
Sostegno
a Distanza
In
Albania

Relazione
Annuale 2007
AVSI:
dal 1972 in cammino per la dignità della persona
La Fondazione AVSI è un’organizzazione non
governativa senza scopo di lucro nata nel 1972 e impegnata con circa 111
progetti di cooperazione allo sviluppo in 39 paesi del mondo: America Latina,
Africa, Est Europa, Medio Oriente, Asia.
LA MISSIONE
La missione di AVSI è sostenere lo sviluppo umano
nei paesi più poveri del mondo nel solco dell'insegnamento della Dottrina
Sociale Cattolica con particolare attenzione all'educazione e alla promozione
della dignità della persona umana in tutte le sue espressioni. Il dramma che
molte popolazioni stanno vivendo va combattuto tenendo conto dell'unicità
dell'uomo con un progetto di sviluppo che guardi all'educazione come strumento
per far emergere i talenti. Solo in questo modo è possibile consolidare un
modello di sviluppo che faccia crescere gli uomini e, con loro, la pace.
IL
METODO
1.
1. Centralità della persona
2.
2. Partire dal positivo
3.
3. Fare con
4.
4. Sviluppo dei corpi
intermedi e sussidiarietà
5.
5. Partnership
I
SETTORI DI INTERVENTO
§
Educazione, infanzia e famiglia
§
Integrazione delle aree urbane informali
§
Prevenzione e tutela della salute
§
Formazione professionale, avvio al lavoro e
sviluppo microimprese
§
Agricoltura, ambiente e sicurezza alimentare
§
ICT, utilizzo nuove tecnologie
§
Aiuto umanitario di emergenza
§
AVSI è un Ente Autorizzato dalla Commissione per le
Adozioni Internazionali a curare le procedure di adozione internazionale.
RICONOSCIMENTI
AVSI è riconosciuta dal 1973 dal Ministero degli
Affari Esteri Italiano come Organizzazione non governativa di cooperazione
internazionale; è registrata dal 1991 come Organizzazione Internazionale presso
l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID); è
accreditata dal 1996 presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni
Unite di New York (ECOSOC); è accreditata con status consultivo presso
l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo dell’Industria di Vienna
(UNIDO); è accreditata con status consultivo presso il Fondo delle Nazioni
Unite per l’Infanzia di New York (UNICEF); è inserita nella Special List delle
organizzazioni non governative dell’Organizzazione Internazionale delle Nazioni
Unite per il Lavoro di Ginevra (ILO).
Relazione
annuale 2007
Cari sostenitori,

e’è
passato piu’ù
o meno un anno dall’ultima volta che avete ricevuto notizie
una
relazione sulla situazione dell’Albania e dei
centri che fanno parte del Sostegno
a Distanza frequentati dai bambini che vi sono stati affidati. Dalla scorsa
comunicazione del
2006 le cose in Albania non sono cambiate
molto: la condizione delle case, la sanita’à,
le strade sono sempre le stesse con qualche miglioramento sul fronte energia elettrica a partire dagli
ultimi mesi del 2007. Le ore in cui manca la luce sono sempre meno e meno
frequenti, per lo meno nella zona di Tirana. Le zone rurali e soprattutto il
Nord sono sempre caratterizzate da condizioni piuiù’
difficili, su tutti i fronti.
Cerchero’ò
in queste pagine, con l’aiuto di tutto lo staff SAD Albania, di introdurvire la storia, le particolarita’à e i miti
di questo paese ma anche alcuni dei suoi progressi socio-economici nel 2007 e,
nella seconda parte, cerchero’ò di farvi conoscere piu’ù da vicino
il lavoro che AVSI e SH.I.S. (OnG
locale e controparte AVSI) hanno fatto quest’anno grazie al vostro aiuto e a
favore di piu’ù di mille
bambini sparsi per le scuole e i centri diurni di tutta l’Albania.
L’Albania
e’
un paese piccolo (grande piu’
o meno quanto la Sicilia) e la sua popolazione e’
di origine illirica. Gli Illiri occuparono i Balcani occidentali attorno al II
secolo a.C. lasciando le proprie tracce nella lingua albanese. Questa infatti costituisce un
idioma a se
stante, discendente dall’illirico e con chiare influenze romane e slave. La storia dell’Albania e’
caratterizzata da frequenti invasioni e conquiste che hanno travagliato la vita
di questo popolo e di questo
paese. L’impero romano espanse il suo dominio sull’Albania a partire dal 167 a.
C. quando riusci’
ad espugnare l’ultima roccaforte del re Genzio: la fortezza di Rozafa a Scutari
(Nord Albania). Dopo la divisione dell’impero romano, nel 395 d.C., l’Illiria rimase sotto l’impero romano
d’Oriente (impero Bizantino in seguito). E’
in questo periodo che si diffonde in quest’area il cristianesimo, la fede
promossa dall’imperatore Costantino il Grande.
