Storie da Libano di Maria Zecchini |
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04/09/2006
Sara è una giovane (24 anni) assistente sociale originaria di un villaggio del sud del Libano, Ain Ebel, pesantemente danneggiato dalla guerra. Ha iniziato a lavorare per Caritas Libano, occupandosi anche di 30 dei 900 bambini sostenuti a distanza da AVSI insieme a Caritas nella regione di Bent Jbeil. Sara ora ha scelto di lavorare con La Libanaise, un’altra organizzazione locale insieme alla quale AVSI sostiene a distanza 500 bambini. Tutti i suoi coetanei, tutti i suoi amici, se ne sono andati e vivono a Beirut. I giovani tendevano ad andarsene dal villaggio già prima della guerra, adesso se ne sono andati tutti e non vogliono tornare. Anche i genitori di Sara si sono trasferiti a Beirut, e ormai non cercano neanche più di convincerla a stare con loro. Lei vuole essere lì dove la gente ha bisogno, e soprattutto le piace il suo villaggio, le piace vivere lì, non vuole arrendersi all’idea che solo in città o all’estero ci sia la possibilità di costruirsi un futuro. Lo staff di AVSI si è messo d’accordo con Sara per incontrarsi a El Qausah, un piccolo villaggio (50 famiglie) che è stato in parte bombardato e poi occupato dalle truppe isareliane per 21 giorni. In questo villaggio a soli 2 Km da Israele AVSI ha già distribuito kit igienici a 31 famiglie, 3 cisterne d’acqua e 1800 bottiglie di acqua. Oltre a questo, AVSI ha pianificato un intervento che sfruttando il preesistente sistema idrico del villaggio, consentirà alle famiglie di El Qausah ed alle famiglie di un villaggio vicino, Debel, di irrigare i propri campi, fonte principale di sostentamento. Qui i soldati si sono insediati nelle case della gente ed è come se fossero passati gli alieni: gli israeliani sono per i libanesi individui di cui tutti parlano, ma che nessuno ha mai visto...se non durante le guerre passate. Adesso hanno dormito nei loro letti, usato le loro case, camminato per le loro strade, dormito nella loro chiesa. Anche questa volta però quasi nessuno li ha visti, perché solo 5 persone sono rimaste nel villaggio durante l’occupazione, tutti gli altri se ne erano già andati. Di loro restano solo bottiglie d’acqua iniziate, confezioni di pane e latte di cibo in scatola con scritte in ebraico, nella chiesa brande ed immondizia di ogni tipo. Sara, jeans attillati sotto il ginocchio e anfibi, una massa di riccioli con ciocche ossigenate, gira tranquilla tra le macerie andando di casa in casa ad intervistare tutte le famiglie (circa 30) che hanno fatto ritorno, per capire quali sono i bisogni più urgenti ai quali fare fronte. La gente l’accoglie felice. Due vecchiette sole, la cui casa è stata occupata e semidistrutta, le dicono che non hanno bisogno di niente, ma di tornare a trovarle, per piacere. NELLA FOTO: Matteo di AVSI e Sara davanti alla chiesa St. Joseph di El Qausah, Libano. | |
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