«Chi si prenderà cura dei miei bambini?». Domanda chiave sorta a Sidibé Minata, madre di 4 bambini oggi orfani. «Mio marito è morto nel 2000 e nessuno sapeva di che cosa. Ero la sua seconda moglie e non avevo alcuna occupazione. Dopo una serie di casi di malaria, ho scoperto di avere l’Aids». Era preoccupata: «Il futuro dei miei figli, avevano tutti lasciato la scuola dopo la morte del padre. Mio figlio Djakaridja, il maggiore nel quale avevo riposto molte speranze, stava deviando verso la delinquenza e temevo che il suo atteggiamento avrebbe influenzato i fratelli più giovani».
Djakaridja, oggi quindicenne, vive nel quartiere di Abobo, a nord di Abidjan. AVSI lo ha incontrato nel gennaio 2009 all’interno del progetto OVC, promosso dal sostegno a distanza in partnership con Usaid, la cooperazione americana, e realizzato da AVSI in quattro Paesi africani (Uganda, Kenya, Rwanda e Costa d’Avorio). La sua storia di successo è finita sui giornali nel mese di aprile.
«Dopo la morte di mio padre – racconta il ragazzo – i miei fratelli ed io siamo stati affidati a nostro zio paterno affinché si occupasse di noi. A parte un luogo dove dormire e consumare un pasto serale, ognuno ha dovuto provvedere a se stesso per poter vivere. All’epoca avevo 11 anni. Ho iniziato a raccogliere bottiglie e ferri usati per poterli rivendere; ho anche lavorato per qualche tempo come apprendista di un mini bus. Ma ho frequentato un gruppo di amici con i quali ho fatto molte cose cattive. Sapevo che il mio atteggiamento affliggeva mia madre e la stava facendo ammalare, ma non sapevo come smettere. Avrei voluto imparare a lavorare i metalli, ma chi avrebbe pagato la mia formazione?»
Uno sguardo, un incontro possono cambiare il corso della vita umana. Così è successo a Djakaridja, alla sua famiglia e agli operatori di AVSI quando si sono conosciuti. L’inizio non è stato facile, ma i successivi incontri hanno quanto meno spazzato via le prime reticenze e paure. Le numerose visite a domicilio hanno fatto il resto: il personale locale di AVSI ha saputo creare un clima di fiducia basato su una relazione sociale forte. Il giovane ha cominciato a partecipare alle attività educative del mercoledì e del sabato; si incontrava con 250 altri ragazzi. A poco a poco ha cominciato ad aprirsi e ad affezionarsi al personale.
«Il mio incontro con gli operatori sociali di AVSI è stato un miracolo – afferma – mi ascoltano e mi danno consigli per le mie scelte. È con loro che ho cominciato a comprendere che anch’io ero importante, che avevo un valore. Dovevo preservare la mia famiglia e non dovevo buttarmi via ». Il tutto ha portato a varie forme di sostegno per Djakaridja, i suoi fratelli e sua madre: garanzia di accesso alle cure sanitarie, un programma di attività generatrice di reddito e il sostegno educativo e scolastico.
Tuttavia il sogno del ragazzo ha iniziato a diventare realtà quando AVSI ha avuto la possibilità di iscriverlo in un centro di formazione ed educazione di qualità. “È stato scelto per una formazione di una settimana di prova – afferma Carlo Maria Zorzi, rappresentante di AVSI in Costa d’Avorio – con laboratori di falegnameria, agropastorale, lavorazione dei metalli. Alla fine di questo periodo, seguirà proprio la formazione sulla lavorazione del ferro.”
Djakaridja ha già capito il valore di questo tirocinio: «Oggi mi rammarico per le mie azioni passate e ho deciso di seguire un nuovo percorso di vita, così da poter aiutare mia madre e i miei fratelli – Assicura – Non sarò più causa di preoccupazioni e i miei vecchi compagni desiderano già seguire il mio esempio». Alla madre l’ultima parola «Oggi sono orgogliosa di mio figlio Djakaridja ».
La storia del giovane Djakaridja è semplice è bella ed è stata raccontata sul giornale PepTalk in Costa d’Avorio, che presenta storie di successo del progetto OVC. Acronimo di Orphan Vulnerable Children, il progetto è realizzato da AVSI in quattro Paesi africani (Uganda, Kenya, Rwanda e Costa d’Avorio), si avvale di 114 partner locali che si occupano della cura e dell’educazione di oltre 14.000 bambini orfani e vulnerabili, migliorandone sensibilmente la qualità della vita.
Le attività sono finanziate e coordinate dal sostegno a distanza e in collaborazione con USAID, la cooperazione americana nell’ambito dell’iniziativa presidenziale denominata PEPFAR volta alla cura e alla prevenzione dell’Aids in Africa e Caraibi. Riconoscendo la qualità dell’approccio e del metodo educativo di AVSI, maturato e messo in pratica proprio con il sostegno a distanza, l’Agenzia americana l’ha selezionato come uno dei migliori modelli di sviluppo in ambito umanitario e lo ha voluto sostenere con un cofinanziamento. In pratica, il programma SAD di AVSI in questi 4 paesi africani si è sviluppato, raddoppiando così i beneficiari, grazie a questa interessante partnership internazionale.
OVC è un progetto che garantisce l’educazione, la sanità, la scolarizzazione e le attività socio educative a oltre 14.000 bambini che vivono in contesti difficili e precari, coinvolgendo e sostenendo anche più di 50mila adulti con attività formative e generatrici di guadagno. È un progetto di sviluppo sostenibile grazie a una attenta metodologia di lavoro di AVSI che, per raggiungere il maggior numero di persone, ha individuato come punti di forza le associazioni locali rinforzandole. Oggi sono i 114 partners, solitamente piccole associazioni, ma che conoscono bene il territorio ei bisogni delle persone; puntando su di loro, facendoli crescere con corsi di formazione e sostegno economico, ma senza volersi sostituire ad esse, si è innescato un meccanismo di sviluppo che ha contagiato le persone e le ha messe in moto.
Il motto “I nostri bambini di valore” (Our Valuable Children) ha così sostituito l’originale titolo del progetto Orphan Vulnerable Children: “Quando conosci ciascuno di questi bambini non puoi chiamarli vulnerabili. Vuoi piuttosto dire che ognuno di loro ha un valore – afferma Lucia Castelli, responsabile del progetto in tiutta l’Africa - E così noi abbiamo cambiato il nome al progetto, facendolo diventare il nostro motto.” (AVSI - maggio 2010)
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Il giornale che ha pubblicato la storia del giovane Djakaridja