Nel
1344 l’Albania fu annessa dalla Serbia ma ben presto l’area fu sottoposta alle pressioni dei turchi che alla fine
ebbero la meglio riuscendo a travolgere la resistenza degli albanesi guidati
dall’eroe nazionale Skanderberg (Giorgio Castriota) che vinse ben 25 battaglie
dalla sua fortezza di Kruja, oggi affascinante
cittadina vicino a Tirana. Dopo la conquista ottomana e la diffusione della
fede islamica molti cristiani si trasferirono in Italia meridionale fra i monti
di Catanzaro e attorno a Palermo. Da allora hanno sempre mantenuto la propria
unita’
culturale e i loro odierni
discendenti sono circa 100.000 persone che formano la comunita’
degli arberesh con un propria dialetto chiamato “tosco”. Durante l’occupazione
ottomana si e’
registrato poco sviluppo economico e malessere generale della popolazione che
ha portato all’inizio di
rivolte interne nel 1910 culminate nel 1912 con la proclamazione a Valona (Sud
dell’Albania) dell’indipendenza e la formazione di un governo provvisorio
guidato da Ismail Qemali[1].
Ma ben presto, con lo scoppio della prima guerra mondiale, l’Albania divenne terra di conquista un’altra volta:
la Grecia, la Serbia, la Francia, l’Italia e l’Austria-Ungheria la occuparono
smembrandola in tanti stati in guerra tra di loro. gli anni trenta sono
caratterizzati da una forte influenza italiana sull’autoproclamatosi re Zog I. La capitale fu spostata da
Durazzo a Tirana e gli italiani contribuirono in maniera consistente alla
trasformazione di questa cittadina a capitale dell’Albania. Tuttavia la
collaborazione con gli italiani comincio’
ad assumere tratti troppo
pesanti quando questi iniziarono a prendere posizioni importanti
nell’amministrazione del paese. Nel 1939 Mussolini invase il paese dando anche
inizio a una lunga rivolta contro l’occupazione.
Nel
1941 fu fondato il Partito Comunista albanese
di Enver Hoxha che ne divenne il primo segretario fino alla sua morte nel 1985.
Nel 1946 fu fondata la Repubblica Popolare d’Albania, con Hoxha come presidente
e “compagno supremo”. Questi quaranta anni furono caratterizzati da una rigida
chiusura dell’Albania al mondo
esterno e da un stretto controllo statale dell’economia. Dopo la morte di Hoxha
si susseguirono una serie di proteste che portarono, nel 1990, al via libera
del governo alla creazione di partiti di opposizione: fu fondato il Partito Democratico guidato dall’attuale Primo
Ministro Sali Berisha. Le prime elezioni libere si effettuarono nel marzo del
1992 mettendo fine a 47 anni di regime comunista. L’Albania di oggi e’
molto cambiata rispetto a quegli anni ed e’
passata attraverso gravi crisi
come quella del 1996 quando le societa’
finanziarie cosiddette “piramidali” (che sostituivano un sistema di risparmio
pubblico che non si era in grado di costruire) iniziarono a fallire una dopo
l’altra. Circa il 70% degli albanesi perse i propri risparmi e scoppiarono rivolte in tutto
il paese. Il Partito Socialista di Fatos Nano vinse le elezioni e riusci’
a ristabilire l’equilibrio e a ridare fiducia agli investitori, ma comunque la
situazione era ormai disastrosa per tutta l’Albania. L’anno dopo fu l’anno della crisi kossovara:
465.000 profughi si riversarono in Albania in fuga dai bombardamenti della NATO
e dalla pulizia etnica serba. Questo ebbe pero’
dei risvolti positivi nel senso che si riversarono in Albania anche gli aiuti
internazionali che portarono
maggiore stabilita’
dando inizio, dal 2002, un processo positivo di crescita. Oggi il paese e’
guidato da Sali Berisha, leader del Partito Democratico. Nonostante la relativa
stbilita’
politica ed economica raggiunta, c’e’
ancora molto da fare per
garantire uno sviluppo completo del paese e dei suoi abitanti[2].
L’Albania e’éè
oggi il piu’ù povero
paese d’Europa con una serie di gravi problemi dovuto alla tarda apertura del
paese al mondo esterno. Dalla morte di Hoxha, e in particolar modo dagli anni novanta in poi, il paese èe’é
passato da una economia accentrata ad una basata sulle leggi del libero
mercato. Questo ha portato maggiore dinamismo economico da una parte ma anche
gravi difficolta’à di
gestione da parte del governo: per esempio nel 2006 si èe’é
registrato un tasso di disoccupazione del 13,8% con il 18,5% della popolazione
che risulta essere al di sotto della soglia minima di poverta’à[3].
