Viaggio in Kazakhstan
di Dania Tondini
Julia era ingegnere civile, ma dopo il 1991 ha perso il lavoro, oggi fa la domestica; Anka era ostetrica, oggi cucina cibo che va a vendere alla stazione, anche quando fuori ci sono 35 gradi sottozero. Il marito di Olga, due figli, lavora come guardiano notturno in un garage, lavora dalle 10 di sera alle 10 di mattina, quindi 12 ore di lavoro per un compenso di 250 tenghé per notte, meno di 2 Euro. Grazie al sostegno a distanza AVSI aiuta tanti bambini di famiglie povere, bambini che vivono spesso in situazioni di semi-abbandono, le famiglie colpite dalla piaga dell'alcolismo, consegna cibo, vestiti, medicine, e si sta verificando la possibilità di svolgere attività educative e ricreative per i bambini, perché possano avere un posto piacevole dove passare almeno alcune ore della giornata, dove siano aiutati nei compiti, ricevere una merenda, insomma fare una vita da bambino.

Siamo in Kazakhstan, paese in grande sviluppo economico, grazie soprattutto al petrolio. Dopo l'indipendenza (cioè dopo il crollo dell'Unione Sovietica), la situazione economica e sociale era molto molto difficile. Oggi, una classe di ricchi, nella nuova capitale Astanà e nella capitale economica Almaty, sta costruendo case, alberghi, negozi moderni e lussuosi, ma le persone con maggiori difficoltà e meno mezzi si trovano a vivere in condizioni sempre peggiori.

Mettere piede in un orfanotrofio o in una scuola-internato (sono scuole speciali, dove vengono mandati i bambini che hanno difficoltà di apprendimento e vengono rifiutati dalle scuole normali; in genere le difficoltà sono solo familiari o sociali, ma la permanenza in queste scuole spesso ne aggrava i problemi e li trasforma in problemi comportamentali e intellettivi) è sempre una esperienza pesante.

I bambini abbandonati, comunque, sono tanti, vivono negli orfanotrofi, nessuno se ne cura, solo ogni tanto a qualche autorità balena il pensiero che quando avranno 18 anni e dovranno uscire, non avranno un posto dove vivere, difficilmente troveranno lavoro, e potrebbero trasformarsi in un grave problema sociale.

AVSI insieme alla ong partner locale MASP, lavora perché anche in questa condizione, in istituto, i bambini possano fare una esperienza positiva. Oltre a fornire vestiti, alimenti, piccole ristrutturazioni, si organizzano corsi di disegno, si mandano maestre per aiutare nei compiti, psicologi per aiutare i ragazzi nei momenti difficili. E grazie ad un progetto dell'Unione Europea si stanno anche organizzando corsi di formazione professionale e uno sportello di orientamento al lavoro per persone vulnerabili, ragazze madri e, appunto, ragazzi usciti dall'orfanotrofio, perché possano essere accompagnati ad una esperienza totalmente nuova, che non hanno mai visto perché non hanno mai visto i genitori andare al lavoro ogni mattina, e quello che per noi sembra normale per loro non lo è affatto. Già alcuni ragazzi hanno trovato lavoro nel centro Giovanile dell'associazione Alfa Omega, un ragazzo lavora in un laboratorio alimentare che produce mozzarelle, una ragazza sta facendo uno stage come cuoca nell'hotel più lussuoso della città.... E per tutti un'amicizia che accompagna nelle difficoltà quotidiane, nelle cose nuove da imparare, nel cercare casa, nell'amministrare i soldi... Piccoli segni, piccoli risultati, ma per ognuno di questi ragazzi la vita è cambiata. Completamente.

"E' difficile capire cosa desiderano fare questi ragazzi" dice Galimjan, l'educatore che segue i ragazzi dell'ultima classe nella scuola-internato di Kaskilen, "è difficile perché nessuno gliel'ha mai chiesto". "Dare un aiuto ai ragazzi è importante ma non può e non deve essere un aiuto unico, che si dà e poi si va via: se si dà una camicia a un ragazzo, bisogna anche preoccuparsi che la porti, di come farà a lavarla, e poi di come sta, di cosa desidera...". Una grande passione educativa, una incredibile energia perché "non ci sono bambini non scolarizzabili, ma solo quelli che non hanno ancora scoperto le loro capacità".

Sembra impossibile che tutto questo possa accadere, quando pensi alla loro situazione, abbandonati, raccolti per carità o per dovere di stato, pensi a che ne sarà di loro, ti chiedi perché possono accadere cose simili... Poi li guardi in faccia, e sorprendi un sorriso. Sembra impossibile sorridere, in una situazione così, eppure lui sorride... Perché oggi una cosa bella è capitata, ha potuto disegnare.
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