ACQUA IN LIBANO: nell’antica Baalbeck la squadra di AVSI riabilita i canali costruiti dai romani patrimonio dell’Umanità
Baalbeck - L’acqua sgorga da una sorgente, corre incanalata per 20 chilometri per poi irrigare 1.200 ettari di campi: succede così da più di 2000 anni nell’antica città di Baalbeck: costruita in epoca fenicia, conquistata poi da Alessandro il Grande e quindi dai Romani, oggi è luogo simbolo degli Hezbollah del Libano moderno.

La cittadella romana di Baalbeck è uno dei più grandi e meglio conservati siti archeologici al mondo: i templi di Giove, Bacco e Venere sono di una bellezza e maestosità mozzafiato. E’ in questo quadro che la Cooperazione Italiana ha affidato ad AVSI il progetto probabilmente più particolare della sua storia libanese: ripristinare gli antichi canali romani, cioè mettere le mani e la tecnica moderna esattamente dove ogni pietra rappresenta ed è patrimonio dell’Umanità.

La sfida è di quelle impegnative: non basta calcolare una sezione e una pendenza per far correre l’acqua (lo hanno già fatto e bene molti secoli fa), bisogna capire come l’ONG del terzo millennio può interagire con l’opera realizzata dagli antichi romani con quella delicatezza che solo la consapevolezza del valore del bello può dare. Facile a dirsi, molto meno nei fatti: la Direzione Generale libanese delle Antichità inizia a mettere una serie di paletti importanti, la Municipalità e i contadini di Baalbeck vogliono dal canto loro i canali belli pieni per la stagione irrigua ormai alle porte. La soluzione è un intervento soft e insieme profondo: niente camion, né ruspe, nessuno strumento meccanico, solo materiali reperibili all’interno del sito e un po’ di cemento, ma ben nascosto dall’opera paziente di decine di manovali-artigiani che con le spatole lo nascondono tra gli interstizi delle pietre.

Nei primi giorni di aprile Alberto Mazzucchelli, supervisore dei lavori è stato tra le colonne di Baalbeck e a fine visita non ha avuto dubbi: “È uno degli interventi più belli – oltre che tecnicamente adeguati – che mi sia capitato di vedere in giro per il Mediterraneo. Credo veramente che vada elogiata la squadra di AVSI Libano per la qualità del lavoro fatto. Un’opera che sfida i secoli e non teme di confrontarsi, anche sul piano estetico, con la grandiosità delle tracce dell’impero romano che ha segnato così profondamente il carattere di questi luoghi!”. Fra poco più di un mese il lavoro sarà finito e Cooperazione Italiana e AVSI pensano già di realizzare una mostra sul progetto.

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