivo che per il fatto che i
bambini devono completare il lavoro a casa.
In ogni
caso, nell’arco di un anno molti bambini, specialmente i più piccoli, hanno
fatto passi da gigante. Alcuni, che
presentano disabilità solo a livello fisico, sono stati addirittura introdotti
a scuola perché hanno raggiunto un grado di autonomia tale da poter camminare e
muoversi con poche difficoltà. Anche i bambini più grandi (di 17-18 anni) hanno
mostrato dei progressi, migliorando la postura e la camminata.
Bisogna
tenere conto che la maggior parte di questi bambini non ha mai ricevuto cure
specializzate e per questo i cambiamenti avvenuti in loro sono motivo di
entusiasmo oltre che un risultato concreto ottenuto grazie al Sostegno a
Distanza. Tutto questo è visibile dalle foto fatte durante l’intero anno,
alcune delle quali sono appese alla parete della stanza di fisioterapia: bimbi
distesi, che non riuscivano ad alzare la testa, ora chiacchierano e raccontano
loro stessi dei miglioramenti avvenuti, con orgoglio mostrano come camminano,
come giocano, come gattonano bene.
Anche per
quanto riguarda l’art-terapia, i risultati sono ogni anno considerevoli. Qui
prendono parte alle sedute specialmente bambini con la Sindrome di Down,
bambini autistici, bambini con paralisi cerebrale, o bambini che a causa di
malattie croniche (come ad esempio la leucosi) hanno trascorso l’intera
infanzia a casa, senza mai prendere parte alla vita sociale dei loro coetanei.
Sveta aiuta questi bambini a non avere paura. Un bimbo autistico ha imparato ad
esempio a salire in piedi sulle sedie ed ora può attraversare tranquillamente
il ponte davanti a casa e può uscire con la mamma e restare tranquillo, senza
prorompere in quelle urla acute che lo tenevano lontano dal mondo. Una bimba
affetta da leucosi, pare molto brava a scuola, sta imparando ora a comunicare
con gli altri, attraverso giochi fatti di maschere e plastilina. Altri bambini
imparano a disegnare, prima copiando e poi creando, esprimendo il loro mondo
interiore.
Quei pochi
genitori o nonni che prendono parte alle attività di art-terapia insieme ai
bambini, sono molto più consapevoli delle potenzialità dei figli e della
possibilità di cambiare la situazione seppur critica e difficile. Questa è per
loro anche un’occasione per uscire dal proprio isolamento e dalla miseria
quotidiana, per parlare con altre persone.
A maggio è
stata aperta una seconda stanza di fianco a quella per la fisioterapia, dove è
stato allestito uno studio di logopedia. Di nuovo la stanza è stata offerta dal
Centro stesso, soddisfatto della collaborazione con AVSI e MASP e interessato a
migliorare ulteriormente i servizi per i bambini disabili.
Sebbene
sia ancora da attrezzare in quanto gli strumenti e i materiali necessari sono
ancora pochi, lo studio è già attivo da giugno e Almagul, tre volte alla
settimana, lavora con alcuni bambini. Questo fatto ha portato numerosi
miglioramenti. Ad esempio, prima i bambini seguivano la fisioterapia al Centro
e poi, a seconda delle possibilità della famiglia, andavano a fare logopedia in
altri centri, spesso lontani e scomodi da raggiungere. Le famiglie possono ora
usufruire di diversi servizi nella stessa giornata ed è più facile per loro
seguire le attività del proprio figlio. Gli specialisti stessi hanno la
possibilità di confrontarsi nel lavoro fatto con lo stesso bambino e decidere
insieme come meglio procedere, in base ai progressi raggiunti. In più
l’organizzazione delle attività è migliorata, si è potuto stabilire un orario
preciso e consentire la regolarità del servizio.
È stato
anche possibile aiutare gli assistenti sociali ad organizzare un trasporto al
Centro, due volte alla settimana, per i bambini più gravi, che altrimenti non
si presenterebbero mai alle attività.
Quest’anno
sono stati introdotti 10 nuovi bambini nel progetto di Sostegno a Distanza.
Questo permette loro di ricevere medicinali, pannolini e altri beni di prima
necessità, oltre a poter usufruire dei servizi di fisioterapia, logopedia e
art-terapia, che sono gratuiti per tutti i bambini disabili registrati al
Centro.
Durante
l’anno è stato potenziato il rapporto sia con gli assistenti sociali che con i
genitori. Con i primi, AVSI e MASP hanno deciso di organizzare un seminario nel
mese di maggio per migliorare la qualità del loro lavoro. Infatti la
collaborazione con il Centro di Turksibskij ha rivelato una grande lacuna nella
preparazione degli assistenti sociali, che seppur volenterosi, spesso non sanno
come gestire i bambini disabili che vivono in situazioni difficili come la
miseria o lo sgretolamento della famiglia e non sanno come utilizzare al meglio
le poche risorse a loro disposizione. Per questo motivo a marzo e aprile sono
stati svolti due seminari per due gruppi di 10/15 assistenti sociali. Degli
specialisti assunti da AVSI e MASP, hanno condotto attività con lo scopo di
accrescere le competenze degli assistenti sociali nel loro lavoro con i bambini
e nel renderli consapevoli della necessità di coinvolgere i genitori.
Per quanto
riguarda questi ultimi, a marzo è stato fatto un incontro con le famiglie più
bisognose, segnalate dagli assistenti sociali. Si è spiegato loro come funziona
il sostegno a distanza e si è discusso su come impiegare i mezzi finanziari a
disposizione, arrivando alla conclusione che le necessità più urgenti
riguardano l’acquisto di medicinali, pannolini, articoli di cancelleria, ecc.
In più è stato formato un gruppo solidale tra i genitori, in modo che possano
consigliarsi ed essere seguiti insieme dallo psicologo che lavora anche con i
loro figli.
Un evento
altrettanto importante ha avuto luogo ad aprile. Un neuropatologo ha visitato i
bambini considerati più gravi, in modo da poter dare delle direttive agli
specialisti di AVSI e MASP su come procedere con i massaggi e la riabilitazione
in maniera corretta. I bambini visitati sono stati 17. Per loro è stato
formulato un programma di cure in base alle istruzioni del neuropatologo, che
ha migliorato concretamente la qualità del servizio prestato loro.
I bambini
più gravi, che per la salute delicata e per l’impossibilità di muoversi restano
a casa e non frequentano il Centro, continuano ad essere seguiti regolarmente
dagli assistenti sociali che distribuiscono loro medicine e pannolini, oltre a
fare giochi e altre attività in modo da stimolarli il più possibile. Questo
serve ad alleviare la situazione difficile dei bambini e delle loro famiglie,
che possono contare sull’intervento di persone esterne.
A marzo si
è celebrata una delle feste più importanti in Kazakhstan, il Nauryz, il
Capodanno kazako, che coincide con l’inizio della primavera e con la rinascita
della natura. Per l’occasione, gli assistenti sociali del Centro Turksibskij,
hanno organizzato una festa per i bambini e i genitori. Il Nauryz è stato
festeggiato al Dom Tvorčestva, la Casa dell’Opera che si trova nel
quartiere. Qui, è stato organizzato un teatro di burattini apposta per i
bambini, che erano una ventina, accompagnati dai genitori. AVSI e MASP hanno
comprato i regali. Si trattava per lo più di regali utili, come articoli di
cancelleria, che hanno comunque entusiasmato i bambini.
Come si
può vedere, le novità del 2007 sono state molte e hanno portato a risultati
soddisfacenti. Il Sostegno a Distanza ha consentito di aprire nuovi servizi
(logopedia e art-terapia), lavorare attivamente con assistenti sociali e
famiglie e di continuare a distribuire beni materiali ai bambini beneficiari
del progetto. L’organizzazione è migliorata e il rapporto tra gli assistenti
sociali e gli specialisti di AVSI e MASP si è intensificato.
In ogni
caso, l’incremento delle attività e l’aumento dei bambini beneficiari, richiede
ora un ulteriore perfezionamento
dell’organizzazione del lavoro degli specialisti. Per il prossimo anno si pensa
di allargare l’accesso ai servizi ad un numero maggiore di bambini. Di
conseguenza sarà necessario lavorare intensamente con il personale del Centro
di Turksibskij. Si prevede quindi di organizzare dei training per aumentare le
competenze professionali dei soggetti coinvolti. In più, considerato che i
genitori hanno un ruolo molto importante nel raggiungimento degli obiettivi, si
sta pensando di coinvolgerli di più tramite incontri mirati che li aiutino a
creare associazioni e ad aiutarsi a vicenda. Come ultima cosa si è notato che
per i bambini recarsi alle sedute di terapia non è solo un’occasione per
ricevere cure, ma anche un momento emozionante perché incontrano altre persone.
Per il prossimo anno si è pensato di organizzare delle uscite, probabilmente al
Centro Giovanile di Almaty per dare loro la possibilità di integrarsi con i
loro coetanei.