Il settore lavorativo in cui e’éè
impiegato il maggior numero di persone e’éè
quello dei servizi e anche
quello agricolo. Pero’ò purtroppo
l’Albania importa la maggior parte di cio’ò che
consuma nonostante abbia potenziali risorse proprie da sfruttare. Anche per
questo motivo, insieme all’inflazione, il costo della vita e’éè
alto rispetto al livello degli
stipendi. Uno stipendio medio e’éè
di circa 150-200 euro al mese mentre il costo della vita puo’ò variare
tra livelli simili all’Italia in citta’à come
Tirana a livelli molto piu’ù bassi in
luoghi rurali dove pero’ò lo
sviluppo urbano, economico e culturale
e’é veramente
bassissimo. Questi ultimi fattori inoltre spingono molti, soprattutto dal Nord,
ad emigrare verso le citta’à o
addirittura all’estero. Nel primo caso i poveri che emigrano in citta’à molto
spesso vanno a riempire le fila dei disoccupati e ad alimentare la continua crescita di baraccopoli nelle
periferie urbane. Coloro che si recano all’estero, invece, molte volte sono
costretti a vivere in clandestinita’à oppure,
se trovano lavoro regolare, mandano i soldi a casa. Questi costituiscono le cosiddette rimesse dall’estero, una
delle maggiori entrate per l’economia albanese anche se poi, le famiglie che le
ricevono, riescono solo a usarle per i propri bisogni primari come affitto e
cibo. Ad aggravare la situazione, come ho gia’à accennato
precedentemente, c’e’éè
la condizione precaria dell’energia elettrica. Questa e’éè
dovuta alla forte crescita dei consumi in seguito all’apertura democratica e
commerciale degli anni novanta che non e’é stata
seguita da una ristrutturazione, potenziamento e miglioramento dell’approvvigionamento di energia elettrica in
Albania. Piano piano la situazione sembra muoversi nella direzione giusta,
anche grazie all’aiuto di diverse organizzazioni internazionali che si occupano
della consulenza al governo albanese su queste
tematiche di fondamentale importanza per la ripresa economica e culturale del
paese.
Il
servizio sanitario in Albania
Oggi il servizio sanitario in
Albania si compone come segue:
ÞServizio della Sanita`
Pubblica;
ÞServizio Sanitario Primario;
ÞServizio Ospedaliero.
Al centro del Servizio di Sanita`
Pubblica vi sono i programmi nazionali per la vaccinazione e i programmi di
sorveglianza epidemiologica per le malattie infettive e croniche (connesse alla
presenza ed all’uso di acqua o cibo infetti ed alle scarse condizioni di igiene ambientale), i programmi di
controllo degli alimenti ed i programmi per la salute riproduttiva.
Il Servizio Sanitario Primario,
responsabile del primo contatto con il paziente, e`
la base del sistema sanitario albanese. Esso e`
organizzato sul territorio secondo una rete estensiva, composta dai centri
sanitari urbani e rurali e dagli ambulatori di molti piccoli villaggi. Il
servizio sanitario primario comprende anche un pacchetto di programmi
preventivi realizzati tramite una rete
di 640 centri sanitari e 1500 ambulatori.
Il
Servizio Ospedaliero viene offerto ai pazienti che necessitano di un
trattamento presso le strutture ospedaliere o specializzate. I servizi sanitari
secondari sono disponibili presso i 42 ospedali pubblici e presso una rete di policlinici specializzati pubblici e
privati, situati in prevalenza nelle aree urbane.
Dal gennaio 2007, il Servizio
Sanitario Primario e`
stato oggetto di un’ambiziosa riforma strutturale, parte della complessiva
riforma del Servizio Sanitario
nazionale, avviata gia`
nel dicembre 2006. Uno dei principali obiettivi di tale intervento e`
migliorare le perfomances del Servizio Sanitario Primario, attraverso
l’unificazione delle fonti di finanziamento.
Detto questo e`
doveroso ora sottolineare, se
pur brevemente e sinteticamente, quali siano ancora gli elementi di criticita`
del sistema sanitario albanese:
1)Le condizioni del Servizio Sanitario
Primario sono ancora precarie;
1)Il Servizio di Urgenza non riesce a
rispondere alle esigenze del
territorio;
1)Il livello delle cure natali e
prenatali non e`
soddisfacente;
1)Le capacita`
delle autorita`
locali di svolgere attivita`
di programmazione, coordinamento ed amministrazione delle istituzioni
socio-sanitarie sono ancora limitate;
1)Il personale sanitario albanese, non sufficiente, rimane
professionalmente isolato e privo di opportunita`
di aggiornamento e crescita professionale;
1)Permangono forti carenze
infrastrutturali;
1)Inefficienze e ritardi nel
trattamento di particolari categorie di disabilita`[4].
Purtroppo e`
ancora lunga la strada per ottenere dei risultati concreti in questo ambito,
pero`
possiamo dire che qualcosa inizia a cambiare anche grazie ai numerosi aiuti
internazionali che il governo albanese riceve da altri paesi (anche attraverso il lavoro della organizzazioni non
governative come AVSI) e da organizzazioni internazionali come le varie agenzie
delle Nazioni Unite.
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