Migrazioni e terrorismo. Servono nuove proposte

Pubblicata il 2 gennaio 2017

AVSI Costa d'Avorio 2016 by Marco Garofalo (26)

Dall’esperienza sul campo, idee e proposte per il dibattito comune su migrazioni e terrorismo. L’intervento del segretario generale di AVSI sul Corriere della Sera.

Di Giampaolo Silvestri, Segretario generale di Fondazione AVSI, 29 dicembre 2016

Caro direttore, non può essere la paura il criterio guida in questa epoca di cambiamento epocale che viviamo, la cui punta più drammatica è costituita dalle migrazioni forzate intrecciate alla minaccia del terrorismo vigliacco, che si insinua nelle pieghe più intime della vita quotidiana. Perché la paura è «ladra di libertà» (come ha scritto su questo giornale Herta Müller) e si porta via, con il futuro, anche il nostro presente.Per questo per affrontare il nodo migrazioni/terrorismo che ha provato così duramente l’anno che si chiude, occorre partire da fatti positivi e provare a introdurre elementi nuovi nel dibattito dal quale nessuno si può chiamare fuori, e che ci chiede proposte per l’anno nuovo.

Chi lavora come Ong lungo tutto il percorso delle migrazioni, dai Paesi sub-sahariani, attraverso il Medio Oriente fino a casa nostra, non può non ribadire un dato fondamentale, che per una sorta di miopia collettiva a volte sfugge: i migranti non sono «Et» che si materializzano appena penetrano nei nostri confini. Hanno una storia singolare che comincia in villaggi lontani, contesti precisi da cui fuggono. Perciò non è possibile pensare a soluzioni qui, a casa nostra, che non tengano conto simultaneamente di azioni là, a casa loro. E soprattutto non sono degli individui isolati, ma parte di comunità dai profili particolari e figli di Paesi con cui urge, nella misura del possibile, entrare in relazione. Proprio in questa relazione si possono recuperare delle chiavi da usare per non agire da ingenui
rispetto alla domanda crescente di sicurezza.

Spostiamoci per un momento in Costa d’Avorio: qui è in corso un progetto cofinanziato dall’Unione Europea volto a promuovere la formazione professionale di artigiani in vari settori, per passare da un’economia «informale» a una «formale». In molti, infatti, si improvvisano artigiani. Ma solo se sono aiutati a diventare più professionali e attrezzati, possono incrementare la loro attività, assumere altro personale, quindi avviare sviluppo duraturo nella loro comunità.

Un progetto che vede il coinvolgimento delle autorità locali (dal Governatore alle Camere di Commercio), e che ha come esito quello di contenere l’emigrazione. Un giovane ivoriano che ha la possibilità di lavorare in patria, di mettere su casa, perché deve venire qui e finire in quella zona grigia di anonimi, che dormono sui marciapiedi e diventano prede attraenti per i reclutatori del terrore? Questo progetto sta riuscendo perché ha trovato il suo perno nella promozione del lavoro abbinato all’educazione. Il lavoro senza educazione, infatti, spesso si traduce in forme di precariato instabile e frustrante; e perché, reggendosi sulla collaborazione di partner diversi (imprese, privati, istituzioni internazionali e locali, società civile), sa accostare la complessità della realtà.

Ma insieme a interventi di questo tipo, va ripresa in mano da cima a fondo la questione dei rimpatri, uno dei pilastri del Migration Compact dell’Unione Europea. Così come sono stati pensati non funzionano, è evidente, parlano i numeri. Il foglio di via messo in mano a un giovane che ha speso i risparmi della famiglia per attraversare deserti e violenza ed arrivare nel sognato paradi- so europeo, non lo riporta automaticamente nel posto da cui era partito. La vergogna, l’insuccesso, sono deterrenti potentissimi. Preferibile rimanere in Italia, anche come dei fuorilegge.

Piuttosto perché non ripensare con realismo come valorizzare quell’intervallo di tempo che gli espulsi trascorrono qui prima del rientro a casa? Forse questo tempo sospeso, che comunque ha un forte costo per noi, può e deve diventare una risorsa. Il rimpatrio di una persona che nell’attesa, per esempio, ha imparato come avviare una sua attività, ha più chance di funzionare e potrebbe mettere in moto un processo virtuoso dai risvolti interessanti. Almeno proviamo a scambiarci esperienze su questo, riprendendoci la libertà che chi semina terrore ci vuole conculcare.

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