Molodjožnyj Centr, Almaty
Il Centro
Giovanile è anche la sede di AVSI e MASP. L’edificio bianco, a due piani con un
cortile di fronte, si trova nell’Almalinskij Rajon (il quartiere Almalinskij).
Dispone di una biblioteca, due stanze da gioco, un salone grande e varie aule.
Il Centro Giovanile è stato costruito nel 2002 su iniziativa di Don Eugenio,
che riunitosi con gruppi di insegnanti e studenti universitari, ha deciso di
far divenire realtà l’idea di uno spazio in cui potersi incontrare e in cui
“condividere la passione per la vita”.

Qui,
vengono organizzate varie iniziative per bambini provenienti da diverse realtà,
diversi corsi per i più grandi e, soprattutto, vengono coordinate tutte le attività
delle strutture con cui AVSI e MASP collaborano e le attività per il Sostegno a
Distanza. I bambini provenienti dalle famiglie povere dei quartieri frequentano
il Centro più giorni la settimana, mentre ogni bambino della scuola internato
di Kaskelen viene due volte l’anno. I bambini di Kaskelen inoltre prendono
parte a gite e escursioni.
Tra i
bambini sostenuti che frequentano il Centro, ci sono quelli degli ex pensionati
(il 90% di loro viene dal quartiere Almalinskij). Di questi, circa 60 hanno beneficiato
del Sostegno a Distanza. Gli ex pensionati sono dei palazzi costruiti in epoca
sovietica apposta per le persone che arrivavano in città dalle campagne, in
cerca di lavoro. Gli appartamenti sono costituiti da due stanze al massimo e la
cucina e il bagno di solito sono in comune. Quando l’Unione Sovietica si è
sciolta, le fabbriche attorno alle quali sorgevano i pensionati si sono fermate
da un giorno all’altro. Come in tutto il paese, con la cessazione delle
fabbriche, con il lavoro che veniva a mancare e gli stipendi che non venivano
pagati, il senso di sicurezza cui erano state abituate le persone è sfumato.
L’imprevisto e l’incertezza hanno gettato nella disperazione i più deboli,
mentre chi ha deciso di non arrendersi, è riuscito a sopravvivere tra stenti e
sacrifici. Molte famiglie sono rimaste nei pensionati e hanno trovato poco per
volta altri lavori. A distanza di 16 anni si può vedere ancora una traccia del
passato, una fabbrica vuota e inattiva e attorno i superstiti, i pensionati.
Nei corridoi non c’è la luce, quindi la sera tante sagome si muovono a tentoni
per raggiungere il proprio appartamento. Le cucine comuni sono spoglie, gli
appartamenti essenziali. In due stanze vivono spesso famiglie intere, bambini,
genitori, nonni. Ma anche in questi casi capita che la mamma debba affrontare
da sola lavoro e figli. Ritornando la sera tardi, difficilmente può seguire i
figli nello studio nei bisogni che si presentano durante la giornata.
A
differenza degli anni passati, nel 2007 si è deciso di concentrarsi solo sugli
studenti dai 13 anni in su, in quanto si è considerato che riunire i bambini di
tutte le età gli stessi giorni non porta risultati, essendo i bisogni dei
bambini e degli adolescenti alquanto diversi. L’esigenza che è sembrata più urgente
è stata quella di accompagnare i ragazzi durante i percorsi scolastici perché
non rischino di perdere di vista lo studio quale mezzo per scegliere il proprio
futuro, sia in vista del college o dell’università che in vista di un possibile
lavoro. Alla fine del 2006 c’è stato infatti un incontro con i genitori per
capire di cosa hanno bisogno sia i bambini che le loro famiglie. I genitori
hanno chiesto in particolare sostegno nello studio. In seguito a questa
richiesta, sono stati organizzati tre pomeriggi alla settimana, in cui lezioni
per il dopo scuola e attività ludiche si alternano. Il mercoledì e il giovedì
insegnanti di inglese, kazako, russo e matematica seguono i ragazzini dai 13 ai
16 anni dopo la scuola. Il venerdì invece è il giorno libero, in cui si
organizzano giochi tutti insieme e si guardano film. Considerato che spesso i
bambini che frequentano il Centro hanno pochi interessi e sono molto poco
motivati a studiare, si è deciso di creare un “Intellektual’nyj klub” (club
degli intellettuali) dove, tramite quiz e gare, i bambini sono stati avvicinati
ai temi di attualità e allo studio delle culture dei popoli. Questa è una delle
iniziative che ha avuto più successo. Il gioco che piace di più è Brain-ring.
Galymžan, uno psicologo che lavora con MASP, prepara i quiz e dirige il gioco.
Due squadre avversarie devono rispondere a più domande possibili. Ogni volta il
gioco è divertente, i ragazzi, quando non sanno le risposte ne inventano di
insensate ma, poco per volta, diventano seri e concentrati e cercano di
rispondere correttamente e prima degli altri. Per poter giocare, i bambini
devono prepararsi ogni settimana su temi culturali e di attualità. Senza che se
ne accorgano, il gioco è diventato uno stimolo e una
scusa per farli leggere e studiare.
Per quanto
riguarda le gite e gli incontri di quest’anno, già nei primi giorni di gennaio,
in occasione dell’anno nuovo, il Centro Giovanile ha organizzato per i bambini
più piccoli di Kaskelen, la prima gita al teatro delle marionette “Zazerkal’e”
dove sono stati rappresentati due spettacoli: “I tre porcellini” e“Sneguročka”,
una fiaba russa che viene messa in scena nel periodo natalizio e che parla
della figlia dell’Inverno (Sneguročka deriva dal russo Sneg, cioè neve).
A febbraio
è stato organizzato un incontro con i veterani della Seconda Guerra Mondiale
che nei paesi ex sovietici chiamano ancora Grande Guerra Patriottica. I bambini
per l’occasione hanno preparato poesie e canti del periodo della guerra. Tutti
si sono dimostrati interessati ai racconti appassionati del veterano
(all’incontro ne erano stati invitati 5, ma per motivi di salute, ne è arrivato
uno solo). I bambini hanno mostrato il Centro e raccontato le attività cui
prendono parte. Questo ha dato prova del loro forte interesse per il Centro e
il loro apprezzamento nei confronti delle attività che vengono loro proposte.
A marzo è
stata anche organizzata una festa per il Nauryz, espressione profonda
delle tradizioni kazake, strettamente legate ai fenomeni della natura. Nel
salone grande del Centro, che viene usato per conferenze e altre occasioni
speciali, è stato allestito uno spettacolo. I bambini hanno dato alla sala
l’aspetto di una yurta (abitazione tipica kazaka, consiste in una tenda
circolare ricoperta di pelli e tappeti che si trova ancora oggi nelle montagne)
e hanno rappresentato il matrimonio kazako, vestiti negli abiti tradizionali.
Anche i ragazzi della Scuola Musicale sono stati invitati e, per l’occasione,
hanno suonato i dombry, uno strumento a corde tipico. I genitori hanno
accompagnato i bambini, evento significativo, in quanto raramente genitori e
figli prendono parte insieme ad eventi particolari.
Nello
stesso mese, in seguito ad un’inchiesta fatta a inizio anno, è stata
organizzata una “scuola dei genitori”, condotta da uno psicologo. Infatti i
genitori del quartiere Aksaj, hanno espresso una seria preoccupazione nei
confronti dell’educazione dei propri figli, spesso rivelando timori per i
conflitti che si vengono a creare e per la loro incomprensione e, di
conseguenza, incapacità a reagire nei confronti dei figli. Molti infatti hanno
figli dai 12 anni in su , che spesso, in seguito a liti e conflitti con i
genitori, finiscono per andarsene di casa. Questa situazione è inasprita dal
fatto che i genitori stessi (per lo più mamme sole) passano pochissimo tempo
con i figli, per motivi diversi che possono comprendere non solo il lavoro, ma
anche motivi personali legati ad una mentalità in cui il concetto di famiglia è
molto debole. Convinti che per aiutare i bambini sia necessario aiutare le
famiglie stesse in cui essi crescono, gli incontri con lo psicologo sono durati
fino a giugno. Essi si sono svolti regolarmente di sabato, due volte al mese.
In realtà si sono presentati in pochi, la maggior parte dei genitori si è
tirata indietro una volta iniziato il programma. Ma quelli che hanno
frequentato gli incontri sembravano soddisfatti. Notando la loro volontà di
continuare, si valuterà il prossimo anno quante persone saranno disposte a
proseguire gli incontri.
Per la
prima volta quest’anno lo staff di MASP ha deciso di fare la Giornata della
Famiglia e ha scelto come data il 10 giugno. Il 1 giugno infatti è la Giornata
Mondiale dei Bambini. Di solito in città vengono organizzati concerti e feste.
Quest’anno al Centro non è stato possibile organizzare niente per l’occasione e
si è deciso quindi di creare nello stesso periodo una giornata dedicata non
solo ai bambini ma anche alle loro famiglie. Lo scopo è attirare l’attenzione sul
rapporto tra genitori e figli, istituendo una giornata che ne diventi il
simbolo. È stata quindi organizzata una gita al Dendrapark, un
bellissimo ed immenso parco botanico appena fuori da Almaty, di solito meta
delle famiglie e luogo ideale per fare i picnic. Si intende ripetere
l’esperienza ogni anno, in modo che questa diventi una delle feste ufficiali
del Centro e che, di conseguenza, le famiglie sentano l’importanza che viene
data al loro ruolo.
Nelle
vacanze di primavera, che durano dalla fine di marzo ai primi giorni di
aprile, i bambini hanno preso parte a
gare sportive di calcio e tennis. Le vacanze sono il periodo più difficile, in
quanto gli adulti lavorano e i bambini se ne vanno in giro tutto il giorno,
senza la supervisione di nessuno.
All’inizio
dell’anno è stato organizzato un trasporto per i bambini del quartiere Aksaj,
una zona della città lontana dal Centro Giovanile. Una volta alla settimana,
fino a maggio, l’educatrice Nazgul andava al quartiere per radunare i bambini e
accompagnarli al Centro. Durante il viaggio in autobus, lei e Zhanar, un’altra
educatrice di MASP, hanno notato in più occasioni che i rapporti tra i bambini
sono tesi, che non sono in grado di comunicare senza ricorrere ad atteggiamenti
prepotenti, sempre pronti a litigare e a creare conflitti per motivi labili. In
seguito a queste osservazioni, le due educatrici hanno proposto di organizzare
un seminario sulla risoluzione dei conflitti, invitando tutti i bambini. Il
seminario è iniziato a febbraio ed è durato fino ad aprile, coinvolgendo 8-12
bambini dagli 8 ai 10 anni. All’inizio per loro è stato difficile capire il
motivo di questa iniziativa e il senso dei giochi che venivano proposti.
Nonostante tutto, alla fine del ciclo di incontri è stato chiesto ai bambini se
avessero voluto continuare. La risposta è stata positiva. Purtroppo al momento
i bambini di Aksaj non riescono a frequentare il Centro, a causa degli orari a
scuola che coincidono con quelli del Centro; continuano comunque a beneficiare
del sostegno materiale. Si valuterà il prossimo anno se e come organizzare
nuove iniziative dirette anche a loro.
Durante
tutto l’anno sono stati organizzati corsi di danza e di disegno, condotti da
insegnanti professionisti. Viste le età diverse, i corsi sono stati divisi in
due classi, una per i bambini più piccoli e una per quelli più grandi, con una
frequenza di due volte la settimana. Inoltre, a novembre sono iniziati i corsi
di informatica, in seguito alle richieste dei ragazzi degli ultimi anni delle
scuole, considerando che avere delle conoscenze base di informatica è ormai
essenziale sia per lo studio che per il
lavoro.
D’estate
invece, si sono tenuti dei circoli amatoriali, scelti dai bambini stessi.
Alcuni hanno deciso di fondare “Il circolo dei giovani naturalisti”, altri
invece si sono riuniti al “Circolo dei giovani turisti” ed infine si sono
formati il “Circolo dei coristi” e quello dei “Lettori”. In ogni circolo si
sono fatti giochi a tema e si sono guardati film e documentari. Ad esempio i
“giovani turisti” hanno visitato i monumenti e i musei della città, mentre i
“naturalisti” hanno guardato documentari, fatto gite in posti magnifici come il
Grande Lago Almatynskij, o alle cascate del fiume Butokovka. I
“coristi” hanno preparato canzoni, i “lettori” letto libri, seguiti da
un’insegnante. Ovviamente tutti potevano frequentare più di un circolo a
seconda degli interessi. Tre ragazzi attualmente seguiti al Centro e che
vorrebbero diventare cuochi, hanno preparato una cena per i genitori e gli
amici. Tra i genitori sono venute solo le mamme. È stata una bella occasione
per conoscerle e per farsi raccontare storie sui loro figli. Se n’è
approfittato anche per festeggiare altri tre ragazzini usciti dalla Scuola di
Kaskelen che hanno terminato il primo anno all’istituto professionale. È stato
questo un momento importante, perché i ragazzi sono riusciti prima di tutto a
continuare gli studi, nonostante provenissero dalla scuola di Kaskelen,
considerata una scuola per bambini con ritardi mentali. Inoltre il successo più
grande è stata la conclusione dell’anno scolastico con voti abbastanza buoni e
la prospettiva di passare al secondo anno, come effettivamente è avvenuto a
settembre. Tutti i ragazzi in serata hanno ricevuto un diploma fatto dalle
educatrici di MASP, un riconoscimento per i successi raggiunti durante l’anno.
Una grande
novità per quest’anno è che al Centro hanno cominciato ad arrivare sempre più
bambini, dalla scuola internato N. 3 e da Kaskelen. È stato quindi necessario
organizzare delle visite a turni, in modo da assicurarsi che tutti i bambini
potessero prendere parte alle attività. In particolare, sono stati organizzati
dei turni per la scuola di Kaskelen, essendoci molti bambini inclusi nel
Sostegno a Distanza. Dato che le classi della scuola internato sono molto
numerose, si è riusciti ad assicurare a tutti i bambini di venire al Centro due
volte all’anno. Due volte alla settimana, un giorno intero viene dedicato solo
a loro. Le educatrici e la psicologa organizzano dei giochi nella sala grande
dell’edificio, in modo da creare un’atmosfera speciale. Alla fine dei giochi
bevono tutti insieme il the. Le uscite al Centro, seppur non consuete, sono da
sempre un momento importantissimo per ognuno di questi bambini, essendo per
loro una delle poche occasioni piacevoli di uscire dalla struttura di Kaskelen.
Grazie al
Sostegno a Distanza, sono stati acquistati i materiali necessari per le varie
attività, principalmente articoli di cancelleria e libri per arricchire la
biblioteca. Inoltre sono stati forniti beni di prima necessità ai bambini degli
ex-pensionati inclusi nel progetto. Molto importante è stato l’acquisto delle
vitamine alla fine dell’inverno, periodo critico in cui i bambini si ammalano
molto facilmente a causa del sistema immunitario indebolito. Inoltre ogni mese
sono stati acquistati e distribuiti i biglietti per l’autobus ai bambini dei
quartieri più lontani, che altrimenti non potrebbero permettersi di venire al
Centro.
Quest’anno
sono state organizzate delle visite mensili direttamente a casa dei bambini, in
parte per raccontare le attività fatte con quelli che frequentano il Centro e
in parte per monitorare la situazione di ogni famiglia, stabilire insieme di
cosa hanno bisogno i figli e per decidere quando andare insieme a comprare i
vestiti invernali e gli accessori per la scuola. Inoltre, come ogni anno, si
cerca di capire se la situazione economica delle famiglie è migliorata, se i
genitori lavorano e, in caso contrario, si cerca di capirne le ragioni. Il
rapporto con le famiglie di solito è abbastanza buono. Esse comprendono il
significato del lavoro di AVSI e MASP e spesso le famiglie stesse contattano
l’ufficio per segnalare problemi riguardanti i bambini, come ad esempio
problemi di salute. Capita anche che ci siano difficoltà a far comprendere a
cosa mirino le iniziative e perché vengano svolte. Per questo le visite alle
famiglie sono fondamentali; si cerca di instaurare un certo tipo di relazione
che si basi sulla fiducia e sulla comprensione reciproca. Non sempre ovviamente
i risultati sono immediati. Ma il fatto stesso che il lavoro al Centro continui
ininterrotto, dà motivo ogni anno di continuare e di migliorare per superare
poco per volta le difficoltà, che ogni anno si presentano numerose. Nel 2007
sono stati addirittura introdotti 7 nuovi bambini del quartiere periferico
Turksibskij. Vista la grande distanza, Nazgul, che segue tutte le famiglie,
riesce a far visita a questi bambini solo 1 volta ogni 3 mesi. Resta comunque a
disposizione di tutte le famiglie sostenute, le quali possono contattarla in
caso di bisogno. Quando i bambini si ammalano, ad esempio, su loro richiesta
vengono fatte lezioni individuali per recuperare quello che si è perso a
scuola.
