ITALIA-MYANMAR per il Sostegno a distanza: un “viaggio nel viaggio”. Il racconto di Stefania

Pubblicata il 10 febbraio 2012

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L’amicizia tra Fondazione AVSI e Missione Birmania Onlus nasce qualche anno fa, quando Stefania decide di creare un ponte ancor più personale con quella terra lontana che con le sue meraviglie e la sua gente l’hanno spinta, con un gruppo di amici, ad attivarsi per portare un aiuto concreto alla popolazione birmana, fondando un’associazione.

Stefania decide infatti di sostenere a distanza con AVSI un bambino in Myanmar. Il suo nome è George e dopo qualche tempo si sarebbero incontrati durante un viaggio compiuto nel Paese.

Uscire dall’itinerario turistico classico in Myanmar è assai difficile, ma la rete di rapporti che pian piano si è creata attraverso l’opera dell’associazione, le permettono di organizzare un viaggio particolare, con una tappa in più: Aaung Tha Bye. E così l’incontro con George diviene possibile e conosciuta la sorellina, Zita, subito l’accoglie in un altro sostegno.

Al rientro in Italia Stefania e gli amici di Missione Birmania Onlus decidono di sostenere, a nome dell’associazione, altri bimbi e iniziano la raccolta fondi per finanziare, attraverso AVSI,  progetti speciali: la costruzione della rete idrica e l’implemento della produzione agricola in zone molto disagiate oltre alla ristrutturazione di alcune scuole.

Ad un anno di distanza torna con gli amici di Missione Birmania Onlus a trovare George, Zita e lo staff AVSI. Questo è il racconto di quella giornata speciale:

 

Mercoledì 04 gennaio 2012

Se il viaggio in Birmania è, per me, “Il Viaggio”, quello che mi attende oggi è “il Viaggio nel Viaggio”…

Lasciamo Mandalay in aereo per atterrare dopo meno di mezz’ora, nel piccolo e polveroso aeroporto di Heho. Qui troviamo ad attenderci Ann, responsabile AVSI in Birmania, in compagnia della quale andremo a visitare i progetti realizzati presso l’ostello di Aaung Tha Bye.

Ann ci chiede se, prima di andare al “nostro” hostel abbiamo tempo e voglia di visitarne un altro; quando ci dice che è ubicato lungo la strada che dobbiamo comunque percorrere, accettiamo più che volentieri. In effetti “Heho Hostel” è proprio a cinque minuti dall’aeroporto, delimitato da un muretto a secco. Parcheggiata l’auto sulla strada, oltrepassiamo l’arrugginita cancellata di ferro e ci troviamo a percorrere un vialetto di ghiaia tra due aridi campi, colmi però di tantissimi fiori gialli.

L’hostel al momento consiste in una piccola e alquanto spartana costruzione in mattoni, ed ospita una decina di ragazzi (maschi) orfani, affidati alle cure di una collaboratrice AVSI e di Padre Tarcisio, parroco di Heho. Visitiamo la camerata, la piccola stanza che funge da chiesina ma anche da aula per lo studio, la sala per il pranzo.

All’esterno c’è un pozzo, che non è più totalmente funzionante, quindi per l’approvvigionamento dell’acqua i ragazzi devono recarsi a piedi presso altri siti. Frequentano la vicina scuola pubblica, tutti i giorni devono percorrere a piedi il tragitto di 45 minuti per andare ed altrettanti per tornare. Nell’angolo opposto esiste un’altra costruzione che, una volta ristrutturata, sarà destinata a dormitorio femminile.

La misera condizione nella quale vivono questi ragazzi ci rattrista non poco.

Preghiamo Ann di farci avere quanto prima un preventivo di spesa per la ristrutturazione dell’hostel; per quanto nelle nostre ristrette possibilità, cercheremo di fare il possibile per aiutarli.

Ripresa l’auto ci dirigiamo alla volta di Aaung Tha Bye. Prima però chiediamo di fermarci al grande mercato che incontriamo per acquistare del riso e della cancelleria da destinare, a questo punto, ad entrambi gli ostelli. Dopo animate ma divertenti contrattazioni spuntiamo un ottimo prezzo (a detta di Ann) per sacchi di riso, di buona qualità, da 50 kg/cad. e diverso materiale di cancelleria (quaderni, biro). facciamo caricare il tutto nel van e percorriamo con impazienza gli ultimi quindici minuti di strada che rimangono.