Al momento
le educatrici stanno organizzando, per i bambini e i ragazzi del quartiere, la
festa di Capodanno, che qui ha un’importanza maggiore rispetto al Natale. Si
tratta infatti di un paese a maggioranza musulmana non praticante, in cui
l’ateismo imposto nel periodo sovietico ha ancora una forte influenza sulla
vita quotidiana. Infatti ora si tende a riconoscersi in diversi gruppi
religiosi (musulmani, ortodossi, protestanti, cattolici, ecc.), ma sono poche
le persone che seguono i riti e le feste religiose. E così il 31 dicembre è da
sempre una festa che coinvolge tutti, senza considerare appartenenze nazionali
o religiose. L’anno scorso sono state organizzate due feste pochi giorni prima
del 31, una per i più piccoli e una per i più grandi. I bambini hanno fatto
delle scenette in costume, assieme alle educatrici, in cui prendevano vita
tutti i personaggi buoni e cattivi delle favole tradizionali, tra cui
l’immancabile Sneguročka, che i bambini hanno fatto diventare prima
una superstar moderna in cerca di fama e gloria per poi ritrasformarla nella
buona e tradizionale figlia dell’Inverno, a grande richiesta di tutti. I
ragazzi più grandi hanno invece organizzato una cena con canti e balli,
trascorrendo una serata allegra tutti insieme.
Quest’anno
si è considerato quanto sia importante lavorare con i genitori, in quanto sono
il primo punto di riferimento, eppure le persone più assenti nella vita dei
figli. Si è rimasti soddisfatti delle attività e delle iniziative che hanno
avuto luogo con i ragazzi adolescenti, in quanto si è notato che i quiz e i
giochi si sono rivelati per loro molto stimolanti e forse li hanno resi più
interessati a quello che si muove attorno a loro. Inoltre la scelta di
concentrare le attività principali sugli adolescenti si è dimostrata molto più
produttiva rispetto all’anno precedente.
Per il
2008 si pensa di intensificare le visite dei bambini di Kaskelen, soprattutto
di farli interagire con gli altri bambini dei quartieri e degli ex pensionati,
con l’obiettivo di farli uscire dall’isolamento cui sono costretti nella scuola
internato.
Le
famiglie dei ragazzi dei quartieri verranno coinvolte laddove necessario e in
base alla loro disponibilità, tenendo come punti fermi la Giornata della
Famiglia che verrà di nuovo festeggiata a giugno e gli incontri periodici per
continuare il Sostegno a Distanza in base alle esigenze che man mano si
presentano.
Scuola-internato, Kaskelen
Nella
periferia della città di Kaskelen, si trova la “scuola-internato per bambini
con capacità limitate”. La scuola è formata da un complesso di edifici attorno
ad un cortile abbastanza spazioso, con una rete da pallavolo, un canestro da
basket e altri giochi. All’interno degli edifici ci sono le aule, le stanze dei
bambini, la mensa e altri spazi, alcuni ancora da ristrutturare.
La scuola
internato di Kaskelen è una scuola collegio, in cui i bambini vivono e
studiano. Si tratta di una scuola statale speciale, per bambini con problemi di
apprendimento. In realtà non tutti i bambini hanno ritardi per motivi fisici,
molti problemi sono di origine psicologica. Abbandonati a se stessi per tutto
il periodo prescolastico e cresciuti in ambienti famigliari deviati, questi
bambini hanno spesso problemi comportamentali gravi che incidono sul loro
sviluppo intellettuale e sul loro andamento a scuola. Spesso sono le altre
scuole, incapaci di affrontare bambini così difficili, ad assegnarli a
Kaskelen, altre volte sono i servizi sociali, nei casi in cui le famiglie non
si occupano dell’inserimento scolastico dei propri figli. Tanti bambini vengono
inseriti quindi in un contesto non adatto alle loro potenzialità, aumentando il
loro ritardo evolutivo rispetto ai coetanei. Per poter frequentare la scuola di
Kaskelen, per ogni bambino viene redatto un documento che ne attesta le
patologie, con termini medici altisonanti che non corrispondono per niente al
metodo sommario con cui esse sono state stabilite. Questi documenti
influenzeranno per sempre il futuro dei bambini.
I bambini
ospitati hanno da 6 a 16-17 anni, provengo soprattutto dalle zone rurali
incluse nella provincia di Almaty. Alcuni tornano a casa nei fine-settimana, se
la famiglia non abita troppo lontano, altri solo d’estate. Le famiglie da cui
provengono questi bambini vivono spesso situazioni terribili: alcune sono
estremamente povere, per questo non riescono a gestire i figli, specie quelli
più problematici, altre sono completamente impreparate a prendersi cura dei
figli, in quanto oltre ad avere problemi finanziari, uno dei genitori o tutti e
due bevono. Spesso la madre è sola, nei casi peggiori invalida lei stessa.
Tante volte i genitori sono divorziati e i figli vivono con i nonni o con altri
parenti. Non è raro che i ruoli nella famiglia non siano chiari, succede che la
mamma sia assente tutto il giorno, che tra fratelli abbiano padri diversi, che
i bambini restino da soli per l’intera giornata, che nessuno si preoccupi della
loro istruzione e educazione. E l’unica soluzione sembra essere Kaskelen.
La scuola
ospita circa 200 bambini, il personale è molto numeroso e del tutto
disinteressato nonché inadeguato a lavorare con alcuni di loro. Questo
disinteresse deriva soprattutto dalle condizioni in cui devono lavorare. I
fondi statali infatti sono insufficienti, al punto che bastano appena a coprire
i costi della struttura. Inoltre gli stipendi del personale sono molto bassi. I
bambini che vivono nella scuola hanno bisogno di attenzione, di un ambiente
bello e di un supporto specializzato, avendo subito l’abbandono (dal momento
che sono stati mandati a Kaskelen), con un passato difficile e spesso violento
come unico bagaglio.
AVSI e
MASP lavorano in questa realtà da circa 5 anni. In questo arco di tempo, i
progressi sono stati tanti. Infatti ora le condizioni igieniche della scuola
sono migliorate, alcune stanze sono state abbellite e i bambini vengono seguiti
da uno psicologo e due educatori di MASP, che a loro volta danno sostegno agli
educatori della scuola, informandoli e coinvolgendoli nel loro lavoro.
Alla fine
del 2006 è arrivato un nuovo direttore, ex impiegato statale, amante
dell’ordine e della forma. Il nuovo direttore ha recintato la scuola, in modo
tale che i bambini non vadano sulla strada, ha imposto regole precise sugli orari
di insegnanti ed educatori e ha accettato di continuare la collaborazione con
AVSI e MASP, che ogni anno si rivela essenziale, sia per il supporto
professionale che viene offerto, che per il sostegno materiale.
Grazie ad
AVSI e MASP, quest’anno sono stati fatti molti lavori di ristrutturazione. La
palestra è stata attrezzata e rinnovata all’interno, permettendo così agli
insegnanti di ginnastica di riorganizzare le attività sportive per ogni classe
e di migliorare le attività stesse.
Come
previsto nel 2006, è stata aperta un’altra stanza messa a disposizione dalla
scuola. La stanza è stata ristrutturata all’inizio dell’anno e, poco per volta,
sono stati acquistati mobili, giochi e tutta l’attrezzatura necessaria. Ora qui
vengono svolte 5 attività principali: lezioni di matematica e di scienze,
giochi di ruolo, costruzioni, cinema e musica.
Un’altra
novità riguarda l’inaugurazione di un laboratorio di sartoria, aperto a maggio,
in seguito ai lavori di ristrutturazione. Si è pensato infatti che questo potrebbe
essere uno stimolo alla creatività, un mezzo tramite il quale i bambini possono
vedere nelle proprie mani il frutto del loro talento, migliorando la percezione
che hanno di sé, sentendo di avere delle potenzialità. L’attività per ora è
solo all’inizio e non si svolge in maniera regolare, ma si prevede di
migliorarne l’organizzazione.
In parte
il sostegno è servito per comprare gli accessori necessari per attività come il
disegno. Inoltre, i bambini con più difficoltà hanno potuto contare sul
sostegno di uno psicologo di MASP e ad alcuni è stato pagato uno psicologo
esterno.
Per le
ragazze delle classi russa e kazaka dalla settima alla nona (dai 13 ai 15
anni), è stato organizzato un seminario sull’igiene personale. Il seminario si
è tenuto tra aprile e maggio, condotto da uno psicologo con l’aiuto di Gulnara,
che segue le attività della scuola fin dall’inizio della collaborazione. Il
seminario aveva lo scopo di aiutare le ragazze a conoscersi meglio e a
sviluppare l’autostima, per saper affrontare il rapporto con i loro coetanei e
per farsi rispettare. Le classi sono state scelte proprio perché si tratta di
ragazze che oltre a provenire da situazioni problematiche, si trovano proprio
nel periodo critico della crescita e, più di altri, corrono il rischio di
cadere nella trappola dell’alcol o di diventare vittime di violenze. Le ragazze
si sono dimostrate molto interessate a tutti i temi proposti dalla psicologa,
sono intervenute alle discussioni e hanno fatto numerose domande.
A marzo si
sono organizzati anche dei seminari per i bambini di tutte le età, inclusi nel
sostegno a distanza. La scuola ha fornito la lista dei bambini, mentre due
persone di MASP, una psicologa, Lena, e un’educatrice, Nazgul, hanno preparato
il profilo di ogni partecipante, che include la storia personale e la
situazione famigliare. Lo scopo di questi seminari è quello di aiutare i
bambini i cui i genitori bevono o fanno uso di droga. I figli infatti spesso si
ritengono responsabili di quello che succede a casa loro e tendono a non parlarne
con nessuno, accrescendo così il loro disagio, intrappolati nel trauma delle
esperienze vissute. Lena e Nazgul, in seguito alla formazione da parte di un
esperto, hanno iniziato degli incontri con i bambini per spingerli a parlare
dei propri problemi, a fidarsi di loro organizzando degli esercizi mirati
sottoforma di gioco. In questo modo si vuole insegnare ai bambini ad affrontare
i problemi che trovano a casa. Alla fine di ogni incontro Lena e Nazgul hanno
tenuto un registro con la valutazione delle attività svolte e dei risultati
raggiunti durante la giornata, così come delle problematiche da affrontare in
seguito. Nella prima sessione, che si è svolta da marzo a maggio con la
partecipazione di circa 20 bambini, i risultati sono stati notevoli. Molti si
sono aperti e hanno iniziato a parlare di se stessi, quasi tutti hanno chiesto
di continuare gli incontri e, soprattutto, hanno imparato a chiedere aiuto. A
maggio, subito dopo il primo ciclo di incontri, sono stati invitati i genitori
dei bambini, per metterli al corrente del seminario e dei temi affrontati (la
famiglia, la scuola, l’alcol e la droga) e, allo stesso tempo, sono stati
informati gli educatori della scuola, perché non fossero esclusi dall’evento.
Una seconda sessione è iniziata a ottobre, per altri 20 bambini. Nonostante
alcune difficoltà (gli orari dei bambini sono a volte irregolari al punto che
non sempre si riesce a farli coincidere con l’inizio dell’incontro, o alcuni
bambini non si presentano ed è difficile reperirli), l’idea piace molto. Si sta
considerando ora la possibilità di organizzare per il prossimo anno un incontro
mensile con i bambini che hanno già partecipato al seminario, per dare
continuità al lavoro svolto con loro, in modo che i risultati non siano
limitati nel tempo.
Come ogni
anno sono continuate le attività di disegno per i bambini più piccoli e, nel
2007 sono state coinvolte le classi dalla seconda all’ottava (dai 7 ai 13
anni). Quest’anno le attività sono state condotte dagli educatori stessi della
scuola che hanno anche organizzato dei concorsi di disegno. Questa è stata
l’attività che ha dato il via alla collaborazione con la scuola e che è stata
portata avanti regolarmente. Il disegno è infatti un mezzo efficace per
stimolare questi bambini e per sviluppare la loro fantasia e curiosità. Si
ritiene quindi che sia una delle attività basilari per iniziare a lavorare con
i più piccoli.
Ci si è
concentrati anche sul lavoro degli educatori e per questo si è deciso di
organizzare per alcuni di loro un seminario sul rapporto con i bambini. Vari
temi sono stati affrontati durante tutto l’anno, dai potenziali conflitti che
si vengono a creare, ai modi in cui si manifesta l’ira. Tre psicologi
specializzati in art-terapia conducevano gli incontri. Le lezioni sono state affrontate
tramite degli esercizi pratici, che includevano il lavoro manuale (ad esempio i
partecipanti hanno lavorato con le maschere) o alcuni elementi che vengono
utilizzati anche a teatro per esprimere i propri pensieri, comunicare le
proprie emozioni. Nonostante non tutti abbiano preso parte regolarmente agli
incontri, molti educatori erano soddisfatti delle attività svolte che hanno
posto il loro lavoro sotto una prospettiva nuova.
Nel 2007
si è deciso anche di iniziare un programma di lettura per i bambini di tutte le
classi, gestito da una nuova educatrice assunta da MASP, Karlygaš. Infatti
molti bambini hanno difficoltà e imparano a leggere molto tardi. Inoltre molti
non hanno interessi di alcun tipo. La lettura, se proposta come una cosa
interessante e divertente, può facilitare i bambini nello studio. Grazia al
programma di lettura, molti bambini ora leggono con gran piacere, impazienti di
iniziare nuovi racconti e nuove storie.
Al Centro Giovanile di Almaty sono state organizzate
delle visite per tutto l’anno, che hanno coinvolto, a rotazione, tutte le
classi. Un pulmino è stato affittato per il trasferimento dei bambini. In
questo modo si è riusciti ad assicurarsi che ogni bambino riesca a venire al
Centro due volte l’anno. Inoltre, una volta all’anno ogni classe viene
accompagnata ad Almaty dove si visitano diverse mostre ai musei. I bambini sono
entusiasti delle uscite al Centro e in città, per loro una delle poche
occasioni di uscire dalla struttura di Kaskelen.
Per il
Capodanno e il Nauryz sono state organizzate delle feste, così come per
il Vypusknoj, la festa di fine anno scolastico. In particolare, nel
dicembre 2006, i bambini sono stati invitati al Centro Giovanile di Almaty,
dove con altri bambini dei quartieri, hanno messo in scena i personaggi delle
favole kazake e russe.
A
differenza degli anni prima, si è deciso nel 2007 di concentrare di più
l’attenzione sulle famiglie, tenendo conto che nei periodi di vacanza i bambini
tornano a casa. Sono stati quindi organizzati 3 incontri a distanza di pochi
mesi, che avevano come protagonisti i genitori e i loro figli. Si tratta dei
bambini che hanno partecipato al seminario di marzo. Ad uno degli incontri sono
state invitate circa 30 famiglie ma se ne sono presentate 15. La cosa che ha
colpito è che queste famiglie provenivano dai villaggi lontani ed hanno quindi
dovuto affrontare un viaggio abbastanza lungo. Durante l’incontro, che è
avvenuto nella scuola stessa, sono stati proiettati dei filmati con i loro
figli. È stato un modo per raccontare alle famiglie quello a cui non hanno
potuto assistere, tramite un impatto visivo, che è forse il mezzo più diretto
ed efficace di raccontare i cambiamenti avvenuti nei loro figli. In
quest’occasione, sono anche state distribuite delle lettere ai genitori,
preparate dai bambini stessi.
Sempre in
questo ambito, dalla primavera del 2007 sono iniziate delle visite regolari
alle famiglie. Ogni mercoledì, Gulnara e Lena si recano a casa dei bambini. Qui
entrano in contatto con l’ambiente famigliare, con i fratelli e i parenti con
cui vive il bambino in questione, cercano di capire come meglio aiutarlo e
quali problemi egli debba affrontare una volta a casa. Il contatto con
l’ambiente famigliare aiuta a rendere il sostegno più efficace e completo.
Inoltre si tenta di coinvolgere di più le famiglie nella vita dei loro figli,
di farle sentire di più parte responsabile. Questa è una delle attività che ha
portato più risultati, innanzi tutto perché si ha avuto la possibilità di
conoscere meglio i bambini stessi, entrando in contatto con il contesto da cui
provengono. In alcuni casi è stato possibile individuare tra la miseria e le
difficoltà, alcuni aspetti positivi che possono essere sfruttati a vantaggio
dei bambini. Ad esempio, in alcune famiglie la mamma o la nonna lavorano e si
preoccupano dei figli o dei nipoti, ostacolate per lo più dalla povertà e dai
problemi degli altri componenti della famiglia. Il fatto che si faccia loro
visita, è un’occasione per parlare insieme e per vedere come trovare una
soluzione adeguata.
Adesso
Gulnara si occupa anche della raccolta dei documenti dei ragazzi e delle
ragazze più grandi (di 16-17 anni). È importante infatti seguirli anche al di
fuori della scuola. I bambini di Kaskelen, sono considerati tutti mentalmente
invalidi e per questo motivo sia le scuole che i possibili datori di lavoro non
li accettano. AVSI e MASP hanno deciso di intervenire in questo frangente, per
trovare una sistemazione ai ragazzi con un normale sviluppo, perché ci sia
anche per loro la possibilità di scegliersi un futuro. Si è riusciti infatti ad
inserire alcuni che si sono diplomati l’anno scorso, negli istituti
professionali e a trovare un lavoro a chi non desidera continuare gli studi. Le
prassi sono comunque complicate e spesso lunghe. La raccolta dei documenti è
diventata perciò un’attività regolare.
Per il
prossimo anno si pensa di concentrarsi di più sul lavoro degli educatori della
scuola, essendo le persone che passano più tempo con i bambini. Infatti il
pomeriggio i bambini hanno molto tempo libero che se non impiegato
adeguatamente rischia di rendere le attività svolte fin’ora poco efficaci.
Inoltre si pensa di coinvolgere gli educatori attivamente non solo nelle
attività di disegno, ma anche in quelle di lettura e nei lavori di cucito. Per
quanto riguarda quest’ultimo, si prevede di rendere l’attività più regolare e
meglio organizzata. Visti i buoni risultati ottenuti dal coinvolgimento delle
famiglie, si pensa anche di rafforzare questo aspetto, tramite nuovi incontri.
Tutto questo dovrà portare un ulteriore beneficio ai bambini della scuola.
I Focolari (Očagi), Kapšagaj
I Focolari sono costituiti da sei
case e si trovano a Kapšagaj, una cittadina vicino ad Almaty, attorno a cui è
stato costruito un immenso lago artificiale. Il quartiere dei Focolari è bello,
a poco a poco si stanno costruendo varie villette private. Si tratta di una ex
zona residenziale dove, in epoca sovietica, viveva la nomenclatura russa.
È stato Padre Massimo, che vive in
Kazakhstan ormai da 9 anni, a fondare i Focolari, con lo scopo di soccorrere i
bambini delle zone circostanti. Subito dopo il suo arrivo, Padre Massimo si è
dato da fare per costruire una chiesetta e una parrocchia che fossero un punto
di riferimento e un luogo in cui i fedeli potessero pregare. Nel 2000 gli sono
stati portati i primi bambini, figli di famiglie poverissime, non solo
materialmente. Infatti una cosa che ha avuto occasione di conoscere Padre
Massimo è stata la povertà di valori, la mancanza di un senso della vita che si
impersona nelle centinaia di bambini sporchi che vivono per strada, con i genitori
spesso ubriachi o immersi nella propria quotidianità fatta di squallore e
mancanza assoluta di rapporti profondi con le altre persone.
Poco per volta, mamme, nonne,
insegnanti o la polizia portavano sempre più bambini a Padre Massimo. E così è
nata la necessità di organizzarsi, di fornire un posto adeguato a tutti i
bambini. Nel 2000 è stata acquistata la prima casa, vicino alla Chiesa e le è
stato dato il nome di Santa Chiara. Subito un anno dopo è stata costruito il
Focolare di San Marziale. Nel 2002 sono state comprate le case di Giovanna
d’Arco e Santa Veronica. Essendo i bambini sempre più numerosi, altre due case
sono state comprate e ristrutturate tra il 2005 e il 2006, si tratta dei
Focolari di San Francesco e di Sant’Antonio. In totale quest’anno i bambini
sono 140. Ancora non tutti ricevono il sostegno a distanza.
In ogni Focolare vive una donna
adulta che ha il compito di mantenere la casa pulita, di insegnare ai bambini a
lavarsi e di fare in modo che tutti si aiutino, si rispettino e mantengano la
casa in ordine. In un certo senso, le funzioni svolte da queste donne (Margot,
due Oksana, Irina e Nataša) è quello di mamma e educatrice. Bisogna tenere
presente che i bambini hanno quasi
tutti una famiglia, il più delle volte incompleta e con molti problemi,
ma capita anche che alcune famiglie siano solo molto povere e vivano in zone
isolate dove non si trovano scuole. Nelle case vivono bambini di tutte le età,
dai 0 ai 17-18 anni.
Oltre ai Focolari, si trova anche
una mensa dove un cuoco prepara il pranzo e la cena per tutti. Da quest’anno si
è deciso però di far mangiare i bambini ognuno al proprio Focolare, rendendo
questo momento più intimo.
AVSI e
MASP collaborano con i Focolari ormai da anni. Sono state organizzate varie
iniziative insieme, tra cui l’orientamento professionale per i più grandi. In
particolare, quest’anno si è voluto dare ad alcuni bambini un sostegno
psicologico. Perciò ogni lunedì, Lena, la psicologa di MASP, si reca a Kapšagaj
e lavora con i bambini più problematici. Il sostegno psicologico regolare è
iniziato più di un anno fa. Nonostante a volte ci siano delle difficoltà in
quanto i bambini all’inizio sono diffidenti e non si presentano
all’appuntamento, molti ora sono più aperti e sono migliorati a scuola, cominciano
a parlare di sé e di quello che hanno vissuto. Spesso si tratta di esperienze
violente e terribili. Lena riesce ad instaurare un rapporto di fiducia con
questi bambini, tramite azioni molto semplici, li fa giocare con delle figure,
con i colori, inventa con loro delle storie, fino a che i bambini a poco a poco
mettono nelle storie parte della loro vita. In questo modo cominciano ad
affrontare i loro problemi quotidiani a scuola e nei Focolari. Molti, si sono
addolciti nei confronti di Lena e hanno abbandonato il loro atteggiamento da
spacconi e indifferenti.
Continua
anche quest’anno il sostegno per il dopo scuola. Le insegnanti che la mattina
seguono i bambini a scuola, il pomeriggio vengono ai Focolari e li aiutano a
fare i compiti, si assicurano che siano preparati per la lezione del giorno
dopo. È questo un lavoro tanto difficile quanto importante. La maggior parte
dei bambini infatti è completamente disinteressata alla scuola e a qualsiasi
forma di impegno sia esso scolastico o lavorativo. È questo forse uno dei
problemi principali. Infatti ci si vuole assicurare che, una volta maggiorenni,
questi ragazzi abbiano una vita dignitosa e possano studiare o lavorare
regolarmente. La difficoltà più grande è quella di far capire loro che tutto
ciò dipende dal loro impegno, che è una loro responsabilità. Questo non
preclude che i risultati ci siano. Infatti una ragazza che ha finito la scuola,
ora frequenta la facoltà di medicina e alcuni ragazzi si sono iscritti agli
istituti professionali. AVSI e MASP li seguono durante il percorso di studi
garantendo loro una borsa di studio per pagare le tasse d’iscrizione e il
trasporto.
Sempre
nell’ambito dell’educazione, ad ottobre è iniziata la collaborazione con due
suore francescane che organizzano attività ricreative per i bambini. Il lavoro
delle suore è appena all’inizio e quindi si sta elaborando ancora un programma
preciso. Per ora le lezioni con le suore avvengono il mercoledì, il giovedì e
il venerdì. Con loro i bambini disegnano, fanno lavori di carta e tante altre
cose interessanti.
In parte si cerca di insegnare ai bambini e
ai ragazzi la responsabilità e l’organizzazione tramite la gestione delle case.
I ragazzi più grandi si prendono cura anche degli animali e si occupano dei
lavori più complicati, come riparazioni o ristrutturazioni. Presso la casa di
San Marziale si trova infatti una piccola falegnameria che quest’anno è stata
utilizzata per fare i mobili per il nuovo asilo. Durante l’estate infatti ci si
è dedicati alla ristrutturazione di alcune stanze ed è stato costruito un asilo
per i bambini in età prescolare. Ai lavori hanno partecipato tutti quanti, chi
occupandosi dei mobili, chi delle stanze. Sempre nella zona dell’asilo, è stato
ristrutturato il cortile dove ora tutti i bambini di tutte le età possono
giocare.
Dei lavori di ristrutturazione
sono stati fatti anche nel focolare di Santa Chiara e in quello di San
Marziale. Il terzo piano è stato reso abitabile. Al momento si sta
ristrutturando la chiesetta, sempre grazie all’impegno di alcune persone che
abitano ai Focolari.
L’allevamento è diviso tra i
Focolari di San Francesco, di Giovanna d’Arco e di Santa Veronica. Consiste in
mucche, maiali, galline e conigli, che sono stati acquistati ad aprile.
Quest’anno è abbastanza grande e ha potuto garantire una certa autonomia.
Il terreno che appartiene ai
Focolari è molto ampio, al punto che alcune parti sono ancora inutilizzate. Si
vedrà per il futuro come meglio sfruttarlo. Per il prossimo anno si ha
l’intenzione di organizzare altre attività ricreative, in modo da programmare
meglio il tempo libero dei bambini. In particolare si immagina di organizzare
un laboratorio di cucito e uno di musica.
Anche ai Focolari, man mano che
passano gli anni e l’organizzazione cambia, ci si rende conto dell’importanza
dei rapporti tra genitori e figli. Infatti d’estate i bambini tornano a casa. A
volte la cosa avviene su insistenza di Padre Massimo che vuole assolutamente
che i genitori passino un po’ di tempo con i loro figli. Alcuni dei ragazzi più
grandi nel frattempo trovano anche dei lavori estivi. Padre Massimo è sempre
preparato alla possibilità che alcuni bambini non tornino dopo le vacanze, o
per volere della famiglia, o per loro volontà, perché non sempre i bambini
riescono a capire il senso profondo di quello che viene proposto loro, del
lavoro insieme, della convivenza e del rispetto. Quindi dopo l’estate succede
che alcuni non tornino, ma anche che alcuni tornino ancora più convinti.
Villaggio dell’Arca (Kovčegi), Talgar
Talgar sta
diventando sempre di più una meta per le persone benestanti, che comprano
villette private per ristrutturarle e andarci ad abitare. È infatti un posto
ideale per vivere, a 20 minuti di macchina da Almaty, vicino alle montagne e in
mezzo al verde, dove l’aria è sempre fresca.
L’Arca di
Padre Guido si trova proprio in questa cittadina, in un immenso parco che in
passato fungeva da campo estivo per i pioniery, i boyscout sovietici.
Dal 2001 Padre Guido ha ristrutturato 3 case, dove ora vivono 44 bambini. Ogni
casa ha un colore predominante, giallo, azzurro e verde. Quest’anno ne è stata
ristrutturata una nuova, arancione, che si vuole adibire a centro di
riabilitazione sia per i bambini dell’Arca che per i bambini di Talgar, affetti
da paralisi cerebrale. Oltre alle case, si trovano un centro medico, una scuola
e una mensa. La struttura diventa ogni anno più bella. Sono i bambini stessi a
prendersene cura, ovviamente seguiti dal personale adulto. Durante la stagione
calda, le stanze da letto sono state abbellite con nuovi accessori, sono state
piantate le rose, una quercia e sono stati comprati i pesci per arricchire lo
stagno, anch’esso costruito grazie al lavoro dei ragazzi più grandi. Inoltre ci
si è preparati per l’inverno preparando un magazzino pieno di conserve.
Il lavoro
insieme ha la funzione di rendere i bambini responsabili delle loro cose e
consapevoli che per vivere nella bellezza bisogna impegnarsi seriamente.
I bambini
dell’Arca sono per la maggior parte affetti da handicap fisici o mentali e
provengono da famiglie povere e con problemi di alcolismo. Molti di loro non
appartengono a nessuno, molti sono stati portati
all’Arca dalle famiglie stesse.
In ogni
casa dell’Arca vive stabilmente un’educatrice che segue i bambini durante tutta
la giornata.
Quest’anno
fino a giugno la psicologa di MASP, Lena, ha seguito alcuni dei bambini che
venivano segnalati dalle educatrici. È stato necessario infatti stabilire per i
bambini più piccoli se questi potessero essere inseriti nel normale percorso
scolastico. In caso contrario, i bambini frequentano la scuola dell’Arca, una
scuola non ufficiale che si occupa dell’istruzione elementare dei bambini con
ritardi mentali. Infatti il sistema scolastico kazako non prevede la scolarizzazione dei bambini
handicappati. Oltre a ciò, Lena ha lavorato molto con i bambini più difficili
da gestire, quelli che non vogliono studiare o che tendono a creare conflitti.
Fino a primavera Lena ha seguito e organizzato alcune attività nella scuola e
ha organizzato un programma di lettura. Dopo le vacanze estive invece le
educatrici stesse si sono occupate delle lezioni, secondo programmi molto
precisi. La qualità del lavoro svolto da loro è buona, grazie a Natalia
Alekseevna, la direttrice della struttura. Durante l’anno Natalia e le colleghe
hanno stabilito i programmi da svolgere in classe, dedicando ogni giorno della
settimana ad un tema preciso. E così il lunedì è il giorno delle informazioni,
in cui i bambini leggono giornali e riviste, il martedì è il giorno del sapere, il mercoledì il giorno dei
desideri, ecc. Ad ogni lezione vengono affrontate tematiche diverse che
corrispondono sempre all’argomento principale cui è dedicato il giorno. Il
sabato e la domenica sono invece più liberi. In ogni caso, le educatrici si
assicurano sempre che i bambini che vanno a scuola studino e che tutti siano
occupati a giocare, disegnare o guardare dei film.
Nella
scuola dell’Arca si trovano tre classi. La prima è formata dai bambini dai due
ai quattro anni, la seconda dai bambini dai cinque ai sette anni. Tramite
giochi e disegni, questi bambini vengono preparati alla scuola. Il terzo gruppo
è formato dai bambini il cui sviluppo mentale si è fermato. Anche con loro si
organizzano attività e giochi che possano stimolarli. Tramite la scuola non
ufficiale dell’Arca, ci si vuole assicurare che tutti imparino a leggere e a
scrivere.
Il
pomeriggio i bambini prendono parte a vari circoli. Un’insegnante di danza
viene apposta tutti i giorni per farli lavorare a ritmo di musica. Altri
circoli sono stati creati invece dalle educatrici stesse, come ad esempio il
“Circolo del fiorista” che si trova proprio in un’aula della scuola. L’aula è
stata addobbata con coloratissimi disegni e figure legate alla natura.
Natalia
Alekseevna segue rigorosamente tutte le attività e ogni mese organizza degli
incontri con le educatrici e con il personale impiegato all’Arca. In questo
modo tutti discutono sul lavoro svolto fino a quel momento, sui risultati
ottenuti e su quello che si può migliorare nel futuro.
Anche se
dopo le vacanze estive non è stato più possibile procedere con il sostegno
psicologico per motivi organizzativi, AVSI e MASP continuano a collaborare con
Padre Guido e il Villaggio dell’Arca. Regolarmente si provvede all’acquisto di
beni materiali per i bambini. Principalmente vengono forniti loro articoli di
cancelleria e tutto quello che può servire per la fisioterapia. Quest’anno
infatti è stato acquistato un attrezzo da ginnastica. Si trova ora allo studio
medico, dove lavora un medico e dove vengono svolte sedute di fisioterapia. Per
ogni casa sono stati comprati anche degli stereo. Con Padre Guido si stabilisce
volta per volta quali siano i bisogni materiali più urgenti per ogni bambino o
per l’intera comunità dell’Arca.
Alcuni
bambini che erano stati inclusi nel Sostegno a Distanza, ora non si trovano più
nel Villaggio. Questo dipende da alcuni problemi a livello burocratico. Molti
bambini infatti sono orfani e hanno vissuto precedentemente in orfanotrofi o altri
istituti che non si sono occupati di
registrarli da nessuna parte, né di procurare loro documenti d’identità
o attestati di nascita. È quindi molto difficile formalizzare il loro soggiorno
all’Arca e non di rado accade che le autorità vengono a prendere i bambini per
portarli in orfanotrofi più o meno vicini. Alcuni vivono ora ad Almaty, altri
molto più lontano. AVSI e MASP mantengono i rapporti con loro e continuano a
fornire sostegno materiale che consiste principalmente nell’acquisto di vestiti
e accessori per la scuola. Si vedrà il prossimo anno come e se continuare il
sostegno di alcuni di questi bambini. Il fatto che essi vivano in diverse
strutture, rischia infatti di disperdere le energie e rendere il sostegno poco
efficace.
Inoltre
per il prossimo anno si prevede di intensificare la collaborazione con l’Arca.
Si intende infatti collaborare più strettamente con il personale già presente.
Le educatrici sono molto appassionate al loro lavoro, ma manca loro una
preparazione professionale adeguata a rispondere ai bisogni di alcuni bambini.
Si vuole sostenere quindi il personale tramite dei seminari di aggiornamento
professionale. In questo modo a beneficiarne saranno i bambini stessi.
Dom Edimar,
Timertau
Timertau è
una cittadina di 160.000 abitanti, poco lontana da Karagandà. Tristemente nota
per l’alta percentuale di ammalati di AIDS e per l’alto tasso di criminalità,
Timertau è costruita attorno a una fabbrica metallurgica, circondata dalla
steppa. La fabbrica metallurgica è il centro attivo della cittadina. Anche qui
come in altre zone del Kazakhstan, i bambini vivono in contesti famigliari
difficili che vedono come protagonisti il malessere sociale, la miseria, la
droga e l’alcol.
In uno dei
quartieri della città, si trova una casa a cui è stato dato il nome di Edimar,
in russo Dom Edimar.
La casa è
stata fatta costruire da Don Giuseppe tre anni prima ed ora ci vive Oksana. La
particolarità della casa è che è diventata un punto di riferimento per alcuni
bambini del quartiere. Qui i bambini si riuniscono insieme ad Oksana dopo la
scuola. Mangiano, fanno i compiti insieme, guardano film, disegnano e vengono
seguiti da Oksana e Aleksandra, l’educatrice assunta nell’ottobre di
quest’anno.
Ogni anno
Oksana si occupa dell’organizzazione delle attività, che variano di settimana
in settimana a seconda della disponibilità dei mezzi. Le attività comprendono
escursioni, passeggiate per la città e attività creative di cui ora si occupa
Aleksandra.
La casa è
un polo di attrazione, un luogo accogliente dove la pura sopravvivenza non
costituisce più l’unico elemento della vita dei bambini. Qui, se vogliono
partecipare, devono seguire delle regole di comportamento precise. Questa è una
novità per loro, nessuno ha mai detto loro cosa possono o non possono fare. Di
solito i genitori non li seguono e i bambini passano la giornata in giro per le
strade della città, piene di pericoli; senza orari rientrano a casa quando
vogliono e agiscono in piena libertà. I motivi sono molteplici. Uno di questi è
che i genitori sono spesso alcolizzati o tossicodipendenti. In altri casi, i
genitori lavorano e non possono seguire i figli. Un altro motivo è puramente
culturale: manca il concetto di famiglia. Un fattore significativo è che qui
non c’è l’abitudine di mangiare insieme o di organizzare delle attività in
famiglia. Ai bambini spesso mancano i vestiti per l’inverno e capita che non
mangino tutto il giorno.