Appena il nostro mezzo si affaccia all’ingresso dell’hostel i bambini sono ovviamente molto euforici; come noi, anche loro, erano impazienti e ci stavano aspettando. Per me la gioia è doppia perché ritrovo George, il bambino che sostengo a distanza da qualche anno, e per la prima volta conosco Zita, sua sorella, pure lei sostenuta da me a distanza, da solo un anno. George è cresciuto, è un bell’ometto e ricorda perfino alcune parole di italiano che gli abbiamo insegnato lo scorso anno. Zita invece è carinissima, nel suo vestitino bianco ed il viso truccato con il tanaka!

Subito Ann ci presenta l’arcivescovo di Taunggy Rev.Matthias, poi Padre Peter il responsabile dell’hostel e parroco del villaggio di Aaung Tha Bye, ms. Helen responsabile AVSI e altri educatori. Ci accompagnano alla visita dell’hostel: a piano terra c’è il refettorio destinato ai ragazzi, la grande cucina dove sono sul fuoco enormi pentoloni, la sala da pranzo destinata agli educatori; al primo piano il dormitorio maschile (…ovvero una grande stanza vuota con il pavimento in legno, dove la sera i bambini, dopo aver steso la loro stuoia e la coperta, dormono per terra, senza un letto), infine, con soddisfazione, ci mostrano la biblioteca ed il dispensario realizzati con l’aiuto di Missione Birmania Onlus. Il tutto è molto semplice, in ogni caso decoroso, pulito ed in buone condizioni. Ci fanno notare come la biblioteca, al momento, non sia provvista di molti libri: con il tempo avremo comunque modo di arricchirla.

Il grande vecchio televisore presente nella stanza permette ai ragazzi di vedere un programma solo nella giornata di sabato pomeriggio od in occasioni speciali.

A questo punto i ragazzi sono già tutti pronti per cominciare lo spettacolo che hanno preparato appositamente per noi; per oltre un’ora e mezza, sotto un caldo sole, assistiamo ai loro canti, balli, e recite. La musica ed i loro canti faranno anche da sottofondo al pranzo che consumiamo in compagnia dell’arcivescovo Matthias, di Padre Peter, Padre Pietro, Padre Tarcisio e di tutti gli altri responsabili/educatori.

Noto che sono l’unica donna seduta al tavolo, le altre presentateci in precedenza sono tutte indaffarate a portarci quantità industriali di cibo! Terminato il pranzo, apriamo i trolley che l’amica Liza aveva recapitato per nostro conto, contenenti libri, dvd, giochi, dolci ma anche pacchi dono da parte di amici che hanno aderito al Sostegno a distanza di AVSI.

Essendo oggi l’Indipendence Day (il 4 gennaio 1948 per la Birmania fu la fine del colonialismo britannico con l’uscita dal Commonwealth, grazie a quanto fatto in precedenza dal general Aung San, padre del premio Nobel Aung San Suu Kyi) qualche bambino destinatario dei regali purtroppo è assente perché in gita con parenti; peccato, lasciamo i regali come sorpresa al loro rientro.

Regaliamo a tutti i bambini un quaderno ed una biro di quelli acquistati in precedenza al mercato. Per noi il tempo stringe, abbiamo la barca che ci attende per portarci all’hotel sul lago Inle. Con l’arcivescovo e Padre Peter saliamo al piano superiore per l’inaugurazione della biblioteca e del dispensario. Padre Peter, armato di martello, personalmente affigge le targhe che abbiamo portato, mentre l’arcivescovo benedice i locali. A questo punto non ci resta che dare un’occhiata all’allevamento di maiali. Ubicato ai margini dell’hostel è realizzato con recinti coperti in muratura e legno ed ospita 25 capi di razza nera di varie dimensioni.

Da ultimo, in una costruzione separata, visitiamo il dormitorio femminile, un grande stanzone questa volta si, dotato, almeno, di letti in legno, e la grande chiesa.

Purtroppo è giunta l’ora di andarcene; con un poco di tristezza salutiamo tutti con la promessa che, sicuramente, torneremo!

Circa venti minuti di auto separano l’hostel di Aaung Tha Bye dal molo di Nyangshwe; paghiamo al check point la tassa di ingresso al lago, contrattiamo con un’agenzia il prezzo per il trasferimento al nostro hotel che dista circa 45 minuti di barca; già che ci siamo, contrattiamo pure per l’escursione sul lago del giorno successivo, e per venirci a riprendere il giorno della partenza. così otteniamo un poco di sconto!

Arriviamo in hotel, composto da palafitte di legno in mezzo al lago, giusto in tempo per goderci un bel tramonto e poi. a dormire, oggi è stata una giornata davvero emozionante.

 

Stefania

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