La casa
garantisce loro un pasto caldo ogni giorno e un posto dove andare dopo la
scuola, con la protezione e l’assistenza di Oksana. I bambini che frequentano
regolarmente la casa, vi si sono avvicinati spontaneamente, dapprima
incuriositi, poi hanno continuato a venirci, probabilmente perché hanno
cominciato a ricevere attenzione da parte di una persona adulta. Il fatto stesso
che ci siano regole, nonostante siano seguite con difficoltà e non sempre, dà
ai bambini un nuovo valore, li introduce nella dimensione umana per cui non si
trovano più in mezzo a una giungla, ma
diventano esseri umani con un determinato valore, la cui dignità si afferma
tramite le regole, il gioco e lo stare insieme in un ambiente protetto.
AVSI e
MASP aiutano Oksana e la sua casa tramite il Sostegno a Distanza. Quest’anno i
cambiamenti sono stati tanti. La casa è stata ristrutturata, grazie all’aiuto
del Sostegno e grazie ai bambini stessi che hanno preso parte ai lavori. Per
questo motivo d’estate le attività sono state meno rispetto all’anno prima. Ma
la ristrutturazione era l’esigenza più urgente per poter ampliare lo spazio per
i bambini. Adesso nella casa si trova infatti una nuova stanza, abbastanza
grande, che sarà dedicata ai giochi e a iniziative particolari. Un’altra novità
è stata, come anticipato sopra, l’assunzione di Aleksandra. Con il suo arrivo
si è potuta migliorare l’assistenza e la qualità del lavoro con i bambini che
quest’anno (2007) sono 12. L’impegno nei loro confronti è infatti non
indifferente, mancando un contesto famigliare che completi il lavoro svolto
nella casa. Per i bambini stessi è difficile accettare tutte le regole, spesso
si presentano conflitti e i bambini assumono un atteggiamento di sfida nei
confronti di Oksana, essendo per loro l’autorità. Ma la casa resta una scelta
loro, una loro responsabilità: se ne sentono il bisogno, sono liberi di
frequentare Dom Edimar, il prezzo è fare uno sforzo per convivere
nel rispetto delle altre persone e delle regole. Questo sistema sembra
funzionare, al punto che i bambini raramente mancano all’appello e aspettano
con impazienza di prendere parte alle attività.
Quest’anno
il Sostegno ha consentito, oltre a svolgere i lavori di ristrutturazione, di
continuare gli incontri con i bambini in maniera regolare, dal lunedì al
venerdì. I bambini sono stati divisi in due gruppi che vengono a giorni
alterni; i più piccoli seguono attività ludiche e ricreative adatte alla loro
età e i più grandi vengono aiutati a fare i compiti e prendono parte a
programmi diversi.
D’estate
si sono organizzate delle escursioni per la città. I bambini sono andati più
volte, tutti insieme, in piscina, alle mostre e al museo della città, che da
sempre offre sconti e inviti ai bambini
della casa.
Tutte le
attività si sono basate sul principio che ha dato il nome alla casa stessa,
cioè drugoj vzgljad, che in russo significa un altro sguardo. Ed
è così che i bambini vengono considerati in questa casa, con occhi diversi,
umanizzanti e coinvolti nel loro destino.
Anche
quest’anno le attività sono state dirette sull’impronta dell’educazione alla
Bellezza, per dare valore alla realtà circostante e per crescere in un ambiente
armonioso. Tutte le attività, anche quelle puramente ludiche hanno sempre un
contenuto educativo, con lo scopo di insegnare ai bambini a vivere insieme,
oltre che a dare loro impulsi per imparare cose nuove (“spiegare tutto fino in
fondo e aspettare” ripete Oksana).
Un
avvenimento importante è stata l’organizzazione della festa per il Nauryz.
Per l’occasione è stato organizzato uno spettacolo con i costumi tipici kazaki,
mettendo in scena Aldar Kose, un personaggio leggendario simile a Robin Hood,
spesso rappresentato in chiave comica. Come tradizione vuole, Oksana e i
bambini hanno cucinato i baursaki, pasta fritta che viene offerta in occasioni
speciali. All’evento sono stati invitati innanzitutto i genitori, poi il
vicinato e addirittura l’Akim (il governatore locale) e un rappresentante del
museo civico, che però non si sono presentati. La festa è comunque riuscita, ha
coinvolto i bambini e li ha avvicinati alla loro tradizione; inoltre ha
permesso loro di passare del tempo con i genitori, il ché avviene raramente.
Oltre alla bellezza della tradizione, l’organizzazione di una festa così
importante è stata un evento straordinario per i bambini, che in alternativa
avrebbero trascorso la giornata per conto loro, senza avvenimenti particolari.
Durante
l’anno, Oksana ha continuato a distribuire ai bambini gli aiuti materiali,
facendo visita alle loro case e alle loro famiglie. Di solito Oksana si occupa
personalmente dell’acquisto dei beni che includono vestiario, accessori per la
scuola, giocattoli e medicine. Le visite a casa dei bambini non sono regolari,
il tutto dipende dalle circostanze, in alcuni casi infatti è stato possibile
per Oksana instaurare un rapporto con i genitori o i nonni dei bambini, in
altri invece la situazione famigliare non è chiara. Oksana è quindi costretta a
mantenere i rapporti soltanto con i bambini.
In ogni
caso quest’anno Oksana ha dato appuntamento ai genitori una volta al mese,
direttamente a Dom Edimar. Lo scopo è di renderli partecipi il
più possibile della vita dei figli e di farli venire a conoscenza dei principi
di convivenza e di rispetto proposti ai loro figli, in modo da dare anche alle
famiglie nuovi spunti per l’educazione.
I
risultati principali sono stati visibili specialmente durante le organizzazioni
delle feste, di cui il Nauryz è un esempio. Il fatto che alcuni genitori
abbiano preso parte alla ricorrenza, dimostra che le attività sono interessanti
e coinvolgenti, requisiti essenziali perché l’azione abbia effetti concreti.
Inoltre, dato che di norma i genitori lavorano tutto il giorno, le feste e gli
incontri a Dom Edimar si sono rivelati le uniche occasioni in
grado di creare uno spazio di interazione tra le famiglie e i bambini.
I
risultati sui bambini sono evidenti innanzitutto perché continuano a frequentare
spontaneamente Dom Edimar. In questo modo continuano a
beneficiare di un sostegno costante per la scuola e a far parte di un gruppo
forte e unito dai valori della convivenza. Ed è per questo che Oksana insiste
sul fatto che la casa si chiami dom, perché qua si trovano tutte le caratteristiche che il focolare dovrebbe
avere, caratteristiche di solito sconosciute ai bambini e alle loro famiglie.
Karagandà
Karagandà
è una città a nord est, non troppo lontana dalla nuova capitale del Kazakhstan.
Karagandà è la città dal cuore nero, perché sorge sulle miniere di carbone, nel
periodo sovietico l’attività e la ricchezza principale. Negli anni Trenta è
stata meta di deportazioni. Coreani, ceceni, oppositori del governo e i “nemici
del popolo” hanno riempito questa città, le hanno dato la vita, l’hanno
cresciuta anno dopo anno, città solitaria nel mezzo della steppa. Si dice che
la città sorga sul carbone e sulle ossa dei primi immigrati forzati e dei
prigionieri mandati al confino. Le miniere funzionano ancora oggi, ma ora non
appartengono più allo Stato. I nuovi imprenditori mantengono in vita l’attività
e le stesse terribili condizioni di lavoro che pativano già i lavoratori degli
anni sovietici.
Quando nel
1991 tutto si è fermato, Karagandà è rimasta al buio e al freddo per diverso
tempo. I suoi abitanti si sono ritrovati senza lavoro. Quelli che hanno
continuato a lavorare non ricevevano lo stipendio per mesi interi. Ma tutto ha
cominciato a essere privatizzato, le bollette e l’affitto venivano pretesi ogni
mese. E così sono arrivati i debiti. Il lavoro non era più stabile, si iniziava
ad avere paura. Non era più la paura guidata dalla potente macchina sovietica,
“la paura del nemico” da cui i cittadini venivano tutelati per mezzo dello
Stato. Era la paura di non sapere come sopravvivere domani, la paura di essere
soli. Con il paese si sono fermate le scuole, gli asili, i bambini sono stati
le vittime della disperazione dei genitori che li portava a bere e a drogarsi,
sommersi dai debiti e senza niente da mangiare, senza niente da poter dare ai
propri figli.
Nella città e nelle zone limitrofe